Juliet Browne. Una studentessa modello e con una passione per il dibattito e la letteratura.
Quando si trasferisce insieme alla sua famiglia a Los Angeles è convinta che la sua vita sia sempre stata perfetta; un futuro brillante e degli amici tranq...
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«Fred dovrebbe arrivare tra...», Cindy abbassò lo sguardo sul suo orologio da polso, «mezz'ora. Andiamo di sotto ad aiutare Gabriel e Aiden. Poi prima che tornano gli ospiti ci mettiamo i vestiti, d'accordo?»
«D'accordo», le risposi con un sorriso e lei mi prese a braccetto per dirigevi verso il piano terra. Mi stava molto simpatica Cindy ma l'idea che stesse col signor Houston mi era ancora strana.
Scendemmo le scale e arrivate nel salone spazioso notai che l'avevano completamente svuotato per lasciare spazio agli invitati.
«Quanti invitati ci saranno stasera?», chiesi a Cindy mentre lei diede degli ordini a dei camerieri con dei vassoi in mano. Mi rivolse un sorriso perfetto.
«Duecento circa-»
«Duecento? Sono molti», esclamai sorpresa, ma mi ricomposi non appena vidi gli sguardi spaventati dei presenti ma la bionda si mise a ridere. Fortunatamente vidi Aiden entrare dal giardino dove il signor Houston ci aveva detto c'era una piscina.
«Tranquilla, metà di quelle persone neanche la noterai», mi sussurrò nell'orecchio Cindy per tranquillizzarmi, poi si scusò e andò a dire qualcosa allo chef in cucina.
Mi rivolsi con un sorriso a Aiden e lui si avvicinò in modo che potessi appoggiargli le braccia al collo e sospirare.
«Avete fatto un gran bel lavoro», ammisi. Alzai lo sguardo sul lampadario.
Aiden fece una smorfia e mi portò le sue dita tra i miei capelli sciolti per poi seguire il mio sguardo verso l'alto. «Purtroppo Cindy non me l'ha lasciato sabotare. Ti ha dato il vestito?»
«Si», risposi elettrizzata e abbassò lo sguardo sul mio viso per poi scrutarmi con un ghigno malizioso.
«E come ti sta?»
«Bene... ma non so se mi starà bene come a Cindy, dato che non abbiamo lo stesso fisico», ammisi insicura, ma Aiden alzò gli occhi al cielo e mi lasciò un bacio a fior di labbra.
«Stai bene con tutto addosso», rispose e indosso un ghigno ancora più malizioso di prima, «O anche senza. Sarebbe meglio.»
Gli diedi un pugno sul petto e lui rise ma poi mi strinse a sé, affondando le sue labbra sulle mie, nonostante tutte le persone intorno a noi.
Per le tre ore a seguire dato che non c'era nulla da preparare in aggiunta avevamo deciso di andare a vedere l'insegna di Hollywood perché non l'avevo mai vista: Aiden era scivolato almeno tre volte quando stavamo tornando dalla scritta e dato che continua a tenersi a me di conseguenza stavamo per cadere entrambi.
Restammo l'ultima ora sdraiati sul cofano dell'auto, io come sempre stretta a lui e lui sdraiato sulla schiena. Mi parlò dei suoi piani di studiare alla UCL (la prima università in Inghilterra ad aver ammesso donne) e di come suo padre ne conosceva il rettore.