(Dam's pov)
Febbraio 2029
Questo era ciò che succedeva il novanta per cento delle volte in cui litigavo con Vic: me ne pentivo subito. Ero stato un vero stronzo, uno stronzo di prima categoria. Non pensavo neanche mezza parola di quello che le avevo urlato in faccia.
L'unica cosa che riuscivo a fare quando ero arrabbiato, quando ero confuso, quando non sapevo nemmeno io che cosa provavo, era mandare a fanculo tutto e tutti, senza riflettere. E poi me ne pentivo, e avrei fatto di tutto per rimediare.
Io l'amavo come nessun altro in questo mondo, e non avrei mai permesso a nessuno di separarci, neppure a me stesso. Ero uscito di casa da neanche mezz'ora, e già mi mancava.
Avevo solo bisogno di stare un po' da solo, di raffreddare l'animo con il gelido vento invernale, poi sarei tornato subito da lei. Anzi, da loro.
Gliene avevo dette di tutti i colori. Le avevo gridato cose cattive, cose che anche io sarei riuscito difficilmente a perdonarmi mettendomi nei suoi panni. Ma io quelle cose non le avevo mai pensate per davvero.
Volevo quel bambino più di ogni altra cosa al mondo, l'amavo già più di qualunque altra cosa, proprio come amavo la sua mamma. E non vedevo l'ora di poterlo coccolare, accarezzare, stringerlo fra le braccia. Non vedevo l'ora di essere il suo papà. Un papà presente. Perché un padre non è solo quello che ti mette al mondo, ma è quello che c'è. Un padre è quello che non vede l'ora che impari ad usare il vasino, perché non sopporta più il fatto di dover cambiare i pannolini, ma che nonostante tutto si alza anche nel cuore della notte per ogni esigenza.
Non vedevo l'ora di farlo ridere, di vederlo ridere, e speravo prendesse il sorriso della sua mamma, quel sorriso che mi faceva morire e rinascere ogni volta.
Già mi immaginavo mentre gli insegnavo a camminare, o mentre lo prendevo sulle spalle. Immaginai di vederlo dormire sul divano, accanto a Victoria. E chissà se sarei rimasto ore a fissarli entrambi, le meraviglie più belle dell'Universo. Chissà se avrei dovuto portarlo a letto in braccio e rimboccargli le coperte come facevo ogni tanto con Vic.
E quando sarebbe poi cresciuto e diventato più grande, chissà se l'avrei aspettato sveglio fino a tardi, se l'avrei tartassato di telefonate o se invece sarei diventato un padre non troppo rompi scatole.
Magari sarebbe diventato un cantante come me, o un musicista come la sua mamma. O, forse, sarebbe diventato uno sportivo, uno scienziato, un astronauta. Poco importava. Sarebbe comunque stato tutto perfetto.
Era un po' come i pezzi di un puzzle. Tutti diversi, ma che si incastrano alla perfezione. E noi saremmo diventati quel puzzle perfetto, e niente e nessuno ci avrebbe mai separati.
Chiamai l'ascensore con il pulsante. Le porte si aprirono e comparve Vic dall'altra parte. Appena mi vide mi abbracciò e scoppiò a piangere.
Le accarezzai i capelli, presi il suo viso tra le mani e le asciugai le lacrime con i pollici.
«Sono stato un coglione, Vic. Non so nemmeno come ho fatto a dirti quelle cose. È che quando Thom mi ha chiamato, sono andato completamente nel panico. Non ho mai avuto così tanta paura in vita mia. So che è ancora un piccolo puntino dentro la tua pancia, ma gli voglio già tutto il bene del mondo.»
«Avrei potuto rovinare tutto.»
L'abbracciai di nuovo, tranquillizzandola.
«Tu sei la cosa migliore che mi sia mai capitata. Non potresti mai rovinare nulla. E se anche fosse, potresti fare tutto quello che vuoi, perché io sarei rovinato senza di te.»
STAI LEGGENDO
Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||
Romantiek«... ma è vero che abbiamo un rapporto molto intimo, siamo più che fratelli, più che amici, più che ogni cosa.» Damiano e Victoria. Victoria e Damiano. Nessuno sa quale verità si cela dietro quell'amicizia dannatamente perfetta. C'è chi ipotizza una...
