15
Il giorno dopo, le cose precipitarono in fretta. E in peggio.
Harry comparve sulla soglia della mia stanza con uno sguardo ombroso e un bicchiere d'acqua in mano.
«Bevilo. Dentro c'è la Tachipirina.»
Mi mossi a disagio sul letto, stringendo le coperte.
«Perché?» chiesi, diffidente.
«Perché ho bisogno che tu recuperi le forze entro stasera. Devo portarti con me al bordello.»
Il panico mi travolse.
«Perché?» ripetei, più forte. Gli occhi sgranati.
«Bevilo.» Indicò il bicchiere che mi tremava fra le mani, poi uscì, chiudendo la porta alle sue spalle.
L'acqua sapeva di amaro e di resa. Mandai giù il liquido a piccoli sorsi, sentendo lo stomaco ribellarsi.
Qualche ora dopo, tornò a bussare.
Harry guidava con furia, le nocche bianche sul volante.
«Mi spieghi perché mi stai portando lì?» tossii, la voce roca.
«Perché mi servi.» La risposta fu fredda, secca.
Lo guardai, accigliata. "Mi servi". Come se fossi un coltello o un bicchiere. Un oggetto da usare e riporre.
«E in cosa ti servo?» domandai, l'irritazione che mi saliva in gola.
«Risponderti è del tutto inutile. Tanto lo scoprirai presto.»
Sentii qualcosa spezzarsi dentro di me. Ero stanca dei suoi segreti, dei suoi umori che cambiavano come il vento.
«Si può sapere cosa ti ho fatto?» mormorai, con gli occhi lucidi. «Sei lunatico per caso?»
«Sempre in vena di parlare, Turner.» Strinse le labbra.
«Ah. Ora sono di nuovo Turner.» ghignai, amara.
L'auto si fermò di colpo.
«Siamo arrivati. Scendi.» ordinò, senza degnarmi di uno sguardo.
Lo sportello si aprì. L'aria mi colpì in pieno viso. Avrei voluto restare in macchina e sparire, ma lui si avvicinò e mi afferrò per un braccio.
«Andiamo.» La stretta era forte, rabbiosa.
«Così mi fai male!» urlai, cercando di divincolarmi. Il suo tocco era veleno, dopo tutto quello che era successo.
Spalancò la porta del bordello e mi spinse dentro, senza la minima cura. Le pareti rosse, l'odore di alcol e profumo dolciastro, i tendaggi pesanti: sembrava la versione decadente di un Moulin Rouge malato.
Le donne all'interno iniziarono a fissarmi, curiose. Fra loro, c'era anche lei. La bionda. Ashley. I suoi occhi azzurri si posarono sul mio viso contratto, e il lampo di soddisfazione che vi lessi mi fece salire la nausea.
«Chi è la tua amica, Harry?» chiese una ragazza dai capelli rossi, un piercing alla lingua che scintillava alla luce calda.
«Non ho tempo per le chiacchiere.» tagliò corto. Si diresse verso l'open bar e si versò da bere. Mi costrinse a seguirlo, trascinandomi dietro di sé.
«Cosa vuoi da me?» chiesi, esausta.
Prima che potesse rispondere, si voltò verso l'ingresso.
«Terence, sei qui» mormorò.
Il biondo stava entrando proprio in quel momento.
«Ridge sta per arrivare.» informò lui.
Mi si gelò il sangue nelle vene solo a sentirne il nome.
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Mr. White
Romance> gli chiesi arrabbiata, i suoi occhi verdi mi guardarono con malizia. > anche se l'odiavo con tutta me stessa il mio corpo non poteva di certo essere d'accordo con la mia mente, ad ogni sua parola accattivante rispondeva > dissi perplessa, picchiet...
