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In macchina, Harry non mi aveva rivolto parola. Le sue sopracciglia erano costantemente aggrottate, per rabbia. Ma un leggero tremolio fisico lo attraversava ancora << io....volevo ringraziarti per avermi salvata >> mi voltai per vedere una sua piccola reazione, che purtroppo non arrivò.
Il rumore dello sparo continuava a rimbombarmi nelle orecchie. Ogni tanto guardavo il finestrino: il mio riflesso sembrava quello di un'altra persona, una che aveva dimenticato come si respira. Solo il motore e il battito del mio cuore che non voleva saperne di calmarsi.
Provai ad aprire la bocca, ma mi accorsi di non sapere più da dove cominciare.
<< Hai sparato >>
Le parole mi uscirono come un sussurro. Non era un'accusa, era incredulità.
Lui serrò la mascella, lo sguardo fisso sulla strada, le nocche sbiancate sul volante.
<< Non dovevo >> mormorò appena << ma non avrei permesso che ti toccasse >>
La sua voce era roca, impastata di vergogna.
Chiusi gli occhi per un istante, e per la prima volta non seppi più se temerlo o essergli grata.
<< Sei una stupida, lo sai non è vero? >> mi rimproverò con tono severo ed io chiusi gli occhi, stanca.
<< Neanche a me ha fatto piacere essere in quella situazione. Sai non vedevo proprio l'ora che arrivasse quel bastardo per portarmi via. Si Harry e non vedevo l'ora che giocasse con me come se fossi un premio da vincere durante una fiera di paese! E non vedevo l'ora di essere rapita per la seconda volta, in una settimana! >> urlai furente.
<< Dannazione! Saresti dovuta restare accanto a me! ci mancava poco che la festa venisse rovinata a causa di quell'idiota di Ridge >>
<< Stavo cercando aiuto! >> gli rinfacciai il motivo della mia fuga. Iniziò a ridere, ma non per divertimento.
<< Non prendermi in giro Turner >> il suo tono di scherno mi ricordò Etta, la signora della mia casa famiglia.
<< Smettila, non ti sopporto! >> ero esasperata e desideravo uscire a tutti i costi da quella macchina.
«Io parlo quanto voglio!»
Le mani mi tremavano così forte che le unghie si piantarono nei palmi, scavando piccoli solchi di dolore. Era l'unico modo che avevo per restare lucida.
La villa ci accolse come un segreto scomodo. Appena l'auto si fermò, aprii la portiera di scatto e scesi, lo sportello sbatté alle mie spalle come un colpo secco. Ogni passo verso l'ingresso era una fuga — ma le sue parole mi raggiunsero comunque, taglienti come lame.
Non feci in tempo a voltarmi. La sua mano mi afferrò, spingendomi contro la porta con un colpo che fece tremare l'aria. Il legno freddo mi attraversò la schiena.
«Stai esaurendo la mia pazienza, Turner,» mormorò, la voce bassa e controllata, pericolosamente calma.
Le sue dita si chiusero attorno ai miei polsi, forti, decise. Non fece male, non davvero — ma sapevo che avrebbe potuto, se solo avesse voluto.
«Hai idea di quanto poco mi costi perdere il controllo?»
Avrei voluto ridergli in faccia, rispondergli con la stessa ferocia che mi bruciava dentro.
«Non mi fai paura » sibilai.
Menomale che non poteva sentire quanto mi tremava il respiro.
Harry piegò leggermente la testa, come se le mie parole lo divertissero. Quel mezzo sorriso, quel lampo scuro nei suoi occhi... avevano qualcosa di magnetico. Pericoloso.
Mi stava studiando. Non come un uomo guarda una donna, ma come un predatore osserva una preda che non sa ancora se uccidere o risparmiare.
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Mr. White
Romance> gli chiesi arrabbiata, i suoi occhi verdi mi guardarono con malizia. > anche se l'odiavo con tutta me stessa il mio corpo non poteva di certo essere d'accordo con la mia mente, ad ogni sua parola accattivante rispondeva > dissi perplessa, picchiet...
