Chapter 113

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Cleo's pov🌑

Quella mattina di lavoro andai nei sotterranei con Clary, Jace e Alec erano già lì che si aspettavano da venti minuti abbondanti.
Prendemmo l'ascensore e arrivammo al piano, quando le porte si aprirono e il mio viso si intercettò  con Jonathan mi mancò il fiato.
Anche lui mi guardava, ma il mondo in cui era rinchiuso mi faceva rabbrividire.

Mi bloccai, i miei piedi non riuscirono a spostarsi in avanti
«tu non avevi mai visto Jonathan nella sua forma umana..»

Non l'avevo mai visto, no.
Il suo corpo era legato a delle catene, il suo viso era parzialmente coperto da una maschera, non riuscivo a guardarlo come avrei voluto.

Mi feci coraggio e raggiunsi i due parabatai senza spostare lo sguardo altrove.

« ha detto qualcosa ?» chiese Clary.

Alec mi strinse la mano, aveva già capito tutto non aveva bisogno che io parlassi.

«no.
gli abbiamo chiesto della spada stella del Mattino, ma non vuole parlare con nessuno..» sospese la frase jace

«tranne che con sua sorella» finii per lui.
Ma non ero io la sorella con cui voleva parlare.

«fatemi entrare.»

« Clary se ti avvicini a lui non farai che aumentare il potere che esercita su di te »

«Jace..finché ci sei tu, andrà tutto bene»

« allora non mi muovo da qui..»

«  abbastanza intima come cosa..» commentò alec.

Occhi contro occhi Jonathan.
Sguardi che si parlavano.

Clary entrò e si avvicinò con cautela.

« Tranquilla, non mordo»
la sua voce era dura e carica di odio.

« dov'è la spada?»

« mi sei mancata anche tu»

« taglia corto, sappiamo che può aprire un varco per Edom.
per questo la vuoi ?vuoi liberare i demoni? »

« È un cimelio di famiglia, deve essere fra le nostre mani !»

E spostò lo sguardo verso la vetrata.
«vedo che il tuo ragazzo non ti toglie gli occhi da dosso.. è dispiaciuto perché ti ha abbandonata sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio?»

«  Non sono qui per chiacchierare, se non rispondi alle domande abbiamo finito.
divertiti alla guardia»

«  ti dirò tutto quello che vuoi sapere, ma solo se resti un altro po'
Oggi finalmente, riunione di famiglia» e lanciò uno sguardo.

«  ti ascolto»

«non  sapevo neanche che esistessi Clary.
Sapevo solo di Cleo perché me la ricordavo e sapevo anche di Jace, ma non di te.
Lilith mi parlò di un terzo figlio di Valentine, fu la prima volta che udii il tuo nome Clarissa Morgensterner, musica per le mie orecchie..
iniziavo a provare qualcosa che non avevo mai provato.. la speranza »

« questo non c'entra niente con al spada. »

«C'entra invece!
avevo capito che finalmente c'era qualcuno che poteva lottare con me, non contro di me! ma con me! Avevo perso la mia sorella maggiore e sapevo che non sarebbe più tornata da me e allo provai con te,  io faccio tutto questo per te! voglio la spalla stella del mattino per te, per noi» Clary gli fece indossare nuovamente la maschera e fu pronta per uscire dalla cella.

Il mio cuore si smosse in una morsa di malinconia e senso di colpa per il passato.
Le emozioni presero il sopravvento e mi feci coraggio.

«io entro là dentro » dissi con voce ferma.

«sei impazzita, stai scherzando spero» domandò Alec ma non poteva convincermi del contrario.
«stai mettendo in pericolo nostra figlia.»

«nostra figlia è al sicuro, fidati»
«non avevo mai visto il suo vero volto, sono passati quindici anni dall'ultima volta che lo vidi, i capelli sono quelli, non è cambiato di molto..» biascicai a fatica, provavo una marea di emozioni per un pezzo di merda che voleva distruggere l'intero pianeta.

«Non può farmi del male, non lo farebbe mai.»

«Dubito di questo.»

« Voi non avete conosciuto il bambino dai capelli rossi più gentile del mondo.
Voi avete conosciuto soltanto il demone, solo il mostro pieno  di odio.»

Feci un lungo respiro e quando Alec fu sicuro di lasciarmi andare, entrai anche io e Clary restò con me.

Mi avvicinai lentamente a lui, faccia a faccia, allungai le mani verso la maschera di colore nero che indossava e la slacciai mentre i suoi occhi mi pugnalavano persino l'anima.

I suoi occhi da demone si colorarono come pozze nere d'inchiostro e di conseguenza trasformai le mie pupille azzurre a due buchi senza fondo.

«Jonathan..» biascicai a fil di voce mentre le mie mani accarezzavano il suo viso..
si abbandonò totalmente alle mie dolci carezze.

« La sorella maggiore è tornata dalla sua vacanza e con una sorpresa a quanto pare..» indicò con il capo il mio pancione.

« sono passati quindici anni..»

« Questa volta a nascondino ti sei nascosta davvero molto bene..» giuravo di aver visto un piccolo accenno di sorriso tenero che scomparve dopo pochissimi instanti.

Sapevo benissimo a cosa si riferiva:
Era nostra abitudine giocare a nascondino, un gioco da bambini dove uno contava fino a cento e l'altro si nascondeva e io ero davvero una frana! Jonathan mi trovava a tempo record,  ma ero anche io che sceglievo sempre i posti più scontati e banali, ma avevo solo cinque anni!
L'ultima volta che ci vedemmo era proprio mentre giocammo..
Lui contava e mi nascosti dietro ad una statua che era nel giardino dell'abitazione in cui vivemmo, mia madre venne e mi prese per mano, mi intimò di fare silenzio o jonathan mi avrebbe trovata subito anche quella volta, mi portò fuori dalla maestosa villa varcando persino il cancello di protezione e da quel momento in poi non vidi più mio fratello, mi fu strappato via.

«Tana per Cleo»

Tirai un sorriso malinconico, era l'unico ricordo ancora vivido nella mia mente.

«Mi hai finalmente trovata..»  percepivo le lacrime che lottavano per uscire dai miei occhi, mi voltai di spalle con uno scatto e lasciai la cella

«Portami via di qui, ti prego.» dissi ad Alec che con dolcezza mi  circondò le spalle con un braccio e andammo via.

Era davvero troppo da sopportare,
I ricordi erano troppi e non riuscivo a gestirli..
Da piccoli non era solo un fratello, era l'unico bambino che voleva giocare con me.

E per me sarebbe rimasto il piccolo Jonathan.

Damnatus AngelusDove le storie prendono vita. Scoprilo ora