Alec's pov 🌕
S
tava per perdere il controllo, aveva letteralmente minacciato una persona ed ero preoccupato per lei.
Camminava battendo i piedi contro l'asfalto, incapace di vederla torturandosi così decisi che era arrivato il momento di intervenire.
«Cleo, ei»
« lasciami stare, perché mi segui ovunque?»
« Fermati, ascoltami» la presi per le spalle e l' obbligai a guardarmi, alzai il suo mento con due dita e le sorrisi dolcemente.
« sediamoci al parco.»
«non perdiamo tempo in ste cazzate »
«sei proprio testarda..» la presi di peso, come se fosse un sacco di patate
«ma cosa fai, non abbiamo tredici anni Alexander! Mettimi giù »
raggiunsi la prima panchina in ferro che trovai una volta attraversato la strada e dopodiché la feci sedere e incominciai a parlare a raffica.
« io non ti lascerei mai stare, sono al tuo fianco.
Voglio che tu affronti tutta questa situazione con me, contando su di me e parlando di come ti senti.
stai perdendo il controllo di te stessa.
Ti conosci meglio di quanto tu creda, so che saresti capace di buttare giù il pianeta terra per salvare Magnus, ma non è il modo giusto.»
«non abbiamo tempo, andiamo» provó ad alzarsi ma la tirai giù.
« hai dato quindici minuti a Lorenzo, abbiamo quindici minuti di pausa anche noi.
Ricordi cosa mi hai detto quando mio fratello max stava per morire? »
« dovevi distrarti »
Non mi aveva detto proprio così ma l'avrei fatto andare bene.
« mi hai detto di andarmi a fare un giro che nel tuo gergo significa andare a farmi fottere»
«solo metaforicamente parlando!»
«okay, bene.. mi hai convinto, abbiamo questi quindici minuti e ho davvero voglia di prendere un gelato. Andiamo?» indicò un furgoncino non molto lontano da noi che vendeva gelati artigianali.
« e come posso non accontentarti?»
Si alzò dalla panchina e non mi aspettò neanche che subito camminò verso esso
« guarda quanto gusti alec» se quella era l'estensione della mia felicità, avrei voluto rimanere in quel quadretto per sempre.
Magari avremmo portato nostra figlia qualche anno.
« potremmo avere due coni con due gusti ciascuno?» la signora paffutella retro al bancone fede lo scontrino e al momento del pagamento allungai una banconota dal mio portafoglio
«che gusti vuoi?»
«non lo so, sembrano tutti buonissimi.. pistacchio e nocciola! Nono, voglio.. crema e cioccolato! No,troppo banale.. c'è anche il cocco mamma mia.. sono così indecisa»
«un cono pistacchio e nocciola» deciso per lei, ma per il semplice fatto che ormai conoscevo i suoi gusti a memoria.
«e per me cocco e cioccolato »
«ma a te non piace il cocco» mi fede notare Cleo prendendo il suo cono.
«lo so» avrei mangiato soltanto il cioccolato, ero a conoscenza di quanto le piacesse il cocco.
« penso sia la dimostrazione d'amore più bella che qualcuno mi potesse fare» mi sorrise mentre ci sedemmo alla stessa panchina di prima.
Io l'amavo da sempre, non c'era mai un momento in cui dubitavo dei miei sentimenti.
« vieni a cena con me domani sera.» la buttai lì senza pensarci..
«non siamo ancora usciti insieme da quando sei qui, vorrei che le cose funzionassero fra noi.»
« accetto il tuo invito, finiremo a mangiare hamburger su un marciapiede come il nostro primo appuntamento?
«vestiti elegante questa volta » pe feci un occhiolino sorridendo passandole il mio cono con ormai soltanto la pallina di cocco quasi sciolta.
« Alexander Gideon Lightwood.. così mi sorprendi»
«stavo pensando al nome da dare a nostra figlia » avevo passato ore a scegliere il nome perfetto, quello che mi piaceva di più e che sarebbe piaciuto anche a lei.
« spero che siano più belli dei precedenti »
« Amelia.
Voglio chiamare nostra figlia con il nome della tua» il silenzio che susseguì dopo non era affatto un buon segno.
La sua bocca si spalancò, gli occhi sbarrati per la sorpresa e le parole incomprese che tentò di comporre in una frase logica.
«Oh Alec..»
« So quanto è importante per te, quanto ti manca.. mi piace come nome, volevo onorare tua madre così.
Però se a te- »
Mi lasciò senza parole che fece aderire le nostre labbra senza alcuna esitazione.
Le nostre bocche si fusero in un intreccio profondo, le lingue danzando con una fame crescente.
Le mie mani scivolarono lungo la curva della sua schiena, attirandola ancora più vicino, mentre lei si aggrappava a me, sentendo il battito accelerato dei nostri cuori.
Le sue dita affusolate esplorarono con dolcezza la linea del mio collo, scendendo lungo il petto, mentre il bacio diventava sempre più intenso, quasi disperato.
I sospiri riempivano l'aria, mescolandosi al ritmo irregolare del respiro.
« Dovremmo andarci piano, ci sono i bambini che giocano a qualche metro più avanti..»
« ma che si fottano..»
« fra qualche anno potremmo vedere noi una coppia ventenne baciarsi difronte ai nostri figli..»
« non siamo genitori modello..» ridacchiò.
« cosa ne pensi del nome? È stata una scelta affrettata?»
« È perfetto Alec.» mi lasciò un bacio a fior di labbra.
« grazie per farmi tornare la luce ogni volta che l'oscurità mi risucchia »
«tutto per te.»
«Nostra figlia si chiamerà come la sua nonna..»
«Io non ti merito, come hai fatto ad innamorarti del casino che sono?» mi chiese e accarezzai il suo viso con il dorso della mano.
«Perché tu meriti la pace e la serenità che trovi in me, insieme siamo bilanciati perfettamente.
Non hai idea di quanto io ti amo Cleo Oliveira e di quanto amerò la piccola Amelia.»
« non voglio stare lontano da te un secondo di più.»
« Non permetterò che questo accada, non ti lascerò mai andare.
Amelia non meritava di essere figlia unica, presto sarebbero arrivati dei fratellini con cui poteva passare il suo tempo a giocare
L'idea che oscillò nella mia testa era rischiosa ma ero talmente tanto sicuro che volevo correre da mia madre e parlarle subito.
Era stata via sei mesi, ma per me ormai eravamo uniti più che mai.
Avrei voluto crescere e invecchiare con lei, avrei voluto che Cleo fosse l'amore della mia vita e che insieme avremmo conosciuto i nostri nipotini.
Era come se tutte le nostre divergenze fossero cessate con la sua partenza, ed eravamo pronti per un altro capitolo della nostra vita.
STAI LEGGENDO
Damnatus Angelus
Hayran KurguCleo non era una ragazza come le altre adolescenti di Lisbona, non rientrava nella categoria "sempliciotte" ma era ben altro. complicata e dannatamente bella come un'angelo caduto, la vita le era stata ingiusta e bramava vendetta. Alle luci dell'alb...
