12
<< Sei tornato >> annuì verso di me. Victoria si mosse nel letto accanto a me. Aveva il respiro corto e la fronte imperlata di sudore. Mio padre mi guardò con calma, sbattendo una sigaretta contro il dorso della mano come se stesse scandendo un rituale.
Scrutava ogni dettaglio della stanza. Il suo sguardo si muoveva lento, calcolatore, come se cercasse un indizio, un peccato, una debolezza da usare.
Deglutii, raddrizzandomi contro la spalliera del letto. Non avevo niente da nascondere.
<< Non siamo più in lite, quindi? >> sollevai lo sguardo verso di lui, confuso. Mio padre spostò la sua attenzione alla persona che si trovava dall'altro lato del mio letto: Victoria. Era sveglia, gli occhi grigi pieni di allerta, e io non avevo l'aria di chi voleva distanze.
Il sorriso che si dipinse sulle sue labbra fu velenoso.
<< Non sembri così contrariato adesso. >>
Inclinò il capo, gli occhi erano su di lei.
<< Eva ha morso la mela, finalmente >> la mora al mio fianco, sussultò. Aveva capito perfettamente cosa intendesse: il frutto proibito ... e ciò che lui credeva fosse avvenuto.
Non c'era stato alcun morso. Io non ero Eva.
Strinsi la mascella, tirando su le coperte istintivamente, quasi a proteggerla dal suo sguardo. C'era aria gelida in quella stanza, e non era colpa del mio termostato.
Mio padre si accese la sigaretta con un gesto lento, elegante, maledettamente teatrale.
Si accostò un po' di più, inspirò la sua sigaretta e la guardò come si osserva una reliquia perduta.
<< Sei identica a tua madre >> fece una pausa.
<< Fatta eccezione per gli occhi >>
Strinse le mani in due pugni appena sentì nominarla.
<< Da quanto sei qui? >> insistetti, tagliando corto.
<< Chi sei? >> la sua voce non dava segni di debolezza. E mi sorprese.
<< Non si capisce? >> domandò rivolto a lei.
<< Non noti una certa somiglianza con il giovanotto tra me è il giovanotto con cui condividi il letto? >>
Victoria passò lo sguardo da lui a me. Cercando la verità. E poi la vide e impallidì.
<< Non sai per quanto tempo vi ho cercate, te e tua madre >> le sue parole caddero come pietre fredde. E il suo sorriso s'infranse nel mio stomaco. Victoria sembrò spegnersi per un attimo. Poi si riaccese. Cupa, rabbiosa.
Mi alzai dal letto alterato dalla sua improvvisa apparizione. Victoria rimase ancora sotto le mie coperte, stringendole.
<< Avresti potuto avvisarmi del tuo arrivo >> ringhiai.
<< Sono tuo padre, Harry >> spiegò, usando quella voce. La voce che da piccolo mi terrorizzava. Mi vestii in fretta, desiderando solo che uscisse da quella stanza. Il modo in cui guardava Victoria era disgustoso.
<< La tua succosa mela ci accompagna a fare colazione? >> aggiunse, fissandola con una lentezza nauseante.
<<No!>> risposi io per lei, alzando di poco la voce. Secco. Definitivo.
Lui alzò un sopracciglio, divertito.
<< Aspettami di sotto >>
Gli indicai la porta, la spalancai con troppa forza. Prima di uscire si voltò verso Victoria.
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Mr. White
Storie d'amore> gli chiesi arrabbiata, i suoi occhi verdi mi guardarono con malizia. > anche se l'odiavo con tutta me stessa il mio corpo non poteva di certo essere d'accordo con la mia mente, ad ogni sua parola accattivante rispondeva > dissi perplessa, picchiet...
