In previsione del weekend, Raffaele si era premurato di improvvisare una chiamata ai genitori di Lucia, chiedendo loro se avessero piacere a occuparsi di Samantha per un paio di giorni. I nonni accettarono entusiasti, dal momento che da qualche tempo erano davvero pochi i momenti in cui avevano occasione di dedicarsi alla nipote e, dopo la triste dipartita della figlia, ospitarla era una grande gioia.
Anche se rendere felici i cari vecchietti poteva rientrare in parte nella decisione di Raffaele, il vero motivo era costituito dalla sopravvenuta esigenza di proteggere Samantha dal potenziale pericolo di un serial killer vendicativo, con la speranza che trascorrere del tempo giocando e divorando dolci potesse distoglierla dai pensieri che da qualche giorno disturbavano il suo sonno. Dopo la notte in cui avevano dormito insieme, era tornata a giacere in camera propria, forse per paura di sembrare paurosa ma Raffaele le avrebbe concesso di restare con lui per tutto il tempo che desiderava, senza farglielo pesare.
Dal canto suo, il giovane operaio approfittò della giornata libera per occuparsi della questione che stava letteralmente decimando la famiglia Pozzo. Se Mario non gli avesse fatto ascoltare quel messaggio registrato in segreteria il suo interesse per la vicenda si sarebbe limitato alla serrata protezione della figlia, ma la stranezza degli eventi e quel sogno che non smetteva di inquietarlo, lo convinsero che doveva andare fino in fondo.
Si sarebbe recato da Sonia, fresca vedova.
Certamente l'amico Ispettore non avrebbe gradito questa intromissione, dato che gli aveva passato informazioni riservate e se la donna avesse scoperto che un piccolo Funzionario aveva spifferato il segreto relativo all'ultima chiamata del marito, avrebbe potuto creare un caso di proporzioni colossali.
Raffaele non voleva arrecare alcun danno alla carriera di Mario, ma voleva saperne di più su quell'ombra che, in base alla chiamata di Demetrio, li aveva trovati. Quelle parole sembravano avvalorare la teoria di un maniaco seriale, oltre al fatto che sia lui che la moglie parevano sapere di chi si trattasse.
Avvinto dalla calura primaverile, scelse di portare con sé solo una giacchetta leggera. Partì di primo pomeriggio per Grosio, raggiungendo la casa di Sonia in pochi minuti, nascondendo sotto gli occhiali da sole una preoccupazione non troppo velata.
Sapeva per certo che Sonia non lavorava, in quanto aveva lasciato la propria carriera lavorativa da pubblicitaria, campo nel quale era molto promettente, nel momento in cui era nato Gabriele. Sulle prime si era convinta della bontà della propria scelta, che era stata più un obbligo unilaterale imposto dal marito, il quale desiderava una presenza assidua della donna nella vita del figlio, al fine di impartirgli un'educazione completa. Ora, Raffaele era ben conscio del fatto che Sonia avesse cercato di essere la madre migliore del mondo, ma a quanto pare l'aura di arroganza e superficialità che distingueva la famiglia Pozzo non aveva lasciato superstiti. O quasi.
Parcheggiò a inizio paese e percorse un centinaio di metri a piedi. Poi, giunto di fronte all'abitazione, suonò il citofono. Sapeva che il dolore per la perdita del marito non era ancora svanito e poteva essere indelicato presentarsi dopo così poco tempo, senza contare che Sonia era una dei pochi esponenti della famiglia Pozzo che rispettava davvero. La ricordava come la zia preferita, quella sempre sorridente e gentile, colei che sicuramente non meritava tutto ciò che stava accadendo.
Ma, una volta aperto il portone, seppe che non poteva più tirarsi indietro.
Apparì un volto pallido, emblema di un fittizio dipinto di normalità e un sorriso che in realtà non le apparteneva. Nei pochi istanti in cui Raffaele ebbe occasione di rimirarla, poté appurare con certezza che dalla morte del marito erano state ben poche le ore in cui era riuscita a dormire, spendendo la restante parte del tempo a crogiolarsi nel proprio dolore fumando una sigaretta dopo l'altro, reiterando a dismisura un vizio preso da ragazzina.
I loro sguardi si incrociarono, quasi la donna lo stesse sfidando a un gioco in cui il primo che avesse abbassato gli occhi avrebbe decretato la propria sconfitta e proprio questo sperava Sonia, affinché l'indesiderato ospite abbandonasse la sua proprietà il prima possibile. Invece Raffaele resistette, determinato a fare ciò per cui si era messo in viaggio e alla fine fu la vedova Pozzo a chinare il capo.
"Entra pure." gli disse Sonia, schiudendo ulteriormente l'uscio. Il giovane operaio non esitò e oltrepassò la soglia d'ingresso, seguendo la padrona di casa nel soggiorno. La osservò; indossava abiti smussi e sudici, con una vecchia gonna lunga che si intonava alla perfezione con il periodo di lutto che la stava logorando dall'interno. I capelli castani non troppo lunghi e lisci furono tutto ciò che la donna gli concesse di vedere prima di voltarsi verso di lui e mostrargli un sorriso forzato.
Troppo forzato.
Raffaele resistette all'impulso di chiederle come stava, in quanto era una domanda tanto stupida quanto scontata, alla quale la novella vedova avrebbe risposto con un altrettanto ovvia replica, con tanto di scrollata di spalle.
"Gabriele è in casa?" le chiese infine.
"È uscito con degli amici." affermò Sonia, fingendo di sistemare gli oggetti già perfettamente ordinati sulla superficie piana di un tavolino, segno che non si sentiva tranquilla. Dal canto suo, Raffaele non poté che confermare i propri sospetti sull'indolenza del cugino, il quale non cessava di mostrare la propria natura di essere menefreghista ed egoista. La voglia di prenderlo a pugni aumentava sempre di più.
"Posso offrirti qualcosa da bere?", volle sapere la Zia, toccandosi i capelli. Probabilmente si trattava della solita richiesta rituale descritta dai manuali sull'accoglimento dell'ospite, ma Raffaele la prese alla sprovvista accettando l'offerta.
"Un bicchiere d'acqua, grazie."
La donna annuì, poi andò in cucina. In realtà Raffaele non aveva sete, ma aveva guadagnato alcuni secondi preziosi, durante i quali avrebbe rifletto sulle parole introduttive della sua indagine. Era un discorso delicato, di conseguenza doveva cercare di porre la propria questione nel modo meno traumatico possibile, altrimenti avrebbe rischiato di sortire l'effetto opposto, non riuscendo a ottenere alcuna informazione utile.
Sonia tornò poco dopo con il bicchiere d'acqua appoggiato su un vassoio. Era sempre stata una donna precisa ed elegante e anche nei momenti peggiori la propria maschera di sicurezza, seppur pericolosamente, si reggeva con una flebile cordicella.
"Accomodati pure." disse la donna. Raffaele obbedì e si accomodò in poltrona. Sonia appoggiò il vassoio sul tavolino e l'ospite afferrò subito il bicchiere, bevendo qualche sorsata. La vedova attese pazientemente e, pochi istanti dopo si sedette di fronte a lui.
"Come mai da queste parti?" gli chiese lei. "Se sei passato per vedere come sto, ti assicuro che va tutto bene."
Il tenore delle menzogne della zia era evidente, ma Raffaele sapeva che non doveva lasciarsi bloccare dalla sua sofferenza. "In parte è questo il motivo della mia visita, ma in realtà c'è dell'altro. Vorrei porti alcune domande."
La donna unì le gambe, appoggiandovi sopra il gomito, quasi a volersi chiudere in un guscio di protezione. "Riguardo a cosa?".
Con tutti i segnali ricevuti remanti in senso favorevole ai propri sospetti, Raffaele abbandonò ogni proposito di delicatezza e gradualità, per sganciare la bomba.
"Zia... cosa sai dirmi sulle ombre?".
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Ombre
Misterio / SuspensoNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
