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Raffaele non perse l'abitudine di andare a trovare Mario in ospedale, trovandolo così come l'aveva lasciato, in coma profondo, in un sonno forzato da cui nemmeno i medici, che non si azzardavano a fare previsioni, sapevano quando si sarebbe svegliato. Raffaele pensò che forse non si volesse ridestare in quanto Qualcuno lo teneva al sicuro, evitandogli ulteriori pericoli. Non poteva sapere se ciò corrispondesse o meno al vero, ma gli piaceva pensarla così.

Davanti alla vetrata della stanza d'ospedale il suo fioco riflesso mostrava un volto che non era ancora esente dai sensi di colpa che lo affliggevano. Sara era ancora lì, dividendosi tra lavoro, figli e la speranza che l'amato marito si risvegliasse e, Raffaele ne era certo, a quel punto tutti i rancori, i problemi e litigi sarebbero stati un ricordo passato. Mario e Sara sarebbero ripartiti da capo.

Più tardi accettò l'invito di Giorgio e si recò da lui per bere qualcosa. Negli ultimi tempi il loro rapporto si era evoluto e, a discapito dell'inizio, tra loro stava nascendo una bella amicizia. Si godettero una birra, parlando del più e del meno, cercando di evitare l'argomento di cui invece avrebbero dovuto parlare. In fondo, pensava Raffaele, staccare qualche minuto può essere una buona idea.

Tuttavia, dovettero arrendersi quando la televisione, incautamente lasciata accesa, iniziò a parlare della crisi dell'azienda Pozzo, argomento che stava fuoriuscendo dai confini valtellinesi per diffondersi a livello nazionale, data l'importanza e la gravità della vicenda. A quanto pare l'accusa di bancarotta fraudolenta, fino a quel momento solo un sospetto, stava divenendo via via una realtà a causa delle numerose prove che, a dire dell'accusa, stavano emergendo. Dunque, un processo ci sarebbe stato al 99% e il rischio di fallimento dell'azienda diveniva una prospettiva concreta. Raffaele guardò preoccupato Giorgio, che scosse la testa. I loro nemici erano al limite; mancava poco alla loro mossa.

Verso le nove di sera Raffaele tornò a casa, dopo aver accettato anche l'invito a cena di Giorgio, ma prima di aver avvertito Lucrezia della propria assenza. La donna rispose che non c'era nessun problema e ci avrebbe pensato lei a far cenare Samantha. Al rientro, Raffaele trovò la casa illuminata solo da una piccola luce, con la figlia addormentata sul divano con l'amico televisore acceso. Lucrezia invece era seduta attorno al tavolo, con lo sguardo serio e le braccia sul tavolo. Teneva davanti a sé una busta bianca e guardò Raffaele senza aprire bocca.

"Di che si tratta?" volle sapere il giovane operaio.

"È arrivata oggi pomeriggio." lo informò la donna. "Non l'ho letta, se è quello che ti stai chiedendo. Non mi permetterei mai di impicciarmi nei tuoi affari."

"Non è questo... sei strana."

"Vedi, inavvertitamente ho letto il nome del mittente."

"Chi l'ha mandata?".

Lucrezia non rispose. Si limitò ad alzarsi e, avvicinatasi a lui, gli tocco le spalle. "Ti lascio solo. Io metto a letto Samantha."

Raffaele inarcò un sopracciglio. "Mi stai spaventando."

"Non c'è nulla di cui spaventarsi." lo tranquillizzò lei, che aiutò Samantha a mettersi a letto e poi andò a prepararsi per la notte, lasciando Raffaele da solo in soggiorno, con mille dubbi.

Si avvicinò al tavolo e, dopo una breve esitazione, prese in mano la busta. Aveva paura di scoprire chi l'avesse mandata ma alla fine vinse la curiosità e, una volta letto il nome, per poco non gli venne un colpo. La busta conteneva un messaggio da parte di una persona di cui pensava non avrebbe mai più avuto notizie in vita sua. Per anni aveva provato a contattarla in ogni modo, inutilmente e alla fine ci aveva rinunciato. Eppure, quando meno se l'aspettava era accaduto e sua madre, finalmente, gli aveva scritto.

Che cosa doveva fare? Leggerla oppure buttarla via senza nemmeno aprirla? Pensò a tutti gli eventi che gli erano caduti addosso come macigni nelle ultime e settimane e ipotizzò che forse non era un caso aver ricevuto un messaggio della madre proprio in quel periodo. Sospirò, poi si sedette al tavolo, scartò la busta e ne estrasse il messaggio, scritto su un foglio di carta bianca, con una grafia sempre curata, come ben ricordava. Abbandonò per qualche istante tutti i dubbi e si concentrò sulla lettura.

Ciao Raffaele,

So che ti chiederai per quale motivo ho deciso di scriverti proprio ora, dopo tanti anni. Nonostante la profonda vergogna che mi assale da anni, mi sono guardata dentro e ho capito che era giunta finalmente l'ora. Ho trovato il coraggio di scriverti. Tuttavia, questa sarà la prima e ultima volta che avrai mie notizie. So che mi hai cercato in tutti questi anni, ma non riuscirai a trovarmi.

Nessuno ce la farà.

Ci sono voluti mesi e mesi per organizzare la mia fuga. Tuo padre ha cercato per anni di scovarmi, ma nemmeno lui con i suoi potenti mezzi ci è mai riuscito. L'indirizzo che hai letto sul retro della busta è quello del luogo in cui ho abitato in tutti questi anni, ma ora sono già lontana, tagliando ogni ponte con il passato e chiunque mi cercasse lì troverebbe solo un appartamento vuoto.

Ho tante immagini della mia precedente vita, ma i bei ricordi si confondono con gli incubi. Credimi, da quando sono scappata ci ho messo anni per riuscire a ritrovare il sonno, che è sparito il giorno in cui i miei occhi hanno assistito a qualcosa che è difficile da dimenticare. Una parte di me pensa che, nonostante tutto, avrei potuto fare qualcosa e il senso di colpa oggi mi tormenta.

Tuo padre e i suoi fratelli non sono esseri umani, ma sono dei veri e propri demoni, capaci di incantare e farti credere di essere qualcosa di diverso dalle creature malvagie che alla fine si rivelano. Ci siamo cascati tutti... io, Luca e anche la moglie di Rogerio. Si chiama Lucrezia, vero? Ora qualcuno ha fatto giustizia e ha spazzato via uno dopo l'altro quei mostri e non posso nascondere una certa soddisfazione.

Sai, ho sempre pensato fossimo una famiglia normale, ma in realtà ero cieca, come tutti coloro che hanno avuto la sfortuna nei cadere nella rete dei Pozzo. In questi anni, comunque, ho avuto modo di avere tue notizie e non sai come sono stata felice di scoprire che te ne sei andato, senza seguire le orme di tuo padre. C'era Luca che ti osservava e mi riferiva di nascosto tutto ciò che riguardava la tua crescita, la tua vita.

So che ti sei sposato e che tua moglie è morta tempo fa e non hai idea di quanto la notizia mi abbia fatto soffrire. Però mi ha reso felice sapere che sei diventato padre di una splendida bambina e non sai quanto vorrei, conoscerla, anche se non sarà possibile. Poi, ora che Luca è morto, non avrò altro modo per avere tue notizie. Darei tutto per tornare, ma sono sicura che come rimettessi piede in Valtellina tuo padre mi farebbe uccidere all'istante. Sono una scomoda testimone.

Non è un caso che ti abbia scritto proprio ora. Sono passati 25 lunghi anni da quella terribile notte e la ripetizione degli orrori che l'hanno caratterizzata avverrà a breve e so che Samantha è la vittima prescelta e che la stai proteggendo con tutte le tue forze. Ancora oggi mi chiedo come potessi essere stata tanto stupida da non capire. Vivevo con un mostro, in mezzo ad altri mostri. Tu eri così innocente, così piccolo e quella notte hai assistito a qualcosa che non dovevi vedere.

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