45

31 5 3
                                        

Che la caduta fosse stata accidentale o meno, Raffaele si lanciò all'inseguimento del clochard, svanito nel nulla. Non sapeva dove fosse fuggito, ma non era intenzionato a lasciarlo scappare. Svoltò l'angolo e prese a correre lungo lo stretto vicolo a cui bordi automobili mal posteggiate ostruivano il passaggio ma, di fronte a sé, dell'anziano non c'era traccia.

Al termine del vialetto, a pochi metri dalla strada principale del paese, si fermò a riprendere fiato, stremato dalla breve ma intensa corsa. Si era bloccato proprio di fronte al Municipio di Tovo, dove la lieve brezza fece ondeggiare la bandiera tricolore meticolosamente incastonata alla parete. Una donna, che forse aveva visto qualche volta, uscì dall'edificio con in mano alcune cartellette e, appena vide Raffaele, accelerò il passo e se ne andò, quasi intimorita dalla sua presenza.

Il giovane operaio, deluso, scosse la testa e girò i tacchi, pronto per tornare a casa. Non si spiegava come quel vecchio, che in un modo o nell'altro appariva per fornirgli un indizio, quella volta fosse solo comparso qualche istante, per poi vaporizzarsi. Forse ha intenzione di comunicare solo tramite i miei sogni, ipotizzò Raffaele, spremendosi le meningi alla ricerca di una risposta alla domanda che lo assillava, riguardante il Profeta Malachia.

Si avviò verso la propria abitazione, quando si accorse di avere una stringa della scarpa slacciata. Sbuffò, con un nervosismo a fior di pelle che lo portò a considerare quel lieve imprevisto come l'ultimo di una lunga lista di gravi eventi. Si accovacciò a fece per allacciare la stringa e, proprio in quel momento, un piccolo pezzo di carta bianco appoggiato al suolo attirò la sua attenzione. Lo prese in mano e si sollevò da terra.

Certo, quel foglietto poteva essere caduto di tasca a chiunque, compresa la donna che poco prima se l'era data a gambe, ma leggendo ciò che c'era scritto appurò che non si trattava di una coincidenza. Sembrava che quel polveroso pezzo di carta contenesse proprio la risposta che cercava. Analizzò il carattere della scrittura, decisamente curato nella calligrafia, con uno stile che sembrava davvero appartenere ad altra epoca, quando la bella grafia era virtù di pochi. Poi, rilesse nuovamente la frase.

Parla con il Pastore.

Raffaele sorrise, divertito dalla lettura di una parola – il Pastore - che non sentiva da tempo, da quando era stato costretto a seguire i corsi di Catechismo per poter ricevere i sacramenti della Comunione e della Cresima. Nonostante si ritenesse, a torto o a ragione, un ignorante in materia, conosceva benissimo il significato di quel termine. Sono uno stupido, si disse, appurando che la risposta che aveva di fronte a sé era quanto più scontata possibile. Era ovvio che doveva essere un Prete la persona adatta ad aiutarlo.

Eppure, si disse, la frase parlava del Pastore, non di uno qualsiasi, e di conseguenza chiunque avesse voluto fargli recapitare quel messaggio – e il clochard era in cima a quella lista – gli stava dando una strada ben precisa. Raffaele, voltandosi, capì che la soluzione era più vicina di quanto pensasse. La Chiesa paesana, costruita di fronte al Municipio, era solo l'ultimo di una serie di tasselli di un puzzle che Raffaele cercava di risolvere, per poi poter ammirare l'immagine del pericolo che stava affrontando.

Ma cosa posso chiedere al Pastore, si domandò, mentre contemplava il portone socchiuso della Chiesa, aperta per le confessioni pomeridiane. Nonostante la vicenda avesse un'impronta chiaramente religiosa, non poteva pensare che il Prete, solo perché Uomo di Dio, si sarebbe bevuto la sua storia. Avrebbe pensato in seguito alle parole giuste per esprimersi.

Dunque, si fece coraggio ed entrò.

Una volta nel Sacro fabbricato, una strana sensazione iniziò a tormentarlo. Si guardò attorno, appurando che il proprio ricordo della Chiesa era ben diverso con la realtà che aveva di fronte, ossia un'edificio più piccolo di quanto immaginasse. Ricordò il giorno in cui si era trasferito a Tovo di Sant'Agata, in cui la nuova padrona di casa gli aveva mostrato le potenzialità del paese, con tanto di giro panoramico concluso proprio di fronte alla Chiesa stessa.

