CHAPTER 23

81.5K 1.6K 74
                                        

23


Mi coprii il viso con mani tremolanti e mugolai qualcosa di incomprensibile. Ero seduta da più di un'ora nel mio stupido letto, da quando John aveva lasciato la casa con rabbia.
Continuai a chiedermi cosa ne sarebbe stato di me. Dopo l'accesa lite fra Harry e suo padre, ero preoccupata. John White non sembrava il tipo da farsi mettere i piedi in testa.
Mi domandavo solo come si sarebbe comportato Harry in tal proposito. Riuscivo ancora a sentire le sue parole che mi facevano da eco dentro la testa.
Non avevo ascoltato per intero la loro conversazione, ma ciò che mi era chiaro è che avevo colto l'essenziale.
" Hai deciso il destino di entrambi "
L'uomo che inveiva di sotto contro suo padre, sapeva, riconosceva, di starmi danneggiando.
John mi aveva definita una " ragazzina inutile " un oggetto sacrificabile. Ma per Harry non era così, il fatto che l'avesse cacciato di casa, era una conferma chiara.
E tornai a sentirmi confusa, smarrita. Non voleva che mi toccasse, che nessuno dei presenti alla festa, mi sfiorasse.
Ma restava da chiedersi quale era il reale motivo: una sfida verso suo padre, empatia nei miei confronti, opporre possessione?
E se realmente Harry White, intendeva proteggermi, allora eravamo due detenuti che condividevano la stessa cella.

E poi c'era il Carillon. Un oggetto così innocuo, innocente, che faceva da contrasto in mezzo a tutta l'oscurità che regnava sovrana nella villa White.
Lasciato fuori dalla stanza di Harry, come un avvertimento.
Come se l'uomo misterioso volesse dirmi: so dov'è lui e so dove sei tu.
E quella consapevolezza m'inquietava e m'incuriosiva allo stesso tempo.

" Un piccolo dono, per la Bella intrappolata con la Bestia "

Ripesi il foglio sotto il cuscino, per studiarlo ossessivamente, ancora e ancora.

" Non sono io il tuo cavaliere scintillante "

Questo mi fece capire, che non potevo fidarmi del tutto.

" Ma sono qualcuno che ti vuole aiutare "

Ma nemmeno escludere la possibilità.

Strinsi il biglietto in un pugno e sospirai.

Dove stava la fregatura?
Chi era che voleva aiutarmi?

<< Salvezza o trappola? >> dissi al vuoto.
Per il momento, avrei costudito quel segreto.

Mi massaggiai le tempie, sentendomi esausta. Avevo bisogno di riposare e schiarirmi le idee e un buon sonno ristoratore avrebbe giovato al mio cervello.

Indossai la camicia da notte e pensai al casino di sotto, l'indomani mi sarebbe aspettato un duro lavoro.
Sbuffai rumorosamente e mi distesi nel letto.  Osservando con occhi disattenti il soffitto colorato.

Ma prima ancora che le mie palpebre potessero finalmente chiudersi, sentii il suono di una melodia. Piena di malinconia. Proveniva dal piano di sotto e lo strumento in questione era una chitarra classica.
Con passi stanchi, cercai di seguire quel suono, ipnotizzata da quella meraviglia. Scesi le scale lentamente e la luce forte del salotto, mi fece lacrimare. I miei occhi si erano già abituati al buio. Trattenni il respiro quando lo vidi a pochi metri di distanza. I capelli disordinati, le labbra gonfie e l'espressione concentrata. Era lui a suonare la chitarra.
Non c'era nessun giradischi e nessuna radio.

Accanto a lui vi era una bottiglia di Rum mezza vuota. Non sembrava nemmeno lui, sembrava un altro Harry. Le sue dita tremarono mentre toccava le corde, forse era per quello che una nota risuonava stonata alle mie orecchie. Ma quella nota continuava a ripetersi, e io non riuscii a capire se era voluto o era l'alcol a renderlo poco lesto con i movimenti.

Ma più m'immergevo nel brano, più quella nota distorta, iniziava ad avere un senso, una bellezza unica.
E avvertii la tristezza farsi largo dentro di me, in maniera dolce, quasi poetica.
Mi ritrovai a chiudere gli occhi, per impedire alle lacrime di scendere sul viso.

Mr. WhiteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora