Juliet Browne. Una studentessa modello e con una passione per il dibattito e la letteratura.
Quando si trasferisce insieme alla sua famiglia a Los Angeles è convinta che la sua vita sia sempre stata perfetta; un futuro brillante e degli amici tranq...
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Non sapevo come decifrare il comportamento di Aiden. Si era presentato a casa mia a mezza notte, mi aveva baciata se non di più, ci eravamo addormentati abbracciati l'uno con l'altro e adesso se ne stava andando come se nulla fosse successo.
Decisi di fare colazione. Indossai i miei pantaloni e scesi in cucina. Fortunatamente vidi solo adesso mia madre uscire dalla sua stanza. Mi salutò con un: «Buongiorno tesoro», per poi entrare in bagno. Arrivata in cucina mi versai dei cereali col latte in una ciotola e iniziai a mangiare.
Nonostante il comportamento insolito di Aiden mi sentivo stranamene leggera. Odiavo ammetterlo, ma avere fatto qualcosa di rischioso alle spalle dei miei genitori mi faceva sentire... viva?
Alzai lo sguardo su mia sorella non appena la vidi entrare in cucina. Rimasi sorpresa dal fatto che era accompagnata da Gabriel.
«Buongiorno», mi salutò il ragazzo cordialmente.
«Buongiorno.» Gli sorrisi con la bocca piena di cereali.
Mi misi a sedere e Emma iniziò a cercare qualcosa nelle mensole. Scrutai con attenzione l'espressione sorridente di Gabriel. Ero certa che poteva darmi delle spiegazioni sul perché Aiden era stato cacciato di casa la notte precedente.
«Come vanno le cose a casa?», domandai, fingendomi all'oscuro dell'accaduto.
Misi in bocca un cucchiaio dei miei cereali e Gabriel si sedette a sua volta al tavolo. Di colpo il suo volto si fece cupo. Si schiarì la voce: «Non molto bene.»
«Come mai?»
«Mio padre ieri sera ha cacciato Aiden di casa.»
«Cosa?!», urlò perplessa Emma. Ci rivolgemmo entrambi a lei, mentre si sbucciò una banana.
Gabriel abbassò lo sguardo dispiaciuto. Povero. Gabriel era un ragazzo così innocente. Non volevo neanche immaginarmi come dovesse essere vivere nella stessa casa in cui il padre e il fratello si disprezzavano.
«Cos'è successo?», gli domandai comprensiva.
«Mio padre sta cercando di fare spazio in casa e ieri la pensato di buttare via i libri di nostra madre», si bloccò un attimo per prendere un respiro profondo, «Aiden è tornato dalla festa già di mal umore e quando ha visto la libreria di nostra madre vuota ha perso la testa. Papà ha dovuto difendersi a pugni.»
Emma ed io restammo immobili a bocca aperta. Si era arrabbiato per i libri della madre? Era chiaro che ci teneva moltissimo a lei.
«Mi dispiace, Gabriel.» Allungai un braccio per posare con comprensione la mano su quella di Gabriel. Gli sorrisi lievemente. Gabriel rimase col capo chino.
«Cazzo, tuo fratello è incasinato», proferì Emma. Potevo notare che ne era più piacevolemente colpita che dispiaciuta. Le lanciai uno sguardo omicida.