CHAPTER 22

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HARRY'S POV

Tornai in salotto, con gli altri. Con sguardo ombroso. L'uomo tarchiato non si era più visto.
Dovevo sapere chi era. E se mio padre lo conosceva.
Terence mi toccò la spalla, risvegliandomi dai miei pensieri.

<< L'hai più rivisto ? >> chiese.

<< No. Sono stato in cucina, al piano di sopra, ma sembra essersi dissolto nel nulla >> farfugliai, giocherellando con il calice di vino che stringevo in mano.

<< Forse potrebbe essere in altre stanze della casa >> provò.

<< No, non può. È tutto chiuso a chiave. Non mi va che gente poco gradita vaghi per casa mia >> mi si formò una grinza in mezzo agli occhi.

<< Magari se n'è andato >> sospirò il biondo al mio fianco.

<< Potrebbe >> poggiai la testa contro lo schienale del divano. Sentendomi stremato.

<< E se fosse l'uomo per cui lavora Ridge? >> girai il capo verso il mio amico.
Quel tipo non aveva l'aspetto di uno che lavora per lavora mio padre.
Terence aggrottò le sopracciglia.

<< McFlay invischiato con quello lì?>> asserì, stranito.

<< Ridge non gli degnerebbe nemmeno uno sguardo >> sbuffò in tutta risposta.

Annuii, ma quell'orribile sensazione continuava a bucarmi le viscere.
La sua risata isterica e il modo in cui si girava attorno, suggerivano che fosse lì per un motivo ben diverso,che intrattenersi con cibo e alcol.

Era come se tentassi di trattenere della sabbia fra le mani, per non farla scivolare via. Ma i granelli ormai erano sparsi per tutta la casa, in ogni posto in cui avevo camminato.

<< Magari non è in contatto con lui perché vuole, ma perché deve >>

<< O magari è solo un semplice invitato >> mi morsi il labbro inferiore, pensieroso.

Non ero convinto..

<< Devo parlare con mio padre >> annunciai, alzandomi in piedi.

L'idea non mi entusiasmava, dopo la nostra ultima conversazione. Ma era necessario.

<< Sei sicuro? >> mi raggiunse.

<< Sicuro >>

Lasciai il salotto, per cercarlo. Sperando d'incontrare qualcun'altro lungo il cammino. Un certo uomo con gli occhi a spillo e il naso allungato.
Ma la sua figura ingombrante, continuava a non mostrarsi.
John White non era più in cucina, dove l'avevo lasciato. Ma nella sala da pranzo. Sempre in compagnia di qualcuno, mai da solo.

Li vidi borbottare all'orecchio di uno dei suoi compagni, con un mezzo sorriso a contornargli il volto.

<< Passerò al bordello molto presto.. >> lo sentii dire.

Mi schiarii la voce, per farmi notare e avanzai verso il lungo tavolo di legno.
Presi posto accanto a lui, intimando all'uomo che gli sussurrava ancora all'orecchio di allontanarsi.

<< Sogno o son desto? Due conversazioni in un giorno, facciamo progressi >> poggiò le braccia al tavolo e si piegò verso di me.

<< Victoria ti ha tolto il broncio? >> tamburellò con le dita.

Lo fulminai con lo sguardo, facendogli capire che non avevo intenzione di riprendere " quel " discorso.

<< Devo parlarti >> mormorai, sfilando una sigaretta dal suo pacchetto.

Mr. WhiteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora