CHAPTER 3

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Mi specchiai nell'acqua del lavabo. Il mio riflesso si perdeva in mezzo alle bolle di sapone, tremolante a causa del brusco movimento delle mie mani. 

Ero furiosa, spaventata. 

Fino a poche ora fa ero soltanto una ragazza normale, nel giorno del suo diploma. 

Come sono giunta a questo? 

Mi rifiutavo di credere che la mia vita da ora in poi, si potesse ridurre a .. questo. 

Confinata in una villa con un sadico. 

Non credevo nemmeno ad una singola parola. Mi avrebbe fatto del male, mi avrebbe toccata. 

Asciugai violentemente i piatti e i bicchieri e immaginai di stringere le mani intorno al suo collo. Immaginai di spaccargli in testa il bicchiere che stringevo con troppa foga tra le mie dita. 

E in rapida precedenza pensai a lei, a mia madre. Era lei la causa di tutto. 

Non l'avevo mai vista in vita mia, eppure l'odio iniziò ad insinuarsi dentro di me. Viscerale e incontrollato. 

Come aveva potuto farmi questo? 

Vendermi, darmi in '' regalo '' solo per aver salva la vita di lei e del suo squallido amante, mio padre. 

Figlia di una prostituta, un pegno in dono per la sua indulgenza. 

I miei occhi si scurirono e senza rendermene conto lanciai con foga il bicchiere di vetro contro il pavimento. 

Un urlo mi squarciò la gola e miei pensieri andarono ad Harry, mi avrà sentita di certo. 

Al diavolo, dovevo pensare, trovare una soluzione. 

Mi rannicchiai a terra e iniziai a raccogliere i pezzi rotti. 

Etta mi stava aspettando per cena, sono passate delle ore ormai. Sarà preoccupata e mi starà sicuramente cercando. 

E anche se avesse trovato il modo di risolvere la situazione, di certo non poteva farlo con ogni mia conoscenza. 

I miei pensieri andarono anche alle mie amiche. Ci vediamo regolarmente e sicuramente mi scriveranno in questi giorni e se non mi vedranno rispondere, anche loro si preoccuperanno. 

Tirai su con il naso e una flebile speranza cominciò a scaldarmi il petto. 

Un rapimento non passa inosservato, anche se sei un membro della White Enterprises. 

Mi cercheranno e denunceranno la mia scomparsa, ne sono certa. 

Il mio sguardo scattò verso l'alto, alla ricerca delle fantomatiche telecamere di cui Harry mi aveva parlato. 

I suoi uomini hanno già visto quello che è successo qui? verranno a controllarmi?

E di nuovo l'angoscia scacciò la speranza che avevo appena trovato. 

Quello che sapevo e che avevo capito è che per me, nulla sarebbe stato facile da ora in poi. 

Ero un topo da laboratorio chiuso dentro una teca e dovevo solo sperare che qualcuno facesse irruzione per liberarmi. 

Dovevo attendere in questa tenuta immersa nel nulla e nel mentre cercare di sopravvivere. 

Violenti singhiozzi scossero il mio petto e iniziai a piangere rumorosamente. 

Poggiai la testa contro le mie ginocchia e le strinsi forte a me, chiudendomi nella mia bolla. 

L'adrenalina provata fino a pochi minuti fa stava lasciando spazio ad una dura realtà: ero sola. 

Mr. WhiteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora