I Pozzo erano da parecchie generazioni di costituzione patriarcale e il primogenito era colui che assumeva il ruolo di comando e si ergeva a punto di riferimento per il resto della vasta parentela; difatti, la produzione smodata di prole era un'altra caratteristica di famiglia. Raffaele, unico figlio di Fausto, avrebbe dovuto rilevare l'azienda e dirigere il lavoro dei soci-parenti, ergendosi a membro di una dinastia di imperatori la cui Corona si sarebbe trasmessa per via ereditaria.
Ma Raffaele, per la prima volta nella storia della gloriosa Casata, aveva spezzato la catena. Non aveva alcuna intenzione di diventare ciò che il padre aveva deciso e, spinto da uno spirito ribelle che aveva contraddistinto tutta la sua adolescenza, aveva scelto di costruirsi da solo la propria vita, gettando nel lavandino tutti i progetti e le fortune che il destino gli aveva riservato. Con il senno di poi chiunque si sarebbe potuto pentire dell'avventata decisione, in quanto in fondo non c'era nulla di male nel guadagnare un mucchio di soldi in un'attività lecita e onorevole; ma non poteva tornare indietro, pena la perdita del suo orgoglio.
Fausto, umiliato e offeso, aveva finto di non provare interesse per la questione, finendo per nominare come diretto erede Nicholas, figlio della sorella Katia, la quale aveva sempre spinto il fratello a rivedere la decisione di mettere Raffaele a capo dell'impresa, risaltando presunti e maggiori doti a favore del suo figlio prediletto; ovviamente, fino a quando Fausto aveva posseduto anche solo un briciolo di speranza riguardo alla tanto desiderata successione, l'assalto della sorella non aveva prodotto alcun risultato. Katia, donna determinata e a tratti senza scrupoli, non si sarebbe arresa e avrebbe fatto di tutto per raggiungere i propri scopi. L'improvvisa e inaspettata scelta del nipote aveva tuttavia reso le cose più semplici, impedendo il ricorso a metodi non convenzionali.
L'imprenditore si accomodò sulla poltrona, che nel suo ideale di prescelto patriarca considerava alla stregua di un trono, motivo per cui impediva a chiunque oltre alla sua persona di sedervisi. Fece cenno al figlio di prendere posto sul divano, di fronte a lui, trattandolo alla pari di uno sconosciuto al quale aveva concesso l'immenso privilegio di un appuntamento nella propria magione. Raffaele accolse l'invito, abbassandosi con cautela, temendo di sporcare con i propri abiti sudici i raffinati cuscini. Il padre parve accorgersi di una simile eventualità e forse in altre occasioni glielo avrebbe fatto pesare, nel mezzo della lunga lista delle colpe che non mancava di imputargli a ogni incontro o telefonata, ma a quanto pare nella sua mente balenavano pensieri più gravi rispetto a un po' di grasso sul sofà.
Abbassò la schiena e lo sguardo verso il basso, incrociando le mani a guglia. Trasse un forte respiro e annuì, quasi volesse confermare a sé stesso che si sentiva finalmente pronto a parlare. Raffaele, dal canto suo, provava parecchio disagio; non avevano rapporti da tempo e la soggezione che del resto aveva sempre avuto nei suoi confronti era aumentata con la assidua lontananza.
"Un terribile avvenimento ha sconvolto le nostre vite." esordì il capofamiglia. "Un fatto che nessuno di noi si aspettava."
"Sono già state avviate le indagini?" domandò Raffaele, saltando tutta la parte relativa ai sentimentalismi e il dolore per la perdita; se doveva soffrire, avrebbe sofferto da solo, non in quella stanza.
"Ho parlato con il capo della polizia locale." lo informò Fausto, rimproverandogli con lo sguardo l'apparente freddezza. "Stanno vagliando la pista relativa ai possibili nemici di Saverio."
"Lo zio aveva dei nemici?" chiese sorpreso Raffaele, pensando che le uniche persone che potevano avercela con il caro defunto erano i protettori delle giovani prostitute che era solito a frequentare. Ma, date le ottimali condizioni economiche, dubitava che lo zio avesse potuto avere problemi relativi al pagamento. Scartò dunque la pista delle complicate transazioni economiche nell'ambito del florido mercato del sesso.
