Entrò nell'ospedale correndo a perdifiato. Alla portineria chiese dove si trovasse Mario, ma per l'agitazione parlò così veloce che dovettero chiedergli di ripetere, invitandolo a darsi una calmata. Raffaele ci provò, in quanto non poteva permettersi di perdere la testa.
Quando finalmente lo indirizzarono al reparto di terapia intensiva, si diresse al piano utilizzando le scale e nemmeno per un istante pensò di utilizzare l'ascensore, che gli avrebbe fatto perdere secondi preziosi. Giunto sul pianerottolo, per la fretta sbagliò reparto. Si voltò e, all'ingresso cozzò contro un'infermiera la quale sicuramente gli aveva urlato contro qualche espressione poco pulita, ma non ci badò.
Poteva essere tardi.
Poco prima, Lucrezia e Samantha si erano prese un bello spavento per la reazione improvisa di Raffaele, che dopo la telefonata si era precipitato fuori di casa, senza dare troppe spiegazioni, asserendo che non ci fosse tempo. Lucrezia tuttavia gli aveva intimato di contattarla non appena avesse saputo qualcosa.
Non può finire così, pensò Raffaele. E' solo colpa mia.
Terminò la propria corsa nel momento in cui adocchiò Sara, la moglie di Mario, ferma in piedi. Aveva un braccio avvolto sull'addome e un mano sul volto, forse per nascondere le lacrime copiose. Raffaele le si avvicinò lentamente."Sara..."
La donna parve destarsi e, nel momento in cui incrociò lo sguardo di Raffaele, gli andò incontro e lo abbracciò. "Sei arrivato..."
"Già. Sono venuto appena ho saputo."
"¹È terribile... ancora non riesco a credere che sia successo."
Raffaele non disse nulla lasciando semplicemente che Sara piangesse e si sfogasse. Le avvolse le spalle con la mano, stringendola in quello che doveva rappresentare un confortevole abbraccio, per quanto servisse minimamente a lenirle il dolore.
Entrarono nella stanza in cui Mario era stato portato dopo il tragico intervento chirurgico. Adagiato sul letto, il giovane poliziotto giaceva con le palpebre serrate, un respiratore e svariati tubi collegati a complessi e rumorosi macchinari. Raffaele lo osservò tristemente in silenzio, incapace di esprimere a parole le proprie emozioni. Sara, che gli stava accanto, sembrava essersi calmata, nonostante fosse pallida e con gli occhi ancora gonfi per il pianto sommesso.
Mario era stato portato all'ospedale in condizioni disastrose. Fortunatamente lo sparo aveva attirato alcune persone, che si erano precipitate nel luogo della tragedia. Nel frattempo, l'Ispettore, miracolosamente sopravvissuto all'aggressione, aveva trovato le forze di uscire dall'auto, ove aveva perso conoscenza della realtà, ma non aveva fatto in tempo a vedere che qualcuno era entrato nella sua auto per fare sparire tutti i documenti. Poco lontano, dissero di aver trovato un piccolo malvivente locale senza vita, con una pallottola puntata nel petto. Lui non ce l'aveva fatta.
Qualcuno aveva chiamato l'ambulanza, che aveva trasportato d'urgenza il poliziotto all'ospedale di Sondalo. Era stata una vera e propria corsa contro il tempo, che sarebbe anche potuta finire prima dell'arrivo nella imponente struttura sanitaria. I medici avevano fatto tutto ciò che avevano potuto, intervenendo chirurgicamente con reali poche speranze. Eppure, alla fine Mario era sopravvissuto. Il chirurgo avrebbe informato Sara che l'aggressore aveva sfiorato un punto vitale e, convinto di aver portato a termine il proprio brutale piano, l'aveva lasciato ancora in vita. Per quanto riguardava le condizioni fisiche, non ci furono previsioni certe, tranne l'eventualità di non riuscire a passare la notte.
Una volte udite queste parole, per Raffaele fu tutto più chiaro. Sapeva chi era il responsabile. La sua cara e adorata famiglia. Suo padre era consapevole delle indagini che Mario stava svolgendo e, sapendo che aveva scoperto la verità, aveva deciso di metterlo a tacere. Eppure, nonostante fosse vivo, la brutta notizia era che ben presto avrebbero scoperto che colui che avevano tentato di uccidere era ancora vivo e allora che cosa sarebbe successo?
Era ovvio, avrebbero terminato l'opera.
Tuttavia Mario si trovava in coma profondo e questa eventualità faceva si che probabilmente i cari Pozzo si sentissero al sicuro, in quanto chi giaceva sul letto dell'ospedale per un po' non poteva parlare e quindi potevano evitare il rischio di sporcarsi le mani. Certo, erano solo supposizioni, ma doveva fermarli, impedirgli di riprovare a eliminare il suo amico, anche se era certo che il Comando di Polizia avrebbe messo una scorta a guardia del collega, per evitare reiterati tentativi di omicidio. Doveva essere protetto.
"Mi sento uno schifo." confessò Sara. "Gli ho fatto una terribile scenata prima che uscisse di casa, arrabbiato come al solito. Gli lanciato pesanti accuse, sai? Che non gli importava nulla della nostra famiglia, dei nostri figli. E non è tutto. C'è di peggio."
"Che cosa?".
La donna tornò improvvisamente piangere. "Ho pensato seriamente di abbandonarlo, ancora una volta. Ero convinta. Appena fosse tornato a casa, gli avrei annunciato che me ne sarei andata per sempre, portandomi via i bambini. Come ho anche solo potuto pensare una cosa del genere?".
"Non potevi prevedere tutto questo." provò a tranquillizzarla Raffaele. "Non devi sentirti in colpa."
"Non dovrei? Ora rischia di morire e non voglio che le ultime mie parole sentite nella sua vita siano quelle pronunciate da una moglie furente."
"Se la caverà. Lo sai, è forte."
Sara riprese a piangere se possibile peggio di prima. Le sue parole non erano riuscite a farla sentire meglio, anzi. Avrebbe voluto raccontarle la verità, dirle che se c'era un colpevole in tutta quella storia era solo lui. L'aveva praticamente mandato a morire, chiedendogli di indagare in una storia talmente pericolosa da non potere avere altro epilogo se non quello che aveva riservato loro quella terribile notte. Aveva esposto Mario a un grave pericolo, ma non lo disse, forse per vigliaccheria o magari per non arrecare ulteriore dolore a Sara. Eppure, poco importava. La situazione stava assumendo coloriti sempre più drammatici.
Giunto a quel punto, Raffaele promise a sé stesso che non sarebbe morto nessun'altro in quella terribile vicende. Un vortice di distruzione senza fine aveva devastato la tranquillità dell'Alta Valle e doveva cessare.
Gli venne mentre Padre Giorgio e la triste storia che gli aveva raccontato, per cui il senso di colpa per la morte dell'amico Enzo non l'aveva mai abbandonato nel corso degli anni. Sarebbe accaduto questo anche a Raffaele? La storia si stava ripetendo, ma voleva che stavolta il finale fosse diverso.
Rimase ancora un po' di tempo nella stanza di Mario, poi decise di lasciare sola Sara con il marito, in quanto sicuramente erano molte le cose che voleva dirgli e la sua presenza era di troppo. Difatti, la donna, non appena Raffaele ebbe lasciato il locale, prese una sedia e si accomodò vicino al letto. Appoggiò la mano su quella del marito e lo scrutò. Probabilmente sarebbe rimasta lì tutta la notte.
Poco dopo, il giovane operaio iniziò a passeggiare distrattamente nella corsia, vagando senza una meta precisa. Pensò di prendersi un caffè lungo, convinto che una bevanda calda era ciò di cui aveva bisogno in quel momento. Di fronte alla macchinetta, tuttavia, qualcuno apparve poco distante. Era l'unica persona che non si aspettava di vedere in quel momento. L'uomo gli si avvicinò timidamente, mostrando un sorriso nervoso. Si fissarono qualche istante. Il lungo abito nero non lo abbandonava nemmeno in quelle occasioni.
Raffaele strabuzzò gli occhi. "Padre Giorgio?".
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Ombre
Mistero / ThrillerNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
