La seconda tappa di quella impegnativa giornata era rappresentata dalla casa del capofamiglia Pozzo e Raffaele non era certo entusiasta di dovervisi recare, considerando che ci fossero aspetti di quella vicenda che riguardavano presunte omissioni da parte di Fausto e il fatto che la visione notturna gli avesse indicato proprio la soffitta dell'abitazione paterna era sintomo della poca fiducia riposta nel suo proprietario.
Scendendo dall'auto il giovane scosse la testa, ottenebrata dagli studi pomeridiani. Certo, qualcuno probabilmente gli avrebbe detto che al giorno d'oggi esisteva qualcosa chiamato Internet, grazie al quale poteva reperire una gran quantità di informazioni senza doversi recare in biblioteca. Tuttavia, da uomo ostinato qual era, si considerava un tradizionalista che preferiva un buon vecchio volume allo schermo di un computer, nascondendo in tal modo la propria ignoranza quasi totale della tecnologia moderna.
Avvicinandosi al portone con la consapevolezza dell'assenza del padre, il quale a quell'ora era sicuramente in azienda, cercò di pensare al modo in cui avrebbe potuto convincere la domestica a farlo entrare senza fare alcune domande. La giovane donna era molto sospettosa e nelle rare occasioni in cui aveva avuto modo di conoscerla, quest'ultima non gli aveva manifestato troppa simpatia, vedendo forse il figlio del padrone di casa come un ostacolo alla sua lunga scalata all'eredità, che con una serie di favori speciali sperava di accaparrarsi in futuro.
Citofonò due volte, ma nessuno venne ad aprire. Riprovò ancora, senza successo. Ora, non ricordava e non gli interessava sapere gli orari lavorativi, ma era evidente che in casa non c'era nessuno, a meno che la donna non si fosse concessa il lusso di un bagno nella vasca a idromassaggio, cosa che non escludeva a priori ma faceva parte dei propri sentimenti non proprio positivi nei suoi confronti.
A quel punto, Raffaele frugò nelle tasche e sfilò il proprio mazzo di chiavi, che esaminò accuratamente fino a che trovò proprio l'oggetto di metallo che cercava. Fausto, tempo prima, gli aveva lasciato la chiave di casa, nella speranza – parole sue – che il figlio rinsavisse e tornasse sui suoi passi. Il giovane operaio non ricordava per quale motivo avesse deciso di tenerla e di non gettarla in un fiumiciattolo ma, ora come ora, benediva la propria scelta.
Entrare di nascosto non era forse la migliore delle trovate, ma giustificò la propria scelta con la necessità di seguire l'unico indizio che aveva. Scavalcò il cancello, controllando che nessuno potesse vederlo, dopodiché schizzò di fronte alla porta di ingresso, nella speranza che durante quegli anni il buon Fausto Pozzo non avesse deciso di cambiare la serratura, cosa che non avrebbe certamente giovato al suo piano.
Fortunatamente, la chiave entrò alla perfezione e poco dopo fece il suo ingresso nella Villa, avvolta dalla penombra. Difatti, suo padre sembrava non amare la luce del sole, con un macabro gusto per il tetro che non mancò di colpire Raffaele il quale, camminando nel corridoio, cercò di ricordare l'esistenza o meno di telecamere. A quanto ricordava, l'unica esistente era quella collegata al citofono, utilizzata ogni qual volta il padrone di casa doveva decidere se accogliere o meno l'ospite, quindi in linea teorica non v'era pericolo di regalare incaute registrazioni.
Raggiunse il piano superiore, camminando sugli avanpiedi, cosa inutile se qualcuno si fosse realmente trovato nella magione ma, dalle stanze adiacenti al suolo nessuno fece la sua apparizione. Non sapeva quanto tempo avesse a disposizione, ma doveva fare in fretta, senza esitare. In una scena già rivista, salì le scale e si ritrovò di fronte la porta della soffitta ma stavolta, dopo averla aperta, nulla di sovrannaturale od onirico lo attendeva.
Le parole del vecchio clochard – o chi per lui – gli sovvennero nel momento in cui la suola della scarpa entrò a contatto con il pavimento del locale. Parlava a proposito di un antico orrore che stava tornando nuovamente a manifestarsi e Raffaele, ovviamente, non aveva la più pallida idea di cosa stesse parlando. Se la risposta fosse stata contenuta nei meandri della mansarda, definito dal misterioso vagabondo come il punto di partenza delle sue ricerche, lo avrebbe scoperto a breve.
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Ombre
Mystery / ThrillerNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
