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Una volta tornati a Valle si lasciarono con la promessa di risentirsi non appena uno dei due avesse avuto novità. Avevano abbandonato la montagna senza spunti per proseguire le indagini, rendendo frustrante l'epilogo del viaggio.

Passarono così alcuni giorni senza alcun avvenimento degno di nota, in cui tutto appariva tranquillo, forse troppo. In quella settimana di quiete apparente Raffaele andò spesso a trovare Mario, sempre prigioniero del coma che lo proteggeva, ma il senso di colpa non svaniva. Si aspettava che da un momento all'altro accadesse qualcosa e non sapeva che di lì a poco un tragico evento avrebbe colpito nuovamente la comunità. Eppure Raffaele lo sapeva, gli era stato confidato da Luca, ma in quei giorni non ci aveva pensato più di tanto.

Di Lunedì, il 27 del mese di maggio, ne ebbe la conferma.

Raffaele prese coscienza della notizia quasi per caso. Una mattina, mentre si concedeva una rapida colazione al bar vicino a casa, riuscì ad agguantare il quotidiano che solitamente era veniva tenuto a lungo in ostaggio dai pensionati del paese, i quali ciarlavano senza nemmeno leggere un articolo. Guardò la prima pagina e la spulciò distrattamente, quando il suo sguardo incrociò l'enorme scritta che recitava il cognome Pozzo.

Incuriosito, lesse il titolo, rischiando di strozzarsi. Non poteva crederci; eppure il trafiletto non poteva mentire. Il giornalista sosteneva con certezza che la gloriosa azienda dei Pozzo iniziava a mostrare preoccupanti segni di recessione, i primi nella lunga vita della florida impresa.

Poco dopo tornò a casa, sintonizzando la televisione sul TG locale, che sarebbe iniziato di lì a poco. Proprio come immaginava, era la notizia del giorno. Dopo la breve introduzione, una quantità ingente di giornalisti armati di microfoni e telecamere erano pronti a intervistare i presunti responsabili della crisi, attendendoli fuori dall'edificio aziendale.

Quando finalmente lo schermo inquadrò Fausto che abbandonava l'edificio accompagnato dalla sorella, che gli stava a fianco, iniziò l'assalto. Il proprietario dell'azienda iniziò a imprecare e a gesticolare, intimando gli avventori di lasciarlo stare, fino a che un paio di energumeni assoldati come guardie del corpo fecero spazio ai due fratelli, che poterono finalmente raggiungere l'auto e andarsene. Katia era rimasta impassibile per tutto il tempo, recitando la parte della donna indistruttibile. Poco prima che le immagini lasciassero spazio allo Studio del Direttore del TG, Raffaele intravide una telecamera che cadeva a terra dopo una tremenda botta.

Il giornalista, comodamente seduto dietro la scrivania, parlò di crisi economica, di un numero ingente di clienti persi, ma a parte questi particolari venne a galla una nuova questione, che certamente nessuno avrebbe potuto collegare all'azienda Pozzo, vista sempre come sinonimo di correttezza e pulizia. Saltò fuori l'ipotesi di un grave reato, quello di bancarotta fraudolenta, con annessa connessione a brogli, mazzette e anche a possibilità di corruzione.

Raffaele non aveva mai avuto interesse a far parte dell'attività lavorativa familiare e, nonostante il risentimento nei confronti dei parenti, non avrebbe mai pensato a espedienti illegali per il buon andamento degli affari, a parte l'ovvia scoperta di un rito in grado di dare prestigio alla Casata. A quel punto, una domanda era d'obbligo; i Pozzo erano da sempre ricorsi a scorciatoie criminose e qualcuno si era adoperato a insabbiarle accuratamente? E ora, insoddisfatto, questo qualcuno aspettava qualcosa in cambio prima di ristabilire l'ordine e il prestigio che regnava in precedenza?

Luca ne aveva parlato, sapendo con certezza che ciò sarebbe accaduto presto. Eppure, pensava Raffaele, non si trattava solo di quello. In biblioteca, spulciando tra i vecchi quotidiani, si era imbattuto in quell'articolo datato 1865, in cui si affermava, distaccandosi dal succo del trafiletto, che l'Azienda Pozzo aveva avuto un boom economico senza precedenti e lo stesso giornalista si era chiesto cosa potesse avere innescato tale meccanismo. E ciò, casualmente, era avvenuto non molto tempo dopo la scomparsa di quel primo ragazzino. Certo, da allora la sua famiglia poteva aver commesso ogni genere di azione illegale; brogli, evasione fiscali e sperimentazioni illegali. Prima, tutto ciò era coperto da una forza invisibile, ma ora non più e ciò significava solo una cosa.

Il tempo a disposizione per i Pozzo era terminato.

Quel pomeriggio Samantha era ospite a un compleanno di una compagna di classe, al quale era stata invitata da tempo e Raffaele se n'era scordato. A suo tempo aveva incaricato Daria di accompagnarla alla festa ma ora, preoccupato per l'incolumità della figlia, pensò di aver sbagliato. Lucrezia tentò di tranquillizzarlo, ricordandogli che Samantha era protetta, ma ciò non era sufficiente per il giovane operaio, che chiamò Daria dicendole che quel pomeriggio era libera, in quanto la piccola l'avrebbe accompagnata lui stesso. Alla festa ci sarebbero stati anche altri genitori e l'idea di controllare la figlia in mezzo a tanta altra gente pareva la cosa migliore. Non voleva lasciarla sola nemmeno un minuto.

Più tardi, vedendo la figlia giocare e divertirsi con gli altri bambini nel soggiorno dell'abitazione che ospitava il compleanno, parve quietarsi. Temeva che l'orribile parentado potesse tornare alla carica da un momento all'altro e anche in mezzo a tanta gente nulla avrebbe impedito loro di agire. La crisi in cui era sprofondata l'azienda e la paura di cadere in un'angosciante povertà poteva portarli a gesti estremi. Più tardi il giovane operaio si allontanò dalla ressa e andò in giardino dove, con in mano un analcolico in un bicchiere di cristallo, si appoggiò allo steccato e fissò la strada.

"Alla fine è successo. Come avevi detto." disse Lucrezia, che nel frattempo lo aveva raggiunto.

"Già. Sembra assurdo."

"Finora ce la siamo cavata."

"Non basta. Per essere sicuri che non accada nulla dovremmo fermarli, in ogni modo."

"Ci sono limiti che non possiamo superare, Raffaele. E lo sai bene."

Raffaele sospirò. "Forse hai ragione."

"So che hai paura, ma ne abbiamo parlato fino allo sfinimento. Samantha è protetta. Ci sei tu, io e... lei."

"Lo so, ma non mi sento comunque tranquillo."

"Credo sia normale per ogni genitore. Non ho figli ma penso di sapere come ti senti."

"Mio padre ci riproverà, questo lo sai." affermò Raffaele, senza distogliere lo sguardo dall'asfalto.

"E come credi che farà? Sa che c'è qualcuno nascosto nell'ombra che ostacola i suoi piani, ma non credo sappia che si tratti di uno spirito."

"Sai" cambiò discorso il giovane operaio. "Recentemente ho notato qualcosa."

"Che cosa?".

"La fanciulla non ha più ucciso nessuno. Si è fermata. Come lo spieghiamo ciò."

Lucrezia rifletté. "Forse il suo compito era iniziare la missione, dare un impronta decisa. Ora invece tocca a te."

Raffaele sorrise nervosamente. "Peccato che io non possiedo i poteri di un Angelo della Morte."

"Non parlo di quello e non credo nemmeno che la tua missione consista nel fare del male a qualcuno. Pensaci. Se ti è stato affidato questo compito, c'è un motivo."

"Si inventerà qualcosa." ripeté Raffaele, il quale non riusciva a levarsi dalla testa quell'unico pensiero. "Dobbiamo agire in anticipo, d'astuzia."

"E come intendi fare? Vorresti forse spiarli."

Quelle parole risuonarono nella mente di Raffaele, il quale parve illuminarsi. "Sai, non è una pessima idea."

"Come?! No, invece. Io stavo solo scherzando!".

"Io no, invece."

Lucrezia lo guardò seria. "Non fare cose avventate, te ne prego."

"Certo che no, è solo un'idea..." assicurò Raffaele anche se, nella sua testa, un semplice ma ingegnoso piano si stava materializzando.

OmbreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora