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Ultimò il lavoro e, stremato, tornò a casa. Raffaele Pozzo, più di ogni altra cosa, desiderava tornare alla vita di tutti i giorni, quella che tanto aveva disprezzato prima della morte di Saverio e che ora rimpiangeva. Ma la stanchezza era anche dovuta alla nottata in bianco, passata a riflettere sull'incontro al Commissariato, dove tutti i parenti avevano dimostrato di essere degli ottimi bugiardi.

Raffaele non poteva a fare meno di pensare che Patrizio fosse stato mandato da Fausto, in accordo con Katia e nessuno aveva avuto remore a screditarlo, neppure il fratello, senza mostrare il minimo rispetto per la sua orribile fine. Il defunto cugino credeva che rapire Samantha sarebbe stato semplice, non sospettando l'orrore a cui stava andando incontro.

Entrò nel proprio appartamento, si svestì e scappò in doccia. In seguito scelse di occuparsi delle faccende domestiche, per tentare di spostare la mente sulla quotidiana lotta alla polvere. Poi, dopo aver passato l'aspirapolvere accese la televisione, guardando un po' di telegiornale mentre puliva la cucina.

Terminate le pulizie, appurato che non c'era altro che potesse fare per fare risplendere la casa e dal momento che Lucrezia era impegnata in un altro dei numerosi colloqui di lavoro che da qualche tempo occupavano gran parte delle sue giornate, Raffaele pensò all'unica cosa che ancora mancava: controllare la posta. Aprì la cassetta e ne ispezionò il contenuto. Bollette della luce, vari tipi di pubblicità e richieste di offerta alla Chiesa avevano invaso il piccolo spazio metallico mai adibito a buone notizie. Serrò le labbra, disilluso. Eppure, al termine della pila dei fogli, ne trovò uno che attirò la sua attenzione.

Era un biglietto piegato, probabilmente in quattro parti. Sul fronte c'era scritta una sola parola, scritta con un pennarello nero. Raffaele. Il primo pensiero che gli passò per la testa fu la possibilità che il clochard gli avesse lasciato un altro indizio, ma non poteva esserne certo. Dunque, tornò in casa e appoggio il foglietto sul tavolo, poi andò a cercare il portafogli, ancora nascosto tra gli abiti da lavoro.

Ne tirò fuori il biglietto che aveva trovato appena fuori dalla Chiesa e lo appoggiò di fianco all'altro. Osservò come le due scritture fossero molto diverse. Ordinata e di buona fattura quella del presunto Profeta e grossolana e frettolosa la seconda, segno che si trattava di un messaggio da parte di una persona diversa. Forse era un messaggio senza alcuna importanza e stava facendo tanto rumore per nulla, ma valeva la pena tentare.

Quando si decise ad aprilo, prese a esaminare il documento, scritto con lo stesso pennarello che aveva tratteggiato il nome del destinatario. C'era un elenco disordinato e caotico, con l'indicazione di alcune date che, a causa della pessima calligrafia, non erano di facile lettura. Sulle prime non riuscì a capire di cosa si trattasse e cosa volesse trasmettergli l'ignoto messaggero ma, dopo aver letto la seconda riga, tutto gli fu più chiaro e per poco non ebbe un mancamento.

Scorse una per una le varie date. 1990, 1965, 1940, 1915, 1890, 1865. Erano gli anni di redazione dei vari bilanci che Raffaele aveva trovato nello scatolone trafugato a casa del padre.

Era ovvio.

Qualcuno gli stava facendo capire che la strada che aveva seguito non era errata. Lo scatolone, che da tempo aveva accantonato nella speranza di trovare un collegamento che lo rendesse utile, poteva finalmente svelare alcune verità. Non aveva compiuto invano quello che considerava un gesto scellerato.

Sgranò gli occhi, passando alla lettura disordinata dei nomi scritti di fianco alle date. Maria, Giulia, Ernesto, Danilo, Emilia, Licia, Sandro e Marino. A ogni anno corrispondeva un nominativo.

Aveva nascosto lo scatolone nel mobiletto sopra l'ingresso delle stanze da letto, abbandonandolo nell'attesa di rispolverarlo per una buona ragione. Si alzò e si fermò di fronte a esso. Prese una sedia e vi arrampicò, dopodiché aprì l'anta e, tra varie cassette di legno e coperte ammuffiti prese ciò che gli interessava e lo depositò a terra.

Era quasi sicuro che le date trovate nel messaggio fossero le stesse indicate nei vari rendiconti, ma non voleva lasciarsi alcun dubbio. Aprì il cartone e ricercò i vari documenti, che aveva lasciato in cima agli altri onde evitare di dover passare ancora del tempo a rovistare per individuarli. Li prese e li appoggiò sul tavolo. Erano sei, come le date e i relativi nominativi. Apparentemente tutto coincideva.

Rimase qualche istante in silenzio, a riflettere sulla prossima mossa. Osservò il proprio tavolo, dove aveva posto da un lato i due foglietti e dall'altra aveva impilato le varie cartellette. Raffaele, ne era convinto; i suoi sospetti erano fondati. Eppure,, l'eventualità di avere ragione lo spaventava a morte.

Si precipitò a prendere il proprio computer portatile e, dalla fretta, fece cadere a terra la batteria, il cui tremendo impatto con il suolo gli fece temere in una sua rottura. Sarebbe stato un disastro dal momento che il PC era scarico e non avrebbe potuto svolgere le proprie ricerche. Attaccò il cavo e, con sollievo, appurò che la batteria era ancora funzionante. Poi, si collegò internet, attendendo la connessione battendo i piedi a terra.

Digitò la data del primo bilancio che gli capitò tra le mani affiancandovi il relativo nome, aggiungendovi il proprio cognome. 1990 Maria Pozzo. La ricerca gli fece trovare diverse voci, che esaminò una dopo l'altra. Oltre a varie Maria Pozzo presenti su social network e altre a capo di piccole o medie aziende, peraltro appartenenti a regioni diverse dalla Lombardia, non trovò nulla che si avvicinasse a una presunta parente. Provò con ognuna delle altre date, ma i risultati furono gli stessi. Tentò pure con i periodi risalenti all'800, ben conscio che sarebbe stato un buco nell'acqua se possibile maggiore e così fu.

Non c'era alcuna traccia nel web di qualche notizia risalente ai nomi indicati nel biglietto. Pensò che forse i suoi familiari avessero intrapreso un'opera di insabbiamento che, grazie alle loro conoscenze e potere, era riuscita a cancellare ogni traccia delle loro malefatte, di qualunque crimine si fosse trattato che, per Raffaele, era ancora un mistero. Dopotutto, se qualcuno lo stava avvertendo del collegamento tra le date e i nomi, significava che doveva battere quella strada.

Nonostante cercasse di negarlo a sé stesso, non poteva più fingere, immaginando bene a cosa fossero dediti i suoi parenti. Rapivano i membri della loro famiglia, bene attenti a non lasciare tracce e poi si occupavano di farli sparire, per qualche oscuro motivo. Ma perché, si chiedeva Raffaele, a distanza di 25 anni? Forse era un arco di tempo sufficiente per far calmare le acque per poi proseguire nei rapimenti senza destare ulteriori sospetti.

Certo, non si riteneva una cima nell'investigazione, come dimostrava la sua difficoltà nel cogliere i più semplici indizi, ma un'idea iniziò a balenargli per la testa. Ripetendola per la seconda volta gli parve assurda, ma non aveva voglia di restare fermo ad aspettare una soluzione migliore. Riteneva che, per quanto potessero essere bravi, non potevano aver cancellato ogni traccia. Sapeva dove andare.

Ma, doveva stare attento e agire con cautela perché, dopo il colloquio al commissariato, suo padre e il resto della famiglia sapevano che sospettava qualcosa.

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