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Un'ora più tardi Samantha dormiva beatamente nel mezzo del divano letto, dove avrebbe passato il resto della notte. Raffaele la osservò seduto pochi metri più distante, attorno al tavolo sopra cui aveva appoggiato una tazza di tisana, sperando che le sue proprietà rilassanti lo aiutassero a quietarsi. Forte era stato lo spavento per aver visto la figlia catapultarsi sopra di lui con in volto un'espressione di terrore senza precedenti.

Il giovane operaio continuava a mischiare lo zucchero nella tazza, senza staccare gli occhi da Samantha, con un movimento ripetitivo che Lucrezia interpretò come sinonimo di inquietudine. Seduta di fronte a lui, decise di affrontare la questione una volta per tutte. "Vuoi dirmi cosa sta succedendo?".

Raffaele, quasi cadendo dalle nuvole, interruppe la vogata e guardò la donna. "Scusa, hai detto qualcosa?".

Senza innervosirsi, Lucrezia lo fissò dritto negli occhi, senza permettergli di distogliere lo sguardo. "Non sono stupida. So che c'è qualcosa che ti turba. Lo capisco dai tuoi atteggiamenti, dal fatto che sei sempre pensieroso. Vuoi dirmi una volta per tutte cosa sta succedendo?".

"Nulla, assolutamente nulla. Davvero..."

"Smettila di mentire!" lo rimproverò spazientita Lucrezia, tenendo basso il tono di voce per non svegliare Samantha. "Senti, mi hai offerto la tua protezione e hai preteso che accettassi senza replicare. Ora sono io che chiedo qualcosa a te. Ti prego, apriti una volta per tutte e dimmi quale grave pericolo aleggia su di noi. E non mi sto riferendo solamente al presunto assassino."

Raffaele sgranò gli occhi, meravigliato. Che Lucrezia fosse una donna incredibilmente arguta non l'aveva mai dubitato, ma era giunta a capire da sola qualcosa che nemmeno lui riusciva a spiegarsi. Sapeva che avrebbe offeso la sua intelligenza nel caso avesse deciso di perseverare nelle proprie menzogne, ma in che modo poteva spiegarle la realtà dei fatti? Si mise una mano in testa, incapace di trovare una risposta.

"Non mi crederesti mai."

"Questo fallo decidere a me." replicò duramente Lucrezia.

Raffaele la scrutò attentamente, toccandosi il mento. Era una donna determinata, non c'era che dire. Sapeva di non potere scappare e, senza via di fuga, doveva prendere una decisione; mentire o dirle la verità. Certo, poteva inventarsi una storiella credibile per spiegare il proprio momento di difficoltà, ma guardando gli splendidi occhi di colei che, giorno dopo giorno, gli stava entrando nell'anima, non era una cosa che pensava di riuscire a fare.

"E va bene." disse il giovane operaio, sospirando, convinto che si sarebbe pentito di tale scelta. "Ti racconterò ogni cosa."

La narrazione, seppur breve, condensò in coincise parole tutte le stranezze che Raffaele era stato costretto suo malgrado a subire nel corso degli ultimi giorni. L'incontro con il clochard e il sogno della bambina seduta sulla sedia, la visione di entrambi lungo il corso del fiume Giordano, la promessa che presto avrebbe scoperto tutto e infine l'intrusione a casa del padre per rubare uno scatolone che magari non aveva nessun valore ai fini delle indagini.

"Quindi" intervenne Lucrezia, dopo aver ascoltato attentamente ogni parola. "Quando Samantha ti ha parlato di qualcuno seduto sulla sedia hai pensato alla misteriosa ragazzina bionda?".

"Già. Assurdo, vero?".

"Tutto quello che sta succedendo è assurdo. E, per quanto vale, non penso che tu sia impazzito. Ti credo."

Raffaele, stupito, si passò una mano tra i capelli, quasi si fosse liberato da un grosso peso. "Non sai cosa significhi questo per me."

"E ora? Che cosa facciamo?".

Il giovane operaio scosse la testa. "Il misterioso vecchio mi ha detto di aspettare. Quindi, anche se non è facile, dobbiamo avere pazienza."

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