Juliet Browne. Una studentessa modello e con una passione per il dibattito e la letteratura.
Quando si trasferisce insieme alla sua famiglia a Los Angeles è convinta che la sua vita sia sempre stata perfetta; un futuro brillante e degli amici tranq...
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«Vai a prendere le tue cose. Io ti aspetto qui e ti porto a casa», sbottò non appena uscii a mia volta. Tenne lo sguardo lontano dal mio però, segno che era arrabbiato.
Mi voleva portare a casa? Ma non era arrabbiato con me? Annuii in silenzio prima di correre verso l'entrata della scuola. Arrivai nel corridoio dal quale eravamo scappati due ore prima, afferrai la borsa e corsi nuovamente verso il parcheggio.
Quando tornai vidi Aiden seduto sul suo sedile, mentre scriveva con un sorriso al telefono. Sentii una fitta nel petto. Chi è che riusciva a farlo sorridere in quel modo? Ero certa che si trattasse di una ragazza. Cosa ti importa? Non state neanche insieme.
Aprii la portiera e mi sedetti con uno sbuffo sul mio posto. Rimasi immobile a riprendere fiato dalla corsa mentre lui continuò a scrivere.
«Mica male come tempo», notò sarcastico Aiden. Era chiaro che mi stava prendendo in giro.
Ma non lo presi come uno scherzo. Sentii della rabbia nel mio petto. Rimasi con la bocca serrata non appena lo vidi posare il telefono sul suo cruscotto. Potei leggere il nome "Sabrina" non appena arrivò un messaggio.
Si accorse del mio silenzio infatti non mise in moto l'auto. Mi guardò a labbra schiuse e le sopracciglia aggrottate.
«Ti sei davvero offesa? Dio, Juliet, era una battuta. E poi sono io che dovrei essere arrabbiato.»
«Non mi sono offesa», ribadii con una smorfia. Si capiva benissimo dalla mia voce invece che lo ero. «Te perché non lo sei più?»
Abbassai lo sguardo mentre lui sospirò. «Non avevo più voglia di esserlo», rispose semplicemente, ma sapevo che era stata "Sabrina" a migliorare il suo umore.
Sentii il mio petto ancora più pesante all'idea. Sogghignò per poi alzarmi con due dita il mento e incontrare il mio sguardo. Si avvicinò con un ghigno al mio orecchio.
«Mi piace quando fai l'offesa. Sento che ci sono mille modi con cui potrei farmi perdonare», sussurrò nel mio orecchio in modo sensuale.
Deglutii spalancando gli occhi. Incontrai le sue iridi verdi non appena si scostò per scrutarmi. Abbassò lo sguardo sulle mie labbra socchiuse prima di posare le sue su di esse. Mi affondò le mani dietro alla nuca per stringermi a sé, come se potessi avvicinarmi più di così a lui.
Venni stravolta nuovamente dal uso profumo, mentre sentii il suo gusto alla mente non appena sfiorò la mia lingua. Afferrai la sua maglietta all'altezza del suo petto in modo da avvicinarlo a me. Ansimò piano, il ché mi fece sentire stranamente bene. Mi piaceva sentirlo rispondere al mio tocco.
Sabrina scomparve dai miei pensieri, sostituita dal caos.
Seguii la sua mano scendere dai miei capelli verso il basso. Mi sfiorò il seno e il ventre, prima di posizionarsi sulle mie mutandine. Gemetti piano al suo tocco delicato.
«Basta baciarti e già sei bagnata», mormorò con un ché di fiero.
Per mia sorpresa si riprese senza spiegazioni la mano per voltarsi verso il volante e lasciarmi immobile. Mi feci scappare un lamento all'assenza del suo tocco. Abbozzò un sorriso soddisfatto, mentre fece manovra.
«Non è posto per fare quello che voglio farti», confessò con un ché di fermo. Cos'altro avrebbe voluto farmi?
Dovetti prendere un respiro profondo per non mancare. Avevo sempre odiato il modo malizioso con cui i ragazzi si rivolgevano a gran parte delle ragazze, ma sentire Aiden scandire quelle parole mi faceva voler sentirgliele dire un migliore di volte.
Arrivammo sulla strada quando vidi un'altro messaggio di 'Sabrina' comparire sul sul telefono. Lo vidi lanciarci uno sguardo e sorridere. Sentii una sensazione di vuoto e delusione nel mio petto, mi stava giusto dicendo che mi voleva fare qualcosa e già stava sorridendo per un'altra ragazza. Non puoi essere sorpresa.
Aiden notò il mio sguardo sul suo telefono. «Interessante leggere i messaggi degli altri, eh? Non ti hanno detto che è maleducazione?», rise, lanciandomi uno sguardo.
Distolsi il mio, puntandolo davanti a me sulle strada con serietà. Sentii gli occhi annebbiarsi.
«Non stavo leggendo i tuoi messaggi. Non capisco soltanto per quale motivo ti scrivi con un'altra ragazza quando fino a due secondi fa mi stavi- bè- toccando», sbottai fredda.
Incrociai le braccia e mi poggiai col capo al finestrino. Cercai di non potare lo sguardo sul moro accanto a me. Mi sentivo già presa abbastanza in giro.
Lo sentii sbuffare. «Non è come pensi. E comunque che differenza farebbe? Non stiamo mica insieme», affermò con tono freddo. Vidi come aumentò la velocità.
Strinsi i pugni per il colpo al cuore. È vero. Non stiamo insieme e io devo smetterla di fare finta che non è così.
«Giusto. D'altronde sarebbe corretto se andassi a fare un bocchino a qualcuno... non so. Tipo Jacob», sbottai irritata. Come si permetteva Aiden a comportarsi in quel modo?