CHAPTER 2

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capitolo

2

<< la risposta esatta è: si, Harry >> Lo disse con sorriso sottile che non toccò gli occhi. << farò tutto ciò che mi chiederai >>

<< non avvicinarti >> sibilai. Mi accorsi già di avere la schiena contro il muro.

Lui inclinò appena la testa, come se stesse misurando la distanza tra noi. << Continui a confondere collaborazione con resa. >> Estrasse una sigaretta, la appoggiò alle labbra, poi si fermò un istante e la rimise nel pacchetto. << E non mi piace questo gioco >>

<< a me meno >>

<< Perfetto. Allora facciamo così: poche parole, regole chiare. >>

Si passò una mano tra i capelli biondo cenere - mossi, indocili - e mi guardò davvero, per la prima volta. Il blu dei suoi occhi non era limpido: era blu di una crepa. Di qualcosa di rotto e ricomposto.

<< Regola numero uno >> continuò, con calma gelida. << qui non menti. Regola numero due: non scappi. Regola numero tre: respira. Il resto lo vedremo >>

<< non sono un animale da addomesticare >>

<< E io non ho tempo per educare un animale >> replicò piano. << Funziona in entrambi i sensi. >>

Avrei voluto ribattere, ma il cuore mi batteva troppo forte. Lui stette a guardarmi in silenzio, come se contasse i miei respiri.

<< cos'hai sotto quella tunica? >> chiese infine, indicando il tessuto rosso da diplomanda che ancora indossavo. Non c'era malizia nella voce, solo un controllo fastidioso.

<< i miei vestiti >> risposi duramente.

Un lampò d'impazienza gli attraversò lo sguardo. << ma non mi dire >> mi schernì e si voltò, sparendo per un attimo nella stanza accanto. Tornò con una busta e me la porse senza toccarmi. << Indossa questa >>

Dentro c'erano una camicia bianca, una gonna nera semplice e un grembiule di servizio, niente di umiliante. Sospirai senza volerlo.

<< Niente costumi da film a luci rosse >> disse leggendomi il pensiero. << Mio padre ha il gusto del teatro. Io preferisco altro >>

Le sue parole cozzavano con tutto quello che sapevo - o credevo di sapere - su di lui. Eppure, in quel momento, scelsero di suonare vere.

<< mi sentirei comunque a disagio >>

<< Anch'io. >> fece neutro. << Ma finche sei qui: lavora e respira. Il resto - >> un cenno con la mano. << - lo decidiamo strada facendo >>

Si mosse verso le scale. Io rimasi un secondo immobile, stupita dal fatto che il panico mi stesse lasciando il posto a una lucidità fredda.

<< Dove stai andando? >> chiesi.

<< A vedere la tua stanza. >>

Mi afferrò per un braccio? no. Si limitò ad avanzare e io - senza capire se fosse per scelta o per istinto - gli andai dietro.

Il corridoio era lungo, la casa troppo silenziosa. Il suono dei nostri passi sulla pietra si mangiava ogni altra cosa. Le pareti bianche riflettevano una luce grigia che veniva da chissà dove. Sentivo addosso il ronzio di telecamere che non vedevo.

Lui camminava con le mani nelle tasche, la camicia sbottonata, il profilo tagliato da un'ombra. Una bellezza storta, messa lì non per piacere ma per inquietare. Pensai che, se lo avessi incontrato per strada, mi sarei girata dall'altra parte. O forse no. Forse gli avrei rivolto lo sguardo che si riserva alle cose pericolose: breve, rapido, sufficiente a capire dove non mettere il piede.

Mr. WhiteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora