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Accomodatasi alla scrivania, Daria scelse la luce dell'abat jour, amando studiare al buio con una fioca illuminazione. Aprì il libro di filosofia, sperando di levarsi di impiccio quella materia che non amava per nulla ma l'avrebbe affrontata nell'imminente colloquio universitario, di lì a pochi giorni. Avendo scelto la carriera della studentessa-lavoratrice, si era abituata a studiare di notte e, se nei primi tempi aveva avuto problemi legati alla stanchezza, ora rappresentava la normalità.

Abbandonando per qualche istante la concentrazione, spostò la mente ai tragici avvenimenti che stavano funestando un piccolo luogo che, per quanto ne sapeva, era sempre stato esente dagli orrori che si erano manifestati di recente. Non aveva alcuna idea di quale scintilla avesse innescato quel meccanismo di morte dal quale voleva restare estranea, nonostante fosse a stretto contatto con la famiglia che il sedicente assassino seriale aveva deciso di prendere di mira. Terrorizzata da tali pensieri, tornò al noioso paragrafo del libro di filosofia.

Un improvviso rumore la destò. Rimase immobile qualche istante, poi fece spallucce e lesse l'ultima frase del foglio prima di cambiare pagina. Un fragore simile al precedente tornò a farsi udire, molto meno distante. Un forte brivido le percorse la schiena, forse suggestionata dalle riflessioni di poco prima. Dopo la seconda pausa, il rumore del tutto simile a quello provocato da una maniglia che si abbassava le invase i timpani. Sembrava che chiunque fosse intento a provocare quel fastidioso cigolio si stesse impegnando a rendere il movimento il più lento e inquietante possibile.

Daria lasciò trascorrere diversi secondi, incollata alla sedia. Eppure, sentiva che non poteva semplicemente lasciare perdere, ma doveva indagare, sperando che i rumori non provenissero dall'interno dell'abitazione. Con il terrore dipinto in volto, scelse di andare a controllare.

Frugò nel primo cassetto dell'armadietto bianco situato dietro il letto e ne prelevò una minuscola torcia elettrica. Premette il pulsante e l'accese, dopodiché aprì la porta della stanza, attraversò i due metri scarsi di corridoio e si avvicinò alla porta scorrevole che conduceva al soggiorno, aprendola lentamente con i polpastrelli delle dita Poi, entrò nel locale e puntò la luce verso il letto di Samantha e, non essendo capace di regolare il flusso di illuminazione, rischiò di abbagliarla.

Con una punta di sollievo, appurò che Samantha stava beatamente dormendo. Tuttavia, la giovane non volle accontentarsi del fatto che la bimba stesse bene e svoltò a destra, verso l'ingresso. Camminando quasi in punta di piedi, si avvicinò alla porta, nascosta dall'angolo di muro alla cui sinistra c'era la stanza per gli ospiti. Daria, tremolante, realizzò che se davvero qualcuno entrato in casa, la luce della torcia poteva rendere l'intruso cosciente della sua posizione, ma non poteva nemmeno spegnerla, rischiando di cozzare contro pareti e oggetti a causa del buio.

Una volta svoltato l'angolo, illuminò il rettangolo d'ingresso, che a prima vista sembrava chiuso. Tirò un sospiro di sollievo, pensando che il rumore che aveva sentito provenisse dal piano superiore, a causa del tardivo rientro in casa degli inquilini. Per non lasciare adito a sospetti, appoggiò la mano sulla maniglia e la abbassò, facendo per aprirla. Con orrore, scoprì che i propri sospetti erano fondati.

La porta era aperta.

Prima di poter avere il tempo di pensare come agire, venne colpita violentemente al capo e la botta le fece perdere i sensi. Alle sue spalle, l'aggressore la cinse per i fianchi e, facendola sedere, l'appoggiò alla parete. La losca figura si premurò poi di serrare l'uscio, prima di prendere la torcia elettrica da terra. Poi svoltò l'angolo e puntò la luce verso il letto di Samantha. Dopo pochi istanti si diresse verso di lei.

In scioltezza, l'intruso si avvicinò al letto. Alzò la mano e puntò la luce della pila sulla bambina, quasi con arroganza, come se non gli importasse granché essere scoperto. Dopotutto la bimba dormiva beatamente e non si era accorta di nulla, al contrario di Daria che invece aveva intuito che qualcosa non andava e ora giaceva a terra svenuta, incapace di soccorrere la sua protetta.

Sicuro di sé, il losco figuro accostò il letto, con i propri scarponi che causavano un baccano tremendo impattando il suolo, segno che non si trattava di un professionista, come dimostrava l'assoluta incapacità di non provocare frastuono prima di entrare in casa. Poco dopo, distrattamente, schiacciò con la scarpa uno dei giochini in plastica che Samantha era solita a lasciare a terra. A quel punto, Samantha aprì gli occhi. La scura immagine di un individuo, nascosto dal bagliore accecante della luce accompagnò il suo brusco risveglio.

Fece per gridare, ma una mano le tappò la bocca, impedendole di attirare l'attenzione dei vicini. La piccola tentò di scappare, ma l'individuo prontamente gettò a terra la torcia e con la mano libera la bloccò, negandole ogni tentativo di fuga. Nonostante ciò, Samantha prese a dimenarsi come un ossessa, provando a gridare e mordere il palmo della mano che le serrava le labbra, senza successo.

A quel punto, l'aggressore la sollevò dal letto con irruenza. Se la caricò sulle spalle, non preoccupandosi di essere delicato e di non farle male. Samantha, non arrendendosi, tentò un ultimo disperato tentativo di salvezza, muovendo gambe, braccia e denti, utilizzando tutte le energie di cui disponeva ma, purtroppo per lei, la presa del suo rapitore era troppo forte.

Piena di orrore e paura, Samantha smise di agitarsi e si lasciò cadere sulla spalla del rapitore, impotente e affranta. Eppure, qualcosa di strano attirò la sua attenzione. Di spalle all'aggressore, vide qualcosa muoversi e prendere forma nel cerchio di luce disegnato sul pavimento dalla torcia. Sulle prime la bimba non capì di cosa si trattasse, ma quando un'immagine nera comparve di fronte a suoi occhi, tutto fu chiaro.

Era un'ombra.

La scura immagine si mosse lentamente verso di loro, fino ad assorbire l'illuminazione che le aveva dato vita. Sconvolta, Samantha spalancò gli occhi e accennò a urlare, ma l'aggressore, il quale rischiò di perdere l'equilibrio, si bloccò e prese a scuoterla, intimandole di non fiatare. Udita quella voce, la bimba trasalì. Era chiaramente una voce maschile e la piccola la conosceva bene.

Nel frattempo la sagoma scattò rapidamente verso di lei. Samantha, colma di orrore, chiuse gli occhi, incapace di dare una spiegazione a quell'orrore. Ma, pochi istanti dopo, la piccola udì le urla dell'aggressore, il quale perse la presa, facendola cadere a terra.

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