CHAPTER 13

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ASHLEY'S POV

Le risate e il leggero chiacchiericcio nel bordello dei White si spandeva nell'aria come fumo dolciastro. Avvolgendo la sala principale. L'interno ricordava molto le atmosfere del Moulin Rouge: con le sue pareti rosse, luce calda e ombre morbide. Le ragazze  emanavano la stessa teatralità: acconciature impeccabili, abiti sensuali e colorati, rossetti cremisi sulle loro bocche come simbolo e richiamo all'erotismo. Reggicalze sempre pronti ad essere slacciati e riallacciati. 

La musica di sottofondo non cessava mai, perché all'interno di quel posto non esistevano pause o silenzi. C'era sempre qualcuno che andava e veniva. Porte che si aprivano e chiudevano alla stessa velocità. Gemiti e ansiti sempre pronti ad esplodere dietro le pareti, risate che si spegnevano dentro i cuscini.

Era il paese dei balocchi per ogni anima viziosa. E a New York di anime viziose ce n'erano parecchie. Il campanello all'ingresso, che suonava a ogni ora del giorno e della notte, lo dimostrava:  pervertiti curiosi, uomini di potere con la cravatta allentata, amanti del bondage, dominatori, anche quelli che non avevano proprio l'aria di saper gestire una notte con una prostituta di lusso.  Quelli li mandavamo prima all'open bar, per acquisire un po' di coraggio liquido. 

Ed io in quel momento ero proprio dietro al bancone a servire la giusta '' medicina '' ad un uomo paffutello con le guance arrossate. Era accompagnato da Lexi. Gli aveva preso il braccio come se fosse un cucciolo.

<< Cosa le servo, bell'uomo? >> appoggiai i gomiti sul bancone, piegandomi verso di lui.

<< D- dello Scotch, grazie >> balbettò. 

<< Non è adorabile? >> ridacchiò Lexi, stringendogli le guance come a un bambino. 

<< Non vedo l'ora di mangiarti >> l'uomo diventò paonazzo. I suoi occhi scuri erano spalancati e impazienti. Anche lui non vedeva l'ora di essere mangiato. 

<< A- Anch'io >> riuscì a dire, e scoppiammo a ridere tutte.

Gli passai il bicchiere. << Ecco a lei, bell'uomo >> l'ombra di un sorriso alleggiava ancora sul mio viso. 

Fece un cenno timido e si lasciò trascinare via dalla mora, che era pronta a divertirsi.

 Appena rimasero fuori dalla mia visuale, i pensieri tornarono al solito posto: Harry. Un brivido mi scese lungo la schiena al ricordo dell'ultima notte sul divano, a cavalcioni su di lui. Fu intenso. Magnifico. Era sempre bello fare l'amore con lui. Mi mancava, mi mancavano i suoi occhi blu, il suo modo di guardarmi come se fossi l'unica in quella stanza piena di corpi in vendita. 

Da quando quella ragazza era arrivata a casa sua, però, lo vedevo sempre meno.

Quella maledetta ragazza.

'' Erano già stati a letto insieme ? ''

'' Che aspetto aveva? ''

Le domande mi tormentavano da giorni. Quella sera che ero stata a villa White, la tentazione di seguirlo in cucina per spiarla era stata forte. Non lo feci. Ma non avevo smesso di pensarci. Ero curiosa. Gelosa. Invidiosa di una sconosciuta che viveva in casa sua per volere di quel tiranno. John White. Il burattinaio che muoveva tutti e tutto. 

Sospirai rumorosamente e mi versai del Gin con acqua tonica. Ogni tanto anche chi lavorava qui aveva bisogno del suo coraggio liquido.


<< Ragazze, indovinate chi è venuto a trovarmi di nuovo ieri? >> 

L'entusiasmo di Rachel spazzò via i miei pensieri. Le nostre attenzioni ricaddero su di lei.

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