"Lo escludo. Certo, erano note le sue abitudini, al quale non riusciva a fare a meno." affermò il padre, calcando la parola abitudini in modo da lasciar intendere al figlio che sapeva bene ciò che pensava. "Ma in realtà era ben voluto da tutti. Non ha mai fatto del male a una mosca e se ricordi era solito a passare del tempo con te, quando eri piccolo."
"Come potrei dimenticarmene?".
"Fatto sta che ora come ora, dobbiamo stare uniti. È un brutto momento e non possiamo permetterci il lusso di disunirci."
Raffaele colse in quelle parole un riferimento indiretto agli affari di famiglia, in cui Saverio occupava una notevole situazione di spicco, subito dietro al fratello. D'altronde, l'assidua mancanza dello zio dagli impegni societari, a lungo andare, non avrebbe finito certo per nuocere al buon andamento aziendale; sarebbe stato sufficiente sostituirlo con una persona che avesse avuto anche solo un minimo di volontà nella prosecuzione di un così serio progetto. Tuttavia, sperava che non gli sarebbe stato rinnovato l'invito a entrare in società, riprendendo un discorso antipatico e noioso.
"Dimmi una cosa. Com'è morto?".
Fausto rimase stupito da quella domanda. Da un certo punto di vista non avrebbe voluto rispondere ben sapendo, però, che non poteva esimersi da una tale incombenza. "Quello che posso dirti è... che sono stato chiamato per l'identificazione. Prova a immaginare innanzitutto lo shock per la scoperta della morte di mio fratello. E' stato assassinato, mi è stato comunicato al telefono. Non potevo crederci. Ma la cosa più sconvolgente è stato scoprire cosa si celava sotto il lenzuolo bianco."
Raffaele rabbrividì. "Cosa c'era?".
Il ricco imprenditore alzò lo sguardo verso di lui, dopo aver parlato a lungo con il pavimento. "Il suo corpo... sai, credevo che fosse stato ucciso da qualche malintenzionato, forse un ladro inesperto che accidentalmente ha esploso un colpo di pistola, centrandolo in fronte oppure al cuore."
"E invece?" tagliò corto il figlio, inducendo Fausto a non girare attorno alla domanda che gli aveva posto.
"Il cadavere non presentava ferite da arma da fuoco. Era colmo di tagli profondi. Sul petto, sulle gambe e anche sul volto. Il medico legale ha giurato di aver trovato la salma in una pozza di sangue. Chiunque sia stato a commettere un tale scempio, ha inferito con crudeltà su Saverio."
"Non capisco. Chi mai avrebbe potuto fare una cosa del genere?".
"Non ne ho la minima idea. Ma il coroner mi ha confessato tutte le sue perplessità, asserendo che la profondità dei tagli rendeva impensabile ritenere quella mattanza opera di un essere umano."
"Che vorrebbe dire? Che si è trattato dell'aggressione di un animale selvatico?" domandò Raffaele. Effettivamente, sulle montagne dell'Alta valle, molto di recente, erano stati effettuati avvistamenti relativi a un enorme orso e un lupo solitario, i quali si erano resi artefici di un immane strage di bestiame, decimando pascoli di pecore e somari. Eppure, l'idea che uno qualsiasi di questi colossi potesse essersi avventurato addirittura in paese e aggredire un passante gli appariva quantomeno fantascientifico.
"È' quello che ho pensato subito anch'io. Ma l'esperto mi ha smentito, spiegandomi che i segni che vedevo sul corpo non erano affatto causati da morsi. Gli parevano tuttalpiù, a un esame superficiale, ferite inferte utilizzando le unghie di una mano."
"Cosa che il medico legale ha reputato impossibile, giusto?" domandò il giovane operaio, rappresentandosi l'immagine di una persona con artigli lunghi e affilati. Figurina che, tuttavia, sembrava appartenere più a una fiaba che alla realtà.
"Non si tratta della possibilità o meno di provocare lesioni con le unghie. È stato l'ultimo taglio, quello letale, a destare impressione."
Raffaele inarcò le sopracciglia. "Spiegati."
"Vedi... l'assassino, dopo aver torturato a lungo Saverio, lo ha sterminato, tagliandogli la gola."
"Non potrebbe semplicemente aver utilizzato un coltello?".
Fausto scosse il capo. "Il killer si è servito soltanto delle proprie mani. E, mentre lo sgozzava, non si è limitato ad assicurarsi che morisse. Gli ha quasi staccato la testa dal collo."
STAI LEGGENDO
Ombre
Mystery / ThrillerNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
