"E questo è tutto." concluse Padre Giorgio, prima di dare vita a un surreale silenzio. Raffaele rifletté sul racconto del Pastore, del quale non aveva perso una parola. Anche nella sua narrazione era comparsa la figura dell'Angelo della Morte, esattamente come la ragazza bionda che Geremia sosteneva essere giunta per aiutarlo nella missione che, a suo dire, possedeva un che di divino. Il classico schema che si ripeteva, a distanza di pochi anni. Che si trattasse della stessa entità? Nonostante Padre Giorgio non ne avesse parlato, Raffaele propendeva per la risposta negativa.
"Ora ho capito che cosa ti turba così tanto." affermò con sicurezza il giovane operaio. "Hai perso il tuo migliore amico."
"Non è passato giorno in cui non mi sia sentito in colpa per la sua morte." confermò l'uomo. "Mi sono comportato nel modo più egoista possibile, esponendolo a un pericolo tale da non potersi salvare."
"Non potevi saperlo."
"Ma avrei dovuto!".
"E come?".
Il Pastore sbuffò. "Dentro di me sentivo che stavamo andando in contro a qualcosa di pericoloso, ma non ho dato retta ai miei sospetti."
"E ora?" domandò Raffaele, deviando l'argomento su binari che più gli interessavano. "Abbiamo a che fare nuovamente con il Culto di Baal?".
"No, è qualcosa che, se possibile, è ancora peggio."
"Peggio?! E cosa può esserci di peggio?".
"Ti prego, non chiedermelo..."
Raffaele inasprì il proprio tono di voce. "Non dirmi che vuoi tirarti indietro proprio ora!".
"Ora capisco tutto." lo ignorò l'altro. "Non sono capitato in questo paese per pure caso. È stato lui a mandarmi qui, in un modo che nemmeno io so spiegarmi."
"Vuole che tu combatta nuovamente per qualcosa di importante."
"Questo lo so bene, ma non voglio!".
Raffaele rimase spiazzato. "Come puoi dire una cosa del genere?!".
"Ho perso tutto. Non ne vale la pena."
"Sei un uomo di Dio! Spero davvero che tu stia scherzando..."
"Purtroppo no..."
"E quindi?" volle sapere il giovane operaio. "Che cosa pensi di fare?"
"Non lo so..." lo informò il Pastore. "Chiedero di cambiare Diocesi o, se la mia coscienza me lo imporra, rinuncerò ai voti. Non merito di indossare questa tunica."
"Mi fai davvero schifo... non sei altro che un povero vigliacco."
"Hai ragione." si limitò ad affermare Giorgio, chinando il capo.
"E va bene, farò da me." affermò Raffaele, alzandosi dalla panca. "Sono stufo di dovermi rivolgere a chi non ha alcuna intenzione di mostrare un minimo di coraggio."
"Mi dispiace."
"Non mi interessa. Per quanto mi riguarda, puoi anche annegare nella tua stessa paura. E stai tranquillo che nessuno verrà a salvarti."
Detto ciò Raffaele si allontanò. Padre Giorgio non abbandonò la sua posizione, con il capo basso e provando una vergogna indescrivibile, come mai gli era accaduto in tutta la vita. Detestava la sua vigliacchiera e in passato, il solo pensiero di dover affrontare un orrore come quello vissuto in Egitto, gli mostrò le prime avvisaglie di un rifiuto certo a una eventuale chiamata. Pensò a un tempo oramai lontano, quando la codardia non scalfiva minimamente il suo carattere. Ora, rimaneva solo la paura.
Poco dopo, si alzò e si avvicinò all'altare, illuminato dalla luce solare che filtrava fioco dalle vetrate. Ripensò a Enzo, alla terribile esperienza che li aveva separati per sempre. Per parecchio dopo l'avvenimento, aveva fatto fatica ad addormentarsi, per paura di sognare Geremia, per il quale non avrebbe certo avuto parole tenere. Eppure, il Profeta non era più tornato, né per ringraziarlo di aver portato a termine la missione, né per scusarsi per aver causato la morte di Enzo. Eppure, nonostante ciò, Geremia era tornato e pretendeva ancora il suo aiuto.
Si inginocchiò sul gradino dell'altare, congiungendo le mani in un gesto solenne che non avrebbe dovuto mostrare di fronte a colui che aveva deluso nella sua stessa Casa. Non aveva il coraggio di alzare lo sguardo verso il Crocifisso, per paura di intravedere nello sguardo del suo Salvatore una punta di disapprovazione, cosa che non avrebbe potuto sopportare. In pochi secondi aveva rinnegato tutto ciò in cui aveva sempre creduto.
"Che cosa devo fare?" chiese Padre Giorgio, rivolgendosi a Lui. "Consigliami."
Il silenziò entrò dalla porta della Parrocchia, la quale era deserta, altrimenti qualche federe si sarebbe potuto insospettire nel vedere il Pastore in quello che pareva un atto di Penitenza. Il Prete socchiuse le palpebre e ascoltò tutto ciò che Lui aveva da dire. Qualche istanti dopo riaprì gli occhi e annuì. "È questo che vuoi da me? Così sia. Ho Fede in te."
Poi, si alzò e si diresse frettolosamente verso la Sacrestia. Prese la Bibbia appoggiata sul tavolo al centro della stanza e lo sfogliò con foga. La fretta e l'agitazione in cui versava parevano offuscare la sua conoscenza, rendendogli difficile trovare passi del Sacro libro che in altri momento non avrebbe avuto difficoltà a ritrovare. Finalmente si fermò, bloccando il dito su una pagina. Sapeva cosa doveva fare. Avrebbe combattuto per Lui.
Un'altra volta.
STAI LEGGENDO
Ombre
Mystery / ThrillerNelle tranquille montagne della Valtellina una misteriosa furia omicida si abbatte sui membri di una famiglia influente. Sulle prime si crede all'attacco di una belva feroce, ma in seguito le indagini porteranno a credere si tratti di un essere antr...
