Matthew
Non poterla tenere tra le mie braccia mi distrugge così tanto da non riuscire più a vedere i medici attraverso i miei stessi occhi. Riesco a percepire solo un agglomerato di lacrime che attaccano senza alcuna ragione le mie iridi. Se dovesse morire penso che non potrei più vivere. Perdere una persona una volta è stato già terribile di suo, non voglio che possa riaccadere. Non voglio che il mio cuore possa soffrire una seconda volta, e provare lo stesso dolore che, forse, si potrebbe riversare più forte di prima nei polmoni. Smetterei di respirare e quella sì, sarebbe veramente la fine.
Stare seduto qui in questa maledetta sala d'attesa mi strugge l'anima mentre cerco di distrarmi il più che posso. Non voglio pensare cose terribili. Non voglio immaginarmelo come un angelo le cui ali sono state spezzate dall'odio che prova un uomo verso la società. Come si può definire un uomo tale? Un uomo senza alcun sentimento, una persona che l'unico sentimento che prova è l'amore per se stesso. Non so chi possa essere l'artefice di questo caos, ma giuro, sulla base dell'esistenza di Iddio che lo troverò e gli farò sputare lo stesso sangue che i miei occhi sono stati costretti a vedere sul corpo di Catherine.
Diversi medici continuano a camminare lungo i corridoi ignari di quei pazienti che stanno per passare in un'altra dimensione perché così Dio ha deciso per loro nonostante il progresso della scienza. Camminano ignari della sofferenza, non solo di quelle povere vittime, ma anche di chi, in un modo o in un altro, è riuscito a farsi forza e ad accompagnarlo, sostenerlo e amarlo nonostante tutto. Perché nel fare ciò che noi aiutanti facciamo ci vuole una forza sovraumana. Stare qui ad aspettare che tutti passi, che tutto proceda nel migliore dei modi e che nessuno medico sbagli la diagnosi. Perché ci vuole coraggio anche a vivere una vita che vorremmo non appartenesse a noi. Una vita piena di sofferenze e di sacrifici, dove alcune volte l'amore non basta.
Il mondo è così cattivo che a volte non basta neanche amarsi per essere felici. Non basta niente affinché possiamo vivere una vita degna di essere chiamata in tale modo.
Quando l'ennesimo medico mi passa davanti senza curarsi di me provo ad alzarmi da questa maledetta sedia. Non starò un minuto di più qui sopra fino a quando qualcuno non mi darà qualche notizia del mio angelo. Il dolore è molto forte, forse anche più di quello che ho provato prima di questa tortura, durante lo sparo. I miei muscoli tirano maledettamente mentre le mie braccia tendono a rinunciare all'impresa che sembra così tanto un'utopia. La gente mi osserva senza neanche preoccuparsi di fermarmi. Ma no, tranquilli! Tanto è normale che un paralitico si alzi di testa sua senza l'appoggio di qualche medico o di qualche personale ben istruito. Digrigno i denti a causa del dolore mentre piano piano sembra che io stia per raggiugere il mio obiettivo. Non ho mai fatto fisioterapia. Non almeno come si deve, ma sembrerebbe che quel po' sia bastata per farmi fare questi piccoli passi, questi piccoli progressi. In fondo si sa: se io sto provando in questo momento a camminare è perché la forza dell'amore è in grado di fare qualsiasi cosa.
«Mi scusi?» tenersi aggrappato a un maledetto sostegno è difficile e fottutamente doloroso, ma come al solito l'uomo è circondato dall'alone dell'egoismo che in un qualche modo lo acceca. Nessuno pensa mai al dolore di chi gli sta accanto. Nessuno pensa mai che, forse, quella persona, che magari tende a sorridere così tanto, sta affrontando un qualche problema, un problema che non da a vedere ma che dentro di se lo fa soffrire terribilmente.
Quasi m stavo per arrendere quando finalmente un'infermiera esce dalla sala operatoria venendo verso la mia direzione. Mi affretto, per quello che mi è possibile, di raggiungerla in modo tale da ridurre il tempo passato senza avere alcuna informazione della mia donna.
L'infermiera sembra avere più o meno la mia stessa età. Un sorriso smagliante, attraente, che spero possa portare solo buone notizie e che non sia solo uno di quei sorrisi di circostanza.
«Quando potrei vederla? Sta bene?» domando in preda all'emozione. Il mio cuore inizia a battere all'impazzata nell'attesa che la qui presente possa darmi una qualche speranza che Cat sia ancora viva.
«La paziente sta bene. Ha subito un forte trauma, ma l'operazione è andata nel migliore dei modi. Ha perso molto sangue ma è stata fortunata. Abbiamo dovuto fare una trasfusione immediata, un'operazione conclusasi nel migliore dei modi. L'unica cosa che ci preoccupa è quel trauma di cui le parlavo precedentemente. A causa di ciò potrebbe non ricordare gli ultimi avvenimenti, se non una parte importante della sua vita. La prego quindi di prestare molta attenzione nel momento in cui la rivede, perché una forte emozione potrebbe anche essere fatale per il suo cuore ancora così debole!»
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Hug my heart
ChickLitCatherine Stewart è un giovane avvocato pronta a lottare per i propri clienti. Grazie alla sua ambizione è riuscita a realizzare il suo più grande sogno: diventare l'avvocato di una delle società più rinomate di quel momento. Cosa potrebbe succedere...
