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Finito di discutere con Padre Giorgio, Raffaele tornò a casa. Era tardissimo e la stanchezza si stava facendo sentire, amplificata dalla consapevolezza che poche ore dopo avrebbe dovuto recarsi al lavoro. La sua coinquilina, lungi dal riuscire dormire, era in piedi e lo aspettava in cucina, con una luce soffusa e una tazza di tisana in mano, mentre Samantha dormiva beatamente.

Lucrezia, rimasta a casa per badare alla piccola, moriva dalla curiosità; voleva sapere ogni cosa. Raffaele le aveva scritto un paio di ore prima, rassicurandola sul fatto che Mario fosse vivo, seppure in coma. Poi, come promesso, le raccontò ogni cosa. Alla narrazione aggiunse anche le ultime novità che Padre Giorgio gli aveva confessato poco prima di abbandonare l'ospedale.

La soluzione dell'enigma che per giorni l'aveva assillato si era rivelato nel modo più banale possibile, che peraltro lo stesso Raffaele aveva intuito; ossia aggiungendo le vocali all'incompleta parola MLCH. Giungere alla conclusione che si trattasse di Malachia non era un errore così grave, insomma.

Prima di lasciarsi con Giorgio, il giovane operaio gli aveva fatto notare di aver osservato un particolare affatto irrilevante, ossia i 25 anni di differenza tra un sacrificio e l'altro. Di certo non si poteva considerare una coincidenza. L'offerta umana era un pegno per ottenere qualcosa in cambio dalla presunta Divinità, ossia un dono la cui natura era ancora incerta per Raffaele.

Nemmeno il Parroco sapeva di cosa si trattasse.

E per ringraziare gli adepti l'idolo, aveva aggiunto Giorgio, faceva in modo che tutta la vicenda venisse insabbiata, di modo che nessun potesse risalire a coloro che avevano compiuto il sacrificio. Ecco come hanno fatto a far si che la scomparsa dei fanciulli passasse inosservata, pensò Raffaele. Nessun indizio, nessuna prova, era praticamente impossibile risalire ai colpevoli.

Poco dopo Lucrezia se ne andò a dormire, ancora incredula per ciò che aveva sentito. Anche Raffaele fece per andare a letto, ma la mente era altrove. Pensò al misterioso Geremia, nascosto chissà dove, con la sua aura enigmatica. Raffaele lo immaginava soddisfatto e appagato nell'aver tessuto i suoi fili, creando una trama intricata e non ancora chiara. Si sentiva una marionetta nelle mani di un giocoso burattinaio.

Poi, ancora una volta, pensò a lei. La fanciulla bionda che abitava da qualche tempo con loro. Chi sei? Avrebbe voluto domandarle Raffaele, sapendo che il suo appello sarebbe caduto nel vuoto. Sei ancora vicina, a vegliare su di noi? E poi accadde qualcosa. L'indomani si sarebbe chiesto se si fosse trattato solo di suggestione o se realmente sul muro di fianco al letto, illuminato dalla fioca luce dell'abat-jour, fosse apparsa un'ombra raffigurante una sagoma incredibilmente simile a quella della giovane. Magari si trattava davvero di lei, si disse Raffaele, forse è il suo modo per farmi sapere che lei è ancora qui. E per lui, ciò era più che sufficiente per sentirsi ancora di più al sicuro.

Fece per coricarsi ma si bloccò. Uno strano pensiero si impadronì della sua mente. Si trattava di qualcosa che non faceva da molto, molto tempo e, per quanto lo riguardava, credeva non lo avrebbe mai più fatto in vita sua. Eppure, in cuor suo sentiva di volerlo fare e non perché qualcuno glielo stesse imponendo. L'ultima volta che era successo era stato alcuni anni prima, durante la malattia di Lucia. Prima di allora, tante volte lo aveva fatto, senza tregua, sperando potesse servire a donare una speranza alla moglie. Ma, alla fine, lei se n'era andata in silenzio e le sue parole strazianti si erano perse nel vento.

Da allora, si era convinto dell'assoluta inutilità della preghiera. Nessuno lo aveva ascoltato, nonostante le continue e incessanti suppliche. Sicuramente Lui aveva altro da fare, si era detto. Eppure, era convinto che la sua preghiera fosse importante, che la vita di una persona valesse l'ascolto. Perché quella volta doveva essere diverso?

Ripensò a quello che una persona gli aveva detto dopo il funerale, che si era concluso con un Raffaele infuriato. Eppure, poteva capire cosa volesse dire. Diceva che da lassù venivano raccolti solo i fiori più belli, per rendere più bello il giardino del Cielo. E allora Lucia era stata chiamata. Ma egoisticamente Raffaele sapeva di amarla al punto che separarsi da lei era impossibile. Tuttavia, era rimasto solo con una missione importante; prendersi cura di Samantha.

La figlioletta era lì, sdraiata di fronte a lui, impegnata in un dolce riposo. Un pericolo antico la minacciava, anche se il suo viso beato sembrava essersi dimenticato dell'orrore che aveva visto. Raffaele, giunto al culmine della pazienza, avrebbe voluto correre dal padre e risolvere la questione con le cattive maniere, dal momento che nessuna pietà aveva per colui che era disposto a fare del male alla sua stessa nipote.

Eppure, sapeva che non sarebbe servito a molto. Quel male andava estirpato alla radice, in profondità. Il culto degli idoli era una malattia velenosa che era stata innestata nel suo della Valle. E, come un infezione, si sarebbe diffusa ovunque, infettando tutti coloro che avrebbero avuto la sfortuna di imbattersi in essa. Doveva fermarla, ma non solo per Samantha.

Doveva farlo per evitare che altre innocenti vittime cadessero nella trappola.

Certo, aveva perso la già non solida fede che aveva in Colui che fin da piccolo aveva imparato a pregare. Si era promesso di non voler più sentire parlare di religione, di racconti biblici e quant'altro. Ma sapeva che Qualcuno gli aveva affidato un importante missione. Perché proprio a lui tra tanti? Una semplice coincidenza. Non aveva la risposta, ma sapeva che in quel momento aveva bisogno più che mai di ritrovare la Fede persa. Solo grazie a essa sarebbe riuscito a portare a termine il proprio compito. Tutto i fili di quella storia si stavano tessendo in una stoffa oramai completa. Qualcuno diceva che le vie del signore sono infinite. E altrettanto intricati sono i suoi disegni, pensò Raffaele.

Dunque, scelse di compiere ciò che era giusto. Appoggiò le ginocchia ai piedi del letto, sopra il quale appoggiò i gomiti, prima di congiungere le mani e chiudere gli occhi, abbassando lo sguardo. E, con la mente libera, iniziò a pregare. Pregò per Samantha, per Lucrezia e anche per Lucia. Pregò per tutti coloro che erano stati vittima di quell'orrore e per quelli che, in ogni parte del mondo, avrebbero dovuto affrontarlo. E poi, alla fine, riservò una preghiera per sé stesso.

Doveva avere la forza per affrontare quella tragica sfida.

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