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HARRY'S POV
La sentii piangere per tutto il pomeriggio senza mai fermarsi. I suoi singhiozzi erano così rumorosi da trapassare i muri. Avevo provato a bussare alla sua porta nel pomeriggio, con una tazza fumante di tè in mano. Ma quando la sentii imprecare contro di me, sorrisi e tornai indietro. Me lo meritavo. Ogni parola. Forse anche di più.
Dopo ore, però, mi era salito un gran mal di testa. Non era stanca? Piangere per tanto tempo ti sfinisce, alla fine.
Mi accesi una sigaretta e pensai a quanto fosse fragile, non avrebbe retto un'altra settimana qui con me, figuriamoci per un tempo indefinito.
Al diavolo gli ordini di mio padre. Non avrei mai voluto trovarmi in questo casino, non avrei mai voluto questa vita e non avrei mai voluto che lei arrivasse in casa mia. Non m'importava affatto dello stupido patto fra lui e sua madre. Eppure, ogni volta che pronunciavo mentalmente quel nome - Lisa - qualcosa mi si attorcigliava dentro. Picchiettai nervosamente il piede al suolo e sospirai pesantemente.
<< Fanculo >> mormorai, osservando la nuvola di fumo dissolversi nell'aria. Ormai era giunta la sera ed io continuavo ad aspettare impazientemente che Victoria finisse di prepararsi. Spensi il restante di quella sigaretta e attesi ancora, sollevai gli occhi e sbuffai piano. Quando il telefono vibrò nella tasca, lo tirai fuori di scatto. Era Bill.
<< che c'è stavolta? Roger non è riuscito a procurarsi da mangiare, come lo scorso mese? Vi avevo detto di essere pronti per ogni evenienza >>
<< Non è quello, Harry >> rispose agitato. << Ha chiamato la tipa della casa famiglia. E' la decima volta in due giorni. Ha mandato un messaggio poco fa: dice che è pronta a chiamare la polizia >> mi massaggiai la fronte, serrando la mascella.
<< Distruggi il suo telefono. Fai in modo che non rintraccino nulla. Al resto ci penso io.>> Quella piantagrane aveva compreso bene, dato la natura della nostra precedente conversazione, che ero la sua gallina dalle uova d'oro. Dopo tutto l'azienda dei White era piuttosto famosa a New York. Voleva fare il suo gioco per spillarmi altri soldi. Un rumore di tacchi sul pavimento ruppe la mia concentrazione circondata da nuove complicazioni.
<< scommetto che saremo gli ultimi ad arrivare >> commentai un un velo di fastidio. Lei abbassò la testa verso le sue scarpe, potevo notare benissimo i suoi occhi gonfi di pianto.
<< allora sarà meglio andare >> rispose secca. Impetuosa, come sempre. Il botta e risposta fra noi era diventato inevitabile.
VICTORIA'S POV
Eravamo in macchina da quasi un'ora. Fuori era buio pesto, e dentro regnava un silenzio che era insieme imbarazzante e rassicurante. Io ed Harry ancora non ci eravamo parlati.
<< Quanto manca? >> chiesi per rompere l'aria pesante. Mi rivolse un veloce sguardo e poi si girò di nuovo verso la strada.
<< non molto >> rispose. La voce roca, diversa dal solito. << hai gli occhi gonfi, Victoria. >> lo guardai storta << C'è una trousse in camera tua... non hai provato a coprire quelle occhiaie? hai un aspetto malaticcio >>
Che gran faccia tosta.
Non mi ero truccata apposta. Solo un filo di rossetto - uno di quelli alla frutta che mi piaceva mordicchiare. Indispettita, decisi di ignorarlo.
<< la signora della tua casa famiglia è una stronza? >> cambiò discorso con una tale rapidità da farmi girare la testa.
<< è una persona sgradevole, ma non è sempre stata così. Comunque si lo è, esattamente come te, no scusa, tu sei molto peggio, lei almeno non tiene in ostaggio la gente >> il mio tono si fece via via più alto.
<< Mi chiedo come tu possa stare in pace con te stesso. Non so come hai fatto a ricattarla, ma non ti ringrazierò mai per avermi portato via dalla mia casa. MAI!>> marcai l'ultima parola.
Lo guardai, sperando di ferirlo. Lui non rispose:
<< vedo che ti piace guardarmi >> commentò con quel sorriso che avrei voluto cancellare a schiaffi. Mi girai di scatto verso la strada.
<< Cerca di calmarti >>
Quel ragazzo mi faceva impazzire. Pensai che non c'era niente di più pericoloso di un uomo che ti ordina di calmarti con voce pacata. Sussultai quando sentii la sua mano sulla mia gamba, un tocco leggero, troppo sicuro. Il mio respiro si bloccò.
<< Aggiustati l'abito >> disse piano, sistemando il tessuto. Arrossii violentemente e scostai la sua mano.
<< Faccio da sola. >>
<< Come desideri. >>
Aveva ancora quel sorriso insolente.
<< Dovresti guardare la strada >> era a lui a guardarmi in quel momento, a studiarmi.
<< Ma io sto guardando la strada >> E quella voce, roca e profonda, sembrava fatta apposta per confondere i pensieri. Ricordandomi ancora una volta quanto fosse in netto contrasto con la sua età.
HARRY'S POV
<< siamo arrivati >> sospirai, spegnendo il motore. Victoria guardò fuori dal finestrino, gli occhi spalancati.
<< sembra una reggia >>
La villa dei Berry si stagliava come un faro nel buio, illuminata da decine di fari e di auto parcheggiate tutt'intorno. Un signore ci fermò e ci fece segno di parcheggiare la macchina giù in fondo lungo uno sprazzo di prateria, ci dirigemmo al posto indicato e scendemmo dall'auto.
<< Quando hai finito di osservare ogni minimo dettaglio avvisami, così possiamo entrare >> dissi ironico. Lei non rispose. << Turner andiamo >>
Avanzammo fianco a fianco, in silenzio. Troppo vicini perché il suo profumo non mi distraesse.
All'ingresso, una giovane donna con un taccuino ci fermò.
<< i vostri nomi ? >>
<< Harry White e Victoria Turner. >>
Mi scrutò con uno sguardo che conoscevo bene.
<<Po-potete entrare>> balbettò. Le feci l'occhiolino.
<< credo tu abbia fatto colpo >> sussurrò la ragazza accanto a me.
<< Non è il mio tipo >> mi guardò storta.
<< E poi per stasera ho già il mio bel da fare con te. Niente altre donne >> la sbeffeggiai.
Serrò le labbra, trattenendo un commento. Si allontanò di qualche passo, allora la richiamai:
<< Victoria ? >> cantilenai. Mi schiarii la voce e si voltò stancamente.
<< Non sapevo di essere al guinzaglio >>
<< Allora non costringermi ad agire come se ce l'avessi >> e la sua figura ritornò al mio fianco. E per un istante, da come mi fissava, mi parve che quello al guinzaglio fossi io.
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Mr. White
Romans> gli chiesi arrabbiata, i suoi occhi verdi mi guardarono con malizia. > anche se l'odiavo con tutta me stessa il mio corpo non poteva di certo essere d'accordo con la mia mente, ad ogni sua parola accattivante rispondeva > dissi perplessa, picchiet...
