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"Innanzitutto voglio esprimervi il mio cordoglio per le recenti perdite." esordì l'Ispettore, sedendosi. Fausto annuì, tralasciando i convenevoli. Raffaele abbozzò un sorriso nervoso.

"Comunque sia", proseguì l'uomo, "dopo il primo omicidio abbiamo avallato molte ipotesi: dal pazzo maniaco, a una aggressione finalizzata alla rapina, finanche a un attacco di una bestia feroce. Sapete, i recenti avvistamenti di orsi e lupi sulle nostre montagne ci hanno costretto a non scartare tale teoria, soprattutto a causa delle profonde ferite ritrovate sul corpo. Ma in seguito al secondo omicidio, che presenta analogie non trascurabili con il primo, è chiaro che non si tratta di una coincidenza. A questo punto, devo porvi la fatidica domanda."

"Vuole chiederci se ci siamo fatti dei nemici." esclamò Fausto con sicurezza.

"Sospetta qualcuno?" chiese il poliziotto, per nulla stupito dall'intelligenza dell'anziano, del quale aveva frequentato la casa in qualità di compagno di giochi del figlio.

"Sono un imprenditore di successo e il mio nome ha creato un'ampia cerchia di nemici, non lo nego. Ma in questo caso i miei sospetti non sono rivolti a qualche imprecisato e geloso rivale."

"E a chi allora?" domandò Mario. Raffaele si unì alla richiesta con lo sguardo.

"Se ti dicessi Samuele Proietti?".

L'Agente rifletté. "Certo, è un fatto che risale a un paio di anni fa. Il dipendente che ha licenziato."

Fausto annuì. "Proprio lui."

"Di cosa state parlando?" si intromise Raffaele, da sempre estraneo agli affari di famiglia.

"Parliamo di un poveretto che è stato abbandonato dalla moglie." gli spiegò il padre. "Sosteneva che la donna gli avesse portato via la casa e prosciugato il conto in banca e, essendo deputato alla contabilità della nostra azienda, aveva la disponibilità materiale del nostro denaro, del quale iniziò a impossessarsi. Ma il capo Ragioniere è una persona meticolosa e si accorse degli ammanchi, ragion per cui mi informò subito di tali fatti."

"E tu lo hai licenziato." appurò Raffaele, senza alcun biasimo.

"Certo che no!" protestò stizzito Fausto. "Sono un uomo rude, ma posso capire quando un lavoratore è in difficoltà!".

"Dunque che hai fatto?".

"Gli offrii un aumento di stipendio, dietro promessa che avrebbe smesso con i furti."

"Lui la mantenne?".

Fausto scosse la testa. "Inizialmente si. Ma dopo alcuni mesi la storia ricominciò. Cerca di capirmi, non era solo per i furti ma per una questione di prestigio! Che reputazione ci saremmo fatti se si fosse sparsa la voce che i nostri dipendenti potevano derubarci quando volevano?".

"Quindi", lo interruppe l'Ispettore, "sostiene che sia stato lui a compiere questi omicidi?".

"No, non sto dicendo questo. Però la prima persona che mi viene in mente in questo momento è proprio lui."

"Per via delle minacce?" provò ad indovinare Mario.

Raffaele sgranò gli occhi. "Quali minacce?".

Fausto guardò il poliziotto, il quale gli fece un cenno di assenso. Poi si rivolse al figlio. "Vedi, dopo il licenziamento, Samuele è uscito fuori di senno. Si è presentato in azienda con intenti minatori e ci sono volute due guardie per fermarlo."

"Che tipo di minacce ti ha rivolto?".

"Ecco... probabilmente erano i vaneggiamenti di un uomo distrutto, ma in un breve istante di lucidità promise che si sarebbe vendicato per l'affronto subito. E la sua rivalsa avrebbe colpito la mia famiglia, un membro dopo l'altro."

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