29
Dopo che quella donna aveva lasciato la villa di Harry. Un silenzio strano aveva preso posto. Solo i passi strascicati lungo le scale riempirono quel vuoto. Anche la mia mente era svuotata. Non c'erano pensieri, non c'era disperazione.
Mi sentii ... diversa. Come se il mio spirito non stesse più fluttuando lontano dal mio corpo, alla ricerca di una nuova faccia, di un nuovo nome, una nuova vita.
Era come se per la prima volta dopo lunghe settimane, la mia anima avesse preso una scelta. Ritornare al proprio posto, non per obbligo, ma perché così doveva essere.
Mi ero sempre chiesta quale fosse la ragione, perché mi meritassi tutto questo. Ma alla fine avevo capito, grazie al mio nemico più grande - che non c'era una ragione. Il destino aveva un suo modo tutto particolare di fare il suo corso. Tentare di fuggire, non mi avrebbe portato a niente. Piangere e strepitare non mi avrebbero fatta sentire meglio. Continuare ad interpretare il ruolo della vittima, non avrebbe cambiato le carte in tavola.
Gli ultimi eventi mi avevano profondamente cambiata, completamente. E iniziai a rendermene conto.
Arrivai in cima alle scale, seguita da lui. Sentii il suo sguardo bucarmi la nuca.
Ma continuai a non sentire niente. Nessuna paura, nessun disagio, niente diavoletti che mormorano al mio orecchio, nessuna voce della coscienza che mi mette in guardia.
Soltanto calma e silenzio.
La verità era che Harry White, mi aveva salvata ancora una volta.
E io iniziai a comprendere che lui non era affatto come suo padre, come io non ero mia madre.
Eravamo soltanto dei figli, che avevano ereditato le conseguenze della loro morale.
Deglutii e avvertii un dolore lancinante alla gola.
Avevo speso gli ultimi giorni ad urlare, urlare aiuto.
Presi a fissare un punto vuoto nel corridoio del piano superiore e pensai a quanto fossi ridicola.
Si, ridicola, perché avevo capito che l'unico posto in cui potevo avere protezione era accanto a lui.
Accanto ad un uomo che, malgrado tutto, non mi avrebbe mai obbligata a fare qualcosa che non volevo fare.
Accanto ad un uomo che, alla fine dei conti, era intrappolato tanto quanto me.
I suoi occhi me l'avevano detto forte e chiaro quando mi aveva ritrovata. Quel blu intenso, pieno di crepe, sembrò cercare conforto nel mio grigio.
E mi sentii... connessa, non messa all'angolo.
Sussultai quando Harry decise di toccarmi, dopo quei lunghi minuti di stallo.
<< Parleremo un po' dopo >> mormorò con voce roca, alludendo al mio silenzio introspettivo.
<< Ma adesso hai bisogno di lavarti e di mettere qualcosa sotto i denti. Devi rimetterti in forze >> borbottò, senza guardarmi.
Mi trascinò in bagno, spingendomi per la schiena. C'era impazienza in quel gesto. Era arrabbiato, ma la sua furia non era per me.
<< Non ho fame >> sussurrai con voce appena udibile.
<< Le emozioni non riempiono la pancia, Victoria. Devi mangiare >> se ne uscì.
Il suo sguardo emanava fiamme, i suoi occhi chiari mi scutarono con intensità. Le sue labbra si piegarono lievemente all'ingiù.
I suoi capelli erano più disordinati del solito e frenai l'impulso di spostarli dal suo viso stanco.
<< Guardati >> abbassò gli occhi su di me .
<< Ti chiedo solo di mettere in pausa il tuo cervello, solo per qualche ora, fallo per te. >> le sue parole mi colsero di sorpresa.
<< Le tue guance hanno perso colorito e ti muovi a fatica >> constatò e mi avvolsi il busto con le braccia.
<< Hai bisogno di mangiare >> concluse, determinato.
<< Non ero affamata in quel Loft, Harry. Tuo padre mi procurava da mangiare >> chiarii, e non potei fare a meno di cogliere l'ironia dell'intera situazione. Io che tentavo di rassicurare lui, piuttosto che l'incontrario.
La sua espressione cambiò drasticamente, scurendosi.
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Mr. White
Romance> gli chiesi arrabbiata, i suoi occhi verdi mi guardarono con malizia. > anche se l'odiavo con tutta me stessa il mio corpo non poteva di certo essere d'accordo con la mia mente, ad ogni sua parola accattivante rispondeva > dissi perplessa, picchiet...
