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Nonostante l'iniziale contrarietà, Raffaele concesse alla figlia il permesso di dormire a casa di una compagna di classe, insieme ad altre bambine con le quali avrebbero improvvisato una sorta di pigiama party. Era la prima volta dalla dipartita di Lucia che passava la notte senza Samantha, la qual cosa lo fece inizialmente desistere dal lasciarla dormisse in un'altra abitazione.

Tuttavia, era ben conscio dell'assenza di pericoli in quanto le pargole sarebbero state sotto la tutela dei genitori ospitanti e lo stesso Raffaele dubitava che, oltre a noiosi discorsi su bambole o boy band maschili in voga non sarebbe accaduto nulla di strano o degno di nota. Chissà, pensò. Forse il motivo per cui si sentiva preoccupato non era l'impossibilità di proteggerla dal buio.

Magari era lui a sentirsi perso senza di lei.

Provò a godersi quelle poche ore di solitudine sorseggiando una birra e praticando uno zapping feroce, non riuscendo a trovare un canale capace di trasmettere un film decente. Il proprio nervosismo oramai era lampante in ogni suo gesto da diverso tempo. Dalla morte di zio Saverio tutti i brutti pensieri che parevano aver lasciato la mente erano tornati a creare quel vortice di confusione che solo la presenza di Samantha era riuscita a lenire, consentendogli di mantenere quel minimo di equilibrio mentale sufficiente a non far crollare il fragile castello di carta al cui ultimo piano abitava la serenità della sua famiglia.

Un soffio e sarebbe stata la fine.

Spense la tele e camminò verso il letto, poi ebbe l'impulso di impugnare il telefono per chiedere notizie su Samantha ma il buon senso gli fece cambiare idea; la bimba stava bene e non c'era motivo di allarmarsi. Dopo essersi rassicurato, si infilò sotto le coperte.

Nella solitudine della camera, realizzò quanto quel giaciglio fosse troppo grande per una sola persona. Dopo Lucia, nessun'altra aveva riposato tra quelle lenzuola e non sapeva se ciò sarebbe potuto avvenire presto. Lei era ancora li e, nonostante ci fossero momenti in cui sentiva l'esigenza di calore e affetto femminile, fino a quando il ricordo dell'unica donna amata non l'avesse abbandonato, non c'era posto per nessun'altra.

In seguito a tale riflessione, si addormentò.

Immagini strane e confuse si ammassarono nel suo cervello, mostrandogli una scena vissuta recentemente, quando il vagabondo era apparso nel viottolo, frugando tra l'immondizia per sfamarsi, ma stavolta i cassonetti non si trovavano di fianco alla strada, ma al posto della scrivania, appoggiati alla parete della stanza. E il clochard si trovava a pochi centimetri da Raffaele, il quale lo fissava attonito.

L'anziano si accorse subito di essere osservato e si voltò, interrompendo la propria opera di ricerca. Anche quella volta nessuna parola infranse il muro di silenzio che i due muti interlocutori avevano innalzato ma, diversamente dal primo incontro, il barbone non si limitò ad andarsene ma alzò un braccio e separò l'indice dal resto delle dita, puntandolo in direzione della porta d'ingresso.

Un senso di inquietudine assalì i sogni del giovane operaio il quale, non senza timore, voltò il capo laddove, ai piedi del letto, aveva lasciato una sedia, con lo scopo di appoggiarvi ampie quantità di abiti una volta tornato dal lavoro. Ma, quella notte, nessun vestito era adagiato sullo schienale della seggiola.

Una sorpresa l'attendeva al varco.

Nell'oscurità in cui era immerso il locale, la stessa che gli aveva permesso agilmente di riconoscere l'anziano vagabondo, fece fatica a distinguere la sagoma seduta poco distante da lui ma nella penombra donata dalla luce lunare che filtrava dalle tapparelle appurò con certezza che si trattava di una fanciulla. La paura attraversò i tessuti muscolari di Raffaele, che non ebbe il coraggio di spostarsi dalla sicura posizione per tentare di capire chi fosse la misteriosa ospite.

Sgranò gli occhi e la scrutò attentamente.

La lunga capigliatura bionda, formata da una cascata di capelli lisci e lucenti che disegnavano il contorno di un viso pallido, puntellato da due sfere azzurre sovrastanti labbra aperte in un dolce sorriso. Chiunque fosse, si disse, non aveva cattive intenzioni. Teneva le mani appoggiate sotto le cosce, coperta da una lunga vestaglia verde corallo che sembrava appartenere a una generazione diversa da quella in cui viveva ora, dandogli l'impressione di riconoscere nella ragazza un volto appartenente al suo passato.

Chi sei? Perché non ricordo?

La giovane seguitò a fissarlo ma il sorriso che a lungo aveva dipinto il suo volto scomparì all'improvviso, lasciando spazio a un'espressione seria e scura. Raffaele attese in silenzio, pronto ad ascoltare qualsiasi cosa la nuova amica avesse da comunicargli. A parziale delusione delle sue aspettative, solo una parola uscì dalle labbra della piccola donna.

"Due." sibilò lei, donando l'assaggio di una dolce e suadente voce. Prima che Raffaele potesse replicare, chiedendo spiegazioni sulla vaga affermazione, si svegliò.

Che diavolo significa due? Si domandò, portandosi la coperta all'altezza del mento. Fissò il soffitto, incapace di darsi una qualsivoglia spiegazione. Anche l'accostamento del senzatetto incrociato casualmente e la ragazza sorridente era curioso. Non conosceva quali criteri utilizzasse la mente per abbinare tra loro le immagini di un sogno ma pensò che la stanchezza e i cattivi pensieri avevano creato quel miscuglio irreale.

Essa aveva un ché di familiare e tale dilemma seguitò a torturarlo nei minuti seguenti. Sulle prime cercò di negare, ma non poteva rimandare a lungo la confutazione delle proprie impressioni, secondo cui la fanciulla gli ricordava parecchio la donna della sua vita, che ora non c'era più. E anche se quella giovane rappresentava la proiezione mentale di Lucia, non ricordava avesse mai indossato una camicia da notte verde. Certo, non poteva essere considerato un uomo di grande memoria, ma un particolare affatto trascurabile non gli sarebbe sfuggito.

Forse, rifletté, il clochard stava indicando lei in quanto era stato l'ultimo pensiero prima di addormentarsi. Bella scoperta, vecchio mio! Non era necessario leggere noiosi volumi sull'interpretazione dei sogni per giungere a una tale conclusione, soggiunse.

Infastidito dal respiro affannato e dal sudore che gli insudiciava la fronte, si alzò e filò in cucina dove si preparò una tisana, nella speranza di ritrovare un po' di tranquillità. Passò una buona ora e le palpebre divennero pesanti. Soffocò uno sbadiglio e fece per tornare a letto ma prima decise di sbirciare nella camera della figlia. Nel momento in cui vide il materasso vuoto si allarmò ma poi ricordò che Samantha si trovava al sicuro da una sua amica.

Era l'una di notte e tutto andava bene, insomma.

Tornò tra le lenzuola e, appoggiato il viso sul cuscino, sperò di non assistere a una prosecuzione del sogno precedente. Lucia o non Lucia, la bionda apparizione gli aveva fatto venire i brividi. Eppure, nel caso improbabile di una replica, magari avrebbe avuto una spiegazione al numero che continuava a dargli noia.

Due.

Le stranezze del riposo notturno vennero tuttavia sostituite da scenari semplici e privi di misteri. Ma presto quelle che sembravano puerili preoccupazioni si sarebbero presentate per chiedere il pericoloso conto.

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