"La domenica mattina c'è la Messa, mi raccomando." gli aveva detto. Raffaele aveva annuito sogghignando, vicino a Lucia, la quale conosceva l'avversione del marito per la tradizionale funzione domenicale. Già, Lucia. Se non era mai stato un fervente praticante, dopo la sua dipartita la voglia di frequentare la Parrocchia era diminuita se possibile ancora di più.

Notò alcune anziane signore intente a pregare e altri compaesani presi ad accendere con cura alcune candele, per onorare la memoria dei propri cari defunti. Poi si fece il segno della Croce, dimostrando rispetto per la sacralità del luogo, nonostante fosse passato parecchio tempo dall'ultima volta che aveva pregato. Da lontano, adocchiò il Crocifisso e non poté fare a meno di ricordare quanto avesse inveito contro lui e i Santi per avergli portato via la persona più importante della sua vita.

Tutto là dentro gli ricordava lei.

Avanzò tra le due file di panche di legno e, accorgendosi di avere le mani in tasca, le tolse prima che qualcuna delle Pie donne impegnante nell'atto di preghiera glielo facesse notare non troppo gentilmente. Fissò l'altare, sotto il quale era stata adagiata la bara di Lucia nel giorno del suo funerale. Da allora non era mai più entrato in quella Chiesa, ma un forte senso di tristezza e smarrimento lo colse, come se fossero passati pochi giorni invece di anni.

In seguito, si voltò a destra e contemplò il confessionale, ove una donna a lato di esso stava inginocchiata nell'atto di confessare sotto voce i propri misfatti e, vista l'età avanzata della stessa, Raffaele si chiese quale razza di peccati avesse commesso, escludendo che potessero uscire dalla cerchia della venialità. Fece spallucce e lasciò scivolare una mano lungo il fianco. Il Pastore che stava cercando forse era proprio li, a pochi metri.

Finalmente, l'anziana fece il segno della croce, seguendo la il ritmo della mano del Pastore nell'atto di donarle la benedizione, dopodiché si alzò e se andò lentamente. A quel punto Raffaele avanzò verso il rettangolo decorato, con le braccia dietro la schiena, con estrema timidezza. Non aveva idea di che aspetto avesse il Prelato, tanto meno non ne conosceva l'età e il nome, nonostante Samantha, che frequentava il suo Oratorio, lo avesse certamente nominato nel mezzo dei polpettoni di parole che gli propinava ogni giorno.

Nel momento in cui le tendine del confessione iniziarono ad aprirsi, Raffaele iniziò ad agitarsi. Ne uscì un uomo in tunica nera, dalle chiari origini centrafricane, dalla pelle scurissima, che non doveva avere più di quarant'anni. Era molto alto il suo sguardo serio e al tempo stesso sereno accompagnò la lenta camminata, quasi non volesse violare quel luogo di preghiera con il fragore suoi passi. Senza perdere tempo Raffaele gli andò incontro, prima che qualcuna delle morigerate parrocchiane se lo accalappiasse.

"Piacere di conoscerla" esclamò Raffaele porgendo la mano all'uomo, mostrò sorpreso dalla sua vigorosa apparizione. "Mi chiamo Raffaele Pozzo e ho una figlia che frequenta il suo oratorio."

"Piacere mio." rispose il Parroco in un perfetto italiano, mostrando un caloroso sorriso, facendo intuire a Raffale che di africano aveva probabilmente solo l'origine. "Sono Padre Giorgio. Lei è il padre di..."

"Samantha."

"Oh, certo, Samantha, brillante ragazzina, molto intelligente. E parecchio vivace, se posso aggiungere."

"Può aggiungerlo tranquillamente." concesse Raffaele, sorridendo. "Di certo a quella bambina non mancano le energie."

"Che cosa posso fare per lei, Raffaele?" tagliò corto Padre Giorgio. "Non ricordo di averla mai vista qui."

"Ecco... è complicato." si giustificò il giovane operaio, sperando di non incappare in una brutta figura ancora prima di cominciare."

"Vuole confessarsi?" gli venne in soccorso il Parroco.

"A dire il vero, vorrei parlarle di una certa questione. Non ci conosciamo, lo so, ma credo lei sia la persona giusta a cui rivolgermi."

Senza porre alcuna domanda, Padre Giorgio gli sorrise. "Certo, non c'è nessun problema, sono qui per questo."

"Grazie, è molto gentile."

"Si figuri. Prego, mi segua."

OmbreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora