15

57 10 2
                                        

Ben sapendo che entrambi stavano mentendo l'Ispettore, lungi dal servirsi di abili capacità investigative, capì che era giunta l'ora di dedicarsi al vero motivo per il quale la famiglia Pozzo si trovava in Centrale, ossia l'interrogatorio del sospettato numero uno. Lungo il corridoio Fausto e Raffaele camminarono in silenzio, lanciandosi fugaci e sospettose occhiate. Se inizialmente quei tragici eventi li avevano riavvicinati, ora i segreti e bugie rischiavano di creare un clima di ostilità dal quale difficilmente sarebbero usciti.

Mario li precedette e li fece entrare in uno stanzino in cui, di fronte allo vetrata che consentiva la vista sulla sala interrogatori, attendeva il resto della parentela, la quale non lesinò occhiate di disprezzo nei confronti del nipote che tempo prima aveva abbandonato l'Azienda di famiglia. Raffaele si limitò a infilare le mani in tasca, schivando le odiose frecciate. Prevedibilmente, solo Lucrezia pareva davvero felice di vederlo mentre Luca, marito di Katia, mostrò uno sguardo triste che testimoniava lo stato di rassegnazione in cui era caduta la propria esistenza.

Accanto a loro, Katia e Rogerio scambiarono due parole. Raffaele pensò che fossero una coppia perfetta, sorella e fratello senza scrupoli capaci di sposare due buone persone per poi rovinarne l'esistenza. Provando tutto quel risentimento, Raffaele iniziò a ricordare i motivi per i quali aveva abbandonato tutto in passato. Lanciò qualche occhiata attorno e dei cugini nemmeno l'ombra, al pari di Gabriele, la cui presenza avrebbe avuto al miracoloso.

Nel trovarsi in quella camera buia, il giovane operaio non poté fare a meno di chiedersi se fosse possibile per la famiglia delle vittime ingerirsi in maniera così forte nelle indagini, ma spesso scordava che quando il padre voleva qualcosa finiva immancabilmente per averla. Poi, non bisognava scordare che Mario era in qualche modo legato alla famiglia Pozzo, per cui non aveva fatto alcuna storia e concesso loro di venire a conoscenza tutte le informazioni relative al caso.

"Se posso avere la vostra attenzione, signori." intervenne l'Ispettore, che teneva in mano una pila di fogli. "Tra qualche istante avrà luogo l'interrogatorio di Samuele Proietti. Vi chiedo di riservare le vostre domande per la fine."

Nessuno replicò. Mario abbandonò il locale e pochi minuti dopo, nella stanza adiacente, accompagnato dallo stesso Ispettore e dall'avvocato difensore, Proietti fece finalmente la sua apparizione. Raffaele, dietro la vetrata, lo osservò incuriosito, in quanto non era affatto come se lo era immaginato. Poco più che cinquantenne, basso e parecchio tozzo, aveva una corona di capelli non troppo corti che facevano da contorno a una vistosa pelata. Indossava vestiti sudici e sporchi, che facevano capire che il buon Proietti non era un uomo dedito all'igiene e forse questo particolare poteva avere avuto una qualche rilevanza nella fine del suo matrimonio, oltre ai furti che ne avevano causato il licenziamento dall'Azienda Pozzo. Infine, dal suo sguardo, traspariva uno stato d'animo difficilmente confondibile con altro.

Era furente. Parecchio.

L'uomo si sedette di fianco all'avvocato, mentre Mario si accomodò di fronte a loro. Raffaele lanciò un'occhiata al padre, silenzioso e a braccia conserte. Non pareva affatto arrabbiato come avrebbe dovuto esserlo se si fosse trovato di fronte all'assassino dei suoi familiari. Forse, pensava il figlio, era consapevole di avere di fronte la persona sbagliata, fingendo di sospettarlo per non dover confessare la propria verità. In effetti, pensava Raffaele, se Sonia era stata sincera, tutto ciò poteva avere senso.

"Bene, Signor Proietti." esordì l'Ispettore. "Possiamo cominciare."

Nonostante il difensore di Proietti, una donna sulla cinquantina con lunghi capelli tinti di un castano chiaro che stava lentamente facendo spazio al grigio naturale e un paio di spessi occhiali da vista, mise subito in chiaro che il proprio cliente non aveva ragione di trovarsi lì, in quanto le prove della sua innocenza erano lampanti. Raffaele, nascosto nella sala adiacente, appurò che l'avvocato mostrava grande sicurezza, frutto forse dell'enorme esperienza accumulata tutelando farabutti di ogni genere. Eppure, a discapito di ciò, Proietti la zittì in malo modo, asserendo che non aveva bisogno di qualcuno che prendesse le sue difese, essendo ben capace di provvedervi da solo.

OmbreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora