CHAPTER 10

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10

Non chiusi occhio quella notte. Mi bruciavano gli occhi per lo sforzo. Ero stanca, e il letto in cui ero distesa sembrava voler trascinarmi fra le braccia di Morfeo.
Non potevo: quello sparo rimbombava ancora nella mia testa. Ogni scricchiolio mi faceva scattare.
Il vento primaverile che attraversava la mia finestra inizio a farsi sempre più caldo con il passare delle ore.
Il cielo era azzurro e non più scuro ormai. I primi raggi di sole accarezzarono il mio viso e sospirai.
Dovevo tenere la mia mente distratta.

" Non sei l'unica ad essere stata condannata Victoria "

Massaggia le tempie e le domande arrivarono in fila:

" Chi era ieri notte ? "
" Harry a chi aveva sparato? "
" Era solo un altro segno di avvertimento? "
" Perché mi aveva baciata? "

Aprii la porta lentamente e mi affacciai lungo il corridoio senza finestre. Il buio ancora l'avvolgeva come una coperta.
Una tazza di Tè caldo avrebbe calmato i miei nervi.
Ad ogni passo, lontana dalla mia bolla sicura, la paura mi assaliva. Non ero ancora pronta a rivederlo.
Ma l'alba era appena sorta. Così mi tranquillizzai, pensando che almeno uno dei due in quell'enorme casa silenziosa, stesse dormendo.

Scesi le scale con passo felpato e mi diressi in cucina. Lo stomaco brontolava, ricordandomi che non mettevo qualcosa sotto i denti da molte ore.

Come sarebbe andata fra di noi ? Dopo gli ultimi eventi, una parte di me sapeva che non sarebbe stato più lo stesso.

Attraversai la cucina e un forte odore di fumo mi pizzicò le narici. Il posa cenere sul bancone era pieno di sigarette. Aveva passato la notte qui ? Un brivido mi percorse la schiena.
Forse anche lui non voleva vedermi, non voleva che lo sentissi muoversi per la casa. C'era una strana calma nell'aria, ma quella calma non aveva nulla di rassicurante.

Svuotai il posacenere nel cestino e posizionai un pentolino con dell'acqua sui fornelli.
Volevo. Dovevo, ritornare in camera mia. C'era odore di tempesta. E non quella che squarcia il cielo e bagna violentemente il terreno. La tempesta era qui, dentro la villa. In attesa. Io ed Harry eravamo solo due nuvole prossime allo scontro.
La domanda era quando. Come.

Il rumore dell'acqua che bolle mi distolse dalle mie preoccupazioni e spensi il fuoco.

***

Erano passate delle ore ormai. L'orologio segnava le 19:00.  Il cielo stava ritornando a scurirsi.
E il silenzio che avevo cercato come una benedizione nelle prime ore del mattino, iniziai a detestarlo. Faceva più rumore del silenzio.
Harry non c'era. Cominciai a sospettare che non avesse passato la notte qui.
Come avevo fatto a non accorgermene?
Forse i battiti del mio cuore e i miei pensieri, avevano sovrastato i suoi passi. O magari Morfeo ad un certo punto, mi aveva davvero portata con sé, impietosito.

Presi a camminare avanti e indietro lungo il salotto, mordendomi selvaggiamente le cuticole.
Forse la sua rabbia non si era ancora placata.
" O forse sta occultando il cadavere di stanotte. Ti ricordi dello sparo Victoria? "  il diavoletto sulla mia spalla mi faceva i dispetti.

Mossi una mia mano, proprio sopra quel punto. Come si fa per scacciare via un insetto fastidioso.

<< Calmati Victoria >> era piacevole sentire il suono di una voce. Anche se la mia. Il silenzio era diventato opprimente e il mio mutismo durava ormai da troppo.

E poi, lo sentii. Una vibrazione diversa. Una corrente d'aria attraversare l'ingresso e una porta aprirsi e chiudersi velocemente. Facendo poco rumore.
Harry era ritornato.

Riconobbi subito il rumore dei suoi passi — lenti, controllati, come se ogni movimento fosse misurato per non far trapelare nulla.

Arrivò in salotto, ma non mi disse nulla. Mi trattava come se fossi un fantasma. Un qualcosa di estraneo a se.

E mi fermai ad osservalo. Indossava una camicia scura, un pantalone nero e dei mocassini. Non aveva l'aspetto di uno che ritorna da una scena del crimine. Era pulito, ordinato come sempre.

Mr. WhiteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora