Qualche minuto più tardi Raffaele si ridestò. Alzò la testa dal pavimento ma impiegò parecchio tempo per rendersi conto di quanto fosse successo. La vista era offuscata e la testa gli doleva al pari del naso, che temeva fosse rotto e prestò percepì in bocca sapore di sangue; del suo sangue.
Provò ad alzarsi in piedi, ma rischiò di perdere l'equilibrio e tornare così a terra. Si appoggiò a una sedia, cercando di riprendere le forze, poi prese un fazzoletto e si ripulì il volto. Ancora non aveva realizzato cosa fosse accaduto, ma nel momento in cui vide Lucrezia a terra esanime, una molla scattò nella sua mente, facendogli ricordare ogni cosa.
"Svegliati, Lucrezia!" esclamò Raffaele, precipitandosi su di lei, la quale si svegliò quasi nell'immediato e appoggiò una mano sulla testa, che aveva impattato con violenza contro il pavimento. Il giovane operaio, nel vederla sana e salva, tirò un sospiro di sollievo e la aiutò ad adagiarsi sul divano, poi prese un tovagliolo di carta e le pulì il viso con molta cura. Lei lo lasciò fare, toccandosi ancora la testa pulsante per il forte dolore. "Cosa è successo?".
"Hanno rapito Samantha." le spiegò Raffaele, in preda all'agitazione. "Devo andare da lei subito."
"Credi l'abbiano portata in quel luogo?".
"Ne sono certo."
"Non avrai intenzione di andarci da solo, vero?".
"No." la tranquillizzò lui, mentre indossava una giacchetta. "Ci andrò con Giorgio. Ora lo raggiungo."
Lucrezia scosse la testa. "Non ci posso credere... tutto ciò è assurdo."
"C'è poco tempo, devo fare in fretta. Pensavo che Maria li avrebbe fermati."
"Oh, Santo Cielo! Non... posso crederci..."
Raffaele si voltò verso Lucrezia e ne seguì lo sguardo attonito, rimanendo a sua volta a bocca aperta. "Non è possibile."
Maria giaceva a terra, vicino alla porta d'ingresso, con un'espressione sofferente in volto. Lo spirito con le fattezze di una giovane e graziosa fanciulla alzò timidamente gli occhi su di loro.
"Anche tu la vedi, Lucrezia?" domandò Raffaele, incapace di muoversi.
"Si. La vedo anche io."
"Com'è possibile?".
"Vorrei saperlo, ma non ne ho davvero idea."
"Sembra quasi che stia cercando di uscire, ma non ci riesca."
"Già." confermò Lucrezia. "Come se qualcosa la bloccasse."
A quel punto, a Raffaele venne un sospetto. Aprì la porta e, dopo aver adocchiato cosa si celasse dall'altra parte, rabbrividì. "Ora si spiega tutto."
"Che c'è?" chiese lei, raggiungendolo. "Che hai visto."
"Questo." disse Raffaele, indicando un enorme simbolo di color bianco dipinto sul legno della porta. Quasi ipnotizzati, osservarono a lungo le curve e le linee che si intersecavano in uno strano disegno.
"Dunque è questo che la blocca." ipotizzò Lucrezia.
"A quanto pare mio padre ha trovato il modo di fermarla. Ora ho capito cosa intendesse dire quella sera."
"E se lo rimuovessimo? Magari Maria sarebbe libera e raggiungerebbe subito Samantha e la salverebbe."
"Proviamo. Non abbiamo altra soluzione."
Tornarono all'interno dell'appartamento e si procurarono tutto l'occorrente, poi si misero all'opera. Fortunatamente i piani superiori erano deserti in quei giorni e dunque nessuno si sarebbe affacciato per curiosare. Utilizzarono ogni prodotto presente in casa, ma nemmeno l'alcool riuscì a scalfire la vernice bianca. Provarono a cancellarla in ogni modo, utilizzando anche le unghie, ma fu tutto inutile.
"Com'è possibile?!" si chiese Lucrezia, stremata dall'inutile sforzo.
"Temo che occorra qualcosa di più che della semplice candeggina." pensò Raffaele."Abbiamo a che fare con qualcosa di mistico, di potente."
"Sembra così incredibile."
"Dannazione!" sbraitò Raffaele sferrando un forte pugno alla porta, ma una voce rauca lo distrasse. Voltò il capo e assistette a qualcosa che non avrebbe mai immaginato; Maria stava piangendo.
Il fratello, nonostante le prime esitazioni, si chinò su di lei provando a prenderle la mano e, contro ogni aspettativa, la le loro dita si incrociarono. Raffaele pensò che molto probabilmente il misterioso simbolo avesse in qualche modo assorbito l'energia spirituale di Maria, costringendola nuovamente in un corpo di carne. La contemplò a lungo. Aveva due occhi bellissimi e i capelli lisci come se fossero stati appena curati, ma non parlò, limitandosi ad abbassare lo sguardo, forse vergognandosi per non essere riuscita a salvare Samantha.
"Devo andare." affermò Raffaele, dopo essersi alzato e aver lasciato delicatamente la mano a Maria.
"Ci hanno portato via i cellulari." osservò Lucrezia, dopo essersi infilata una mano in tasca.
"Già. Volevano impedirci di contattare la polizia."
"Quei bastardi hanno pensato proprio a tutto."
"Li fermeremo."
"E come?".
"Ora vado da Giorgio." annunciò Raffaele. "Tu rimani qui."
"Va bene..." obbedì Lucrezia, tenendo le distanze da Maria. Sapeva di non dover aver paura di lei, ma l'idea di restare in compagnia di un fantasma e per giunta essere in grado di vederla non poteva che causarle sensazioni contrastanti.
"Andrà tutto bene, vedrai."
"Riportala a casa, Raffaele."
Il giovane operaio annuì, poi corse via, ma prima di salire in auto si accorse di una brutta sorpresa. Le gomme della propria automobile erano state forate.
"Maledetti..." imprecò Raffaele, il quale fu costretto muoversi con le proprie gambe per accorciare la distanza tra lui e Giorgio il più rapidamente possibile. Il tempo stava per scadere.
Doveva fare in fretta.
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Ombre
Mystery / ThrillerNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
