CHAPTER 30

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30

<< Harry ti prego non dire nulla a Ridge. Se sa che ho parlato con te di questa cosa mi ammazza >>mi supplicò.

Le rivolsi uno sguardo torvo e allontanai pigramente il mio bicchiere, facendolo strisciare lentamente lungo il tavolo.

<< Perché dovrei farlo? Ho detto che adesso potresti tornarmi utile. >>

Incrociai le mani sotto al mio mento.

Vidi la tensione sciogliersi lungo le spalle della mia ex amante.

I suoi occhi blu tremarono appena sotto il mio sguardo attento.

<< Io ... mi dispiace Harry. So che non tornerà mai niente come prima ma.. sono contenta di fare qualcosa per te >> incespicò su ogni parola e io non sentii niente. Solo un leggero brontolio allo stomaco.

Annuii bruscamente e indicai la porta con gli occhi, sperando che cogliesse il messaggio senza aver bisogno di esplicarlo a voce.

Si voltò e uscì senza dirmi nient'altro.

Una volta rimasto solo poggiai duramente la mia testa contro la superficie di legno e chiusi gli occhi sentendomi esausto ed euforico allo stesso tempo.

Il turbinio di emozioni che provai in quel momento mi stava divorando lo stomaco.

Vincent o Dorian?
Avrà mentito anche a Ridge.
Forse non era quello il suo vero nome.
Molto probabilmente non lo sapremo mai.

Sbuffai e sollevai la testa.

Il chiacchiericcio al di là della porta dell'ufficio mi mise sull'attenti.
E mi ritrovai ad afferrare il bicchiere che avevo allontanato pochi minuti fa.
Era lui.
Era qui.
Ed era chiaro che fosse qui per me.
Sapeva.

Fu solo questione di qualche secondo e mi raggiunse, spalancando la porta con impeto.

Il suo sguardo calcolatore si posò su di me. Gelido come una notte d'inverno.
Se era furioso o sul punto di attaccarmi, non lo diede a vedere.
Era un'arte che non ero mai riuscito a padroneggiare nel corso degli anni.

Posizionò le mani dietro la schiena e avanzò con tutta la tranquillità del mondo verso la sedia di fronte a me.

Il suono dei nostri respiri riempì quello strano silenzio per un pò.
Il mio corto e veloce
Il suo lento e rilassato.

Non avrei parlato per primo.
Stappai la bottiglia e gettai il tappo per terra, non badando al fatto che fosse fatto di vetro.
Al diavolo.
Preferirei sentire qualche altro suono oltre che il nostro respiro.
A costo di dover spaccare l'intera bottiglia oltre che il suo tappo.

Nemmeno a mio padre importò di quel gesto insensato. Piuttosto si mise comodo e aspettò pazientemente che finissi di riempire il bicchiere per poter recuperare il Bourbon.

Gli rivolsi uno sguardo stizzito e sorseggiai avidamente il contenuto scuro.
Gemetti e mi asciugai distrattamente la bocca con il dorso della mano.

<< Quanto deve durare questo gioco del silenzio? >>

L'uomo di fronte a me prese parola e un sorriso incolore mi tagliò il viso in risposta.

<< Da adesso >> mi sporsi leggermente sulla scrivania e poggiai i gomiti sulla superficie.

La sua risata argentina colmò la spazio fra noi.

Deglutii e sgranai gli occhi << Lo trovi divertente? Quello che è successo? Quello che hai fatto? >>

Mr. WhiteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora