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La tentazione di tenere Samantha all'oscuro del terzo decesso nella famiglia Pozzo da pochi giorni a quella parte fu davvero forte per Raffaele, il quale pensò che sarebbe stato saggio affidare la figlia alle cure di Diana e recarsi da solo al funerale, proteggendola così dalla paure che l'avrebbero afflitta una volta scoperta la verità. Tuttavia, dopo poco l'idea gli parve una colossale idiozia, in quanto non poteva assolutamente evitare che Samantha sapesse; era moralmente errato.

Eppure, nonostante il timore che mostrasse segni di cedimento a causa delle tragedie che si ammassavano una sopra l'altra, la piccola mostrò un'apparente calma, lasciando che il padre l'aiutasse a vestirsi, per poi recarsi all'ennesimo rito funebre che, a giudicare dalla piega degli eventi, poteva non essere l'ultimo. Al termine della cerimonia venne fissato per giovedi, il giorno prima della festa dei lavoratori, il colloquio con il sospettato numero uno, ossia Proietti che, almeno in base alle confessioni di Sonia, Raffaele sapeva essere innocente.

Recandosi alla stazione di polizia, il giovane operaio non poté fare a meno di chiedersi per quale motivo la zia avesse compiuto un gesto così terribile. L'unica spiegazione razionale che riusciva a darsi era il terrore che la donna provava, cercando di evitare di vivere quell'incubo ponendo fine alle sue sofferenze nel modo più estremo. Forse, pensava, in tal modo aveva facilitato il compito del killer, il quale probabilmente si era portato avanti sul macabro ruolino di marcia.

L'unico rammarico per Raffaele era stato non intuire le intenzioni di Sonia, che con la scusa di andare in bagno aveva avuto tutto il tempo per trovare la forza di farla finita e non era così riuscito a cavarle di bocca le parole che avrebbero dato un senso apparente alla vicenda.

Si era portata il segreto nella tomba.

Bussò alla porta dell'ufficio di Mario, il quale lo attendeva con Fausto seduto di fronte a lui. Entrambi fissarono il nuovo arrivato con fare serio e il preoccupato ospite intuì il motivo di quella ostilità, riconducibile all'imprevista visita a Sonia, culminata nel suo suicidio. Non c'era traccia di Gabriele. il quale certamente era con gli amici a giocare a qualche videogioco, non toccandolo minimamente la perdita di entrambi i genitori e dal momento che era maggiorenne, il patrimonio genitoriale sarebbe passato nelle sue mani e gli avrebbe consentito di vivere di agi fino a che la sua ingordigia lo avrebbe portato a dilapidare ogni risparmio.

"Com'è che si siete solo voi?" chiese Raffaele, cercando di deviare il discoso su altri binari.

"Stanno tutti aspettando fuori dalla sala interrogatori." lo informò Mario. "Ho chiesto loro di lasciarci soli per pare una piccola chiacchierata."

"Siediti." gli intimò Fausto.

Il figlio obbedi, non senza esitazione. La consapevolezza di ricevere una strigliata colossale non fu lenita dal fatto che nella stanza c'era colui che un tempo era stato il suo migliore amico e lo stesso Mario, trovandosi in un'importante posizione istituzionale, non avrebbe lasciato spazio ai sentimentalismi e certamente gliene avrebbe cantate quattro.

"Che ci facevi da Sonia Pozzo?" chiese finalmente l'Ispettore. Fausto si unì alla domanda, voltandosi verso Raffaele, il quale prese tempo per cercare di fornire una risposta convincente.

"Zia Sonia era la mia parente preferita e mio padre può confermare. Con lei avevo un rapporto speciale e sono andato a trovarla per accertarmi che stesse bene."

"Tanto bene non stava, dal momento che si è sparata un colpo in testa."

"Mi stai forse interrogando?" volle sapere Raffaele, inarcando un sopracciglio.

"Vogliamo solo capire." intervenne Fausto, facendo le veci del poliziotto. "Cosa vi siete detti quel pomeriggio?".

"Te lo ripeto, volevo solo confortarla. Però sembrava davvero sconvolta. Sei sicuro che tu non sappia qualcosa di più di questa faccenda?".

La contro-accusa mise sull'attenti l'anziano il quale, accortosi che lo sguardo dell'Ispettore si era posato su di lui, fece buon viso a cattivo gioco. "Probabilmente è come dici tu. Era talmente sconvolta per la morte di mio fratello e la tua presenza poco prima del fatto è solo una coincidenza."

Raffaele si accorse della falsità insita nelle parole del padre che sicuramente, al pari della defunta zia, conosceva ogni dettaglio di quella macabra faccenda. Sapeva però che non ci sarebbe stato modo per farlo parlare, in quanto un alone di paura serpeggiava tra la flebile armonia della famiglia Pozzo.

Per cui, si disse Raffaele, avrebbe indagato per conto suo. E avrebbe scoperto la verità.

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