73. Chissà

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(Vic's pov)

Dicembre 2027

01:16

Chissà se stavi dormendo, o se pensavi a me, come io non ho mai smesso di pensare a te.

Dio, quanto avrei voluto essere lì, guardarti dormire beato, cullato dalle mie carezze.

Avrei dato tutto per vederti un'ultima volta, e sarebbe stata davvero l'ultima, te l'avrei giurato su me stessa.

Avrei fatto di tutto per vedere di nuovo il tuo sorriso dal vivo e non dovermelo immaginare.

Di giorno ero sempre stanca, ma la notte portava via il sonno e la mia testa annegava tra i ricordi. E rivivevo tutto quanto, nella mia mente. Tutto, anche i più piccoli particolari, quelli che potevano sembrare insignificanti, ma che per me erano fondamentali.

Mi mancavano i messaggi del buongiorno con cui mi svegliavo la mattina e mi mancava trovare i tuoi post-it in cui scrivevi dov'eri andato, a fare cosa e a che ora saresti tornato, o semplicemente un "ti amo". Li avevo conservati tutti.

Una volta ne avevo trovato uno tra il guardaroba nel mio camerino, mentre sceglievo che cosa mettere per il concerto di quella sera.

"Qualunque cosa indosserai, sarai sempre la più bella".

Quello fu l'unico giorno della mia vita in cui indossai degli abiti e non mi ricambiai altre quattro volte.

Ma non ero io ad essere la più bella. Erano i tuoi occhi a farmici sentire. Tu nascondevi una tempesta di fuoco dietro ai tuoi occhi. Eppure, ogni volta che mi guardavi, mi trasmettevi un senso di pace inspiegabile.

Mi passavi accanto, mi sfioravi, mi sorridevi, ed io pensavo: che cosa mi stai facendo?

E mi mancava da morire il tuo sorriso. Mi mancava il suono della tua risata, quando tu bevevi il caffè amaro e mi prendevi in giro perché io ci mettevo tre cucchiaini di zucchero.

E mancava anche a me ridere, perché tu solo sapevi come riuscire sempre a strapparmi una risata, anche nella peggiore delle giornate.

Mi mancava venire alle prove e divertirmi come una scema quando non ti ricordavi più il testo e improvvisavi parole inventate al momento. Ti impegnavi sempre per farmi sorridere, e ridevi soddisfatto se anch'io lo facevo.

E poi mi baciavi all'improvviso. Mi mancavano tutti i baci, tutti gli abbracci che mi hanno sempre fatta sentire al riparo da ogni tempesta. E mi mancavano i baci sulla fronte, quelli capaci di togliermi tutte le paure di dosso, di farmi scordare degli incubi avuti durante la notte.

Tu sei sempre stato diverso dal resto del mondo. E forse era proprio per questo che io mi fidavo ciecamente di te.

Conoscerti è stato forse il dono più prezioso.

Tu non hai mai avuto paura di dire un "ti voglio bene", di dare e chiedere abbracci. Anche nei momenti meno opportuni, se capivi che ce n'era bisogno, le tue braccia erano sempre pronte ad accogliermi.

La vita, al tuo fianco, non faceva così tanta paura. Non avevo paura delle persone, di sbagliare, di essere delusa, di subire critiche e giudizi ingiusti, perché la sola tua presenza mi faceva sentire di essere protetta.

E non mi sono mai vergognata dei miei sentimenti di fronte a te. Non mi imbarazzava emozionarmi per un tramonto, ma arrossivo ancora se mi facevi qualche complimento inaspettato.

Davanti ai tuoi occhi, io non ho mai avuto paura di essere me stessa. Non avevo bisogno di fingere sorrisi o nascondere le lacrime.

Tu mi hai vista cambiare acconciatura mille volte al giorno, mi hai vista nervosa quando non riuscivo a farmi piacere il mio riflesso allo specchio.

Una volta mi hai definita un meraviglioso disastro. Perché penso troppe cose insieme mentre ne faccio altre mille nello stesso istante e non riesco mai a stare ferma, e tu mi guardi con il sorriso sulle labbra aspettando che io finisca di spiegare ad alta voce i miei complessi mentali. Quando poi mi è sempre bastato un abbraccio, uno di quelli che ti cedono le gambe, ma che rimettono il cuore a posto.

Quella notte mi addormentai sognando un ricordo. Sotto il cielo stellato di Roma, i nostri passi rimbombavano nel vuoto silenzio della città.

Qualche macchina ci veniva incontro abbagliandoci gli occhi. La mia mano era stretta nella tua.

«Amò, damme 'n bacetto.»

«No, sei ubriaco», ti avevo urlato diverse volte.

Poi mi guardavi negli occhi e mi facevi morire.

«Ti amo», insistevi.

Eri ubriaco perso e la mattina dopo, quando ti svegliavi, non ricordavi più niente.

Mentre io ti amavo ancora.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora