Raffaele sbiancò, preso alla sprovvista dall'uscita del padre. Poi, le proprie emozioni mutarono, assumendo un diverso colorito. Ripensò al tentativo di rapimento di Samantha e ciò fece montare in lui una grande rabbia, ricordandogli il disprezzo che provava per colui che aveva il suo stesso sangue, ribadendo a sé stesso che un tale legame non era fondamentale.
"Hai ragione." disse alla fine Raffaele. "Finiamola con questa commedia."
"Ripeto. Perché ti trovi qui?".
"Credo che tu lo sappia."
Fausto alzò le braccia. "Non so di cosa parli."
"Io lo so invece."
"Non capisco perché tu ce l'abbia tanto con me."
"Incredibile... fai pure finta di nulla!".
A quel punto Fausto mutò espressione, mostrando un ghigno malefico, emblema di un manipolatore navigato. "Sei furente. Lo percepisco."
"Devi smetterla." gli intimò il figlio. "Rinuncia ai tuoi propositi, te ne prego."
"Rinunciare?".
"Si, fallo se hai a cuore tua nipote e se ti è rimasta un po' di umanità."
"E cosa ci guadagnerei in tutto questo."
"Molto." assicurò Raffaele. "Probabilmente otterresti il perdono per tutte le tue malefatte."
L'uomo rifletté qualche istante. "Il perdono, mmm... allettante. Eppure non posso, mi spiace davvero."
"Non puoi? Cosa vorrebbe dire?".
"Figliolo, ci sono cose che non puoi capire."
"Allora prova tu a spiegarmele."
"Ciò che tu vorresti venisse fermato è qualcosa che la nostra famiglia porta avanti da generazioni." gli raccontò il padre. "La nostra azienda è molto prestigiosa, come ben sai. E cosa ci da? Potere, fama e soldi; tutto ciò non può essere semplicemente accantonato."
Raffaele approfittò dello stato di esaltazione in cui versava il padre nei suoi sproloqui per adocchiare il tavolino situato di fronte a sé. "Quindi non intendi proprio rinunciare."
"Assolutamente. Preso riusciremo a raggiungere il nostro scopo. È solo questione di tempo, vedrai." affermò Fausto, compiaciuto.
Non demordeva e l'improvvisa crisi che aveva attanagliato la sua azienda era uno stimolo per dare un'accelerata ai propri piani. A un certo punto l'anziano si alzò dalla poltrona e si diresse verso il mobiletto, ove erano appoggiate diverse bottiglie di alcolici. Ne prese una, contenente whisky e ne versò il contenuto in un bicchiere di cristallo. Raffaele pensò che quello era il momento adatto. Suo padre si trovava di spalle e non poteva vederlo; era il momento. Prese dalla tasca la microspia e la attaccò sotto il tavolino. Aveva solo una possibilità, in quanto non c'era margine di errore. Fortunatamente, il minuscolo oggetto attecchì al legno, non ricadendo a terra. Subito dopo Fausto si voltò, ancora con la bottiglia in mano.
"Che maleducato, non ti ho chiesto se desideri qualcosa da bere."
"Sono a posto così." rispose il figlio, sorridendo forzatamente.
Fausto tornò a sedersi, sorseggiando il proprio drink lentamente, come se non vi fosse nessuno a parte lui nella stanza. D'altronde, era ciò che aveva fatto con lui per tutta l'infanzia, ossia ignorarlo. Certe cose, pensava il giovane, non cambiavano mai.
"Non puoi fare questo a tua nipote" tornò alla carica Raffaele, ancora convinto che ci fosse una speranza per il cuore nero del padre. "Ricordi quando giocavi con lei, quando la portavi al parco? Pensavo le volessi bene. Invece comincio a pensare che tu la coccolassi solo per preservarla per il tuo scopo."
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Ombre
Mystery / ThrillerNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
