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Notai che fece qualche smorfia e ebbi paura che fosse per il mio peso, sentendomi di conseguenza in imbarazzo.

«Sono troppo pesante?», gli domandai, ma Aiden scosse la testa e chiuse gli occhi per prendere dei profondi respiri.

«No, è solo difficile averti sopra di me e controllarmi», ammise sincero, il mio sguardo scivolò sul rigonfiamento nei suoi pantaloni e lo distolsi subito dopo in imbarazzo. Dovevo ammettere però che mi faceva sentire bene vedere il modo in cui reagiva a me.

Non sapevo cosa fare: voleva che lo... aiutassi o che stessi in silenzio?

«C'è qualcosa che posso fare per aiutarti?», gli domandai insicura e gli posai una mano sull'avambraccio nudo, ma si scostò subito dopo, il ché mi fece ridacchiare.

«Sarebbe meglio se non mi toccassi», rise e continuò a tenere gli occhi chiusi, mentre io dovetti portarmi le mani davanti alla bocca per non fargli sentire la mia risata, «Dovrei distrarmi.»

«Va bene», mi misi a sedere sulle ginocchia di fronte a lui, ma lui serrò gli occhi con forza, «allora parliamo di domani sera. Mi sorprende solo il fatto che tu ci voglia andare.»

Vidi come Aiden si fece serio per un attimo, ma poi prese un profondo respiro per rispondere: «L'ho promesso a mio padre e a Cindy.»

«Chi è Cindy?»

«La fidanzata ventenne e insopportabile di mio padre», sbuffò Aiden e finalmente riaprì gli occhi per scrutarmi e poggiarsi con le mani al per terra. «Si è praticamente trasferita da noi, ormai.»

«Ah.» Wow, non pensavo che il signor Houston fosse tipo da mettersi con ragazze con la metà dei suoi anni. Sinceramente? Ero curiosa però di conoscerla.

Abbassai lo sguardo sulle mie mani, potevo percepire il modo in cui il suo umore stava cambiando dato che stavano parlando di suo padre, così decisi di cambiare argomento.

«Quindi mi ami?», gli domandai con un sorriso stampato sul viso, ma quando alzai lo sguardo per incontrare il suo lo vidi alzarsi in piedi e il mio sorriso scomparve. Ti prego, non di nuovo. «Che fai?»

Si passò le mani tra i capelli per evitare il mi sguardo. «Nulla, si è fatto solo tardi», rispose serio per poi voltarsi e dirigersi da dove eravamo arrivati.

Era un "no"? Non lo capivo proprio quel ragazzo, bastava parlare di uno o due precisi argomenti che si faceva cupo e non mi degnava di uno sguardo. Mi alzai in piedi per seguirlo e i dubbi che alla fine il "ti amo" di prima non fosse stato sincero si fece sentire, ma sapevo che Aiden aveva dei suoi motivi per come si comportava e così decisi di non arrabbiarmi così. O per lo meno di non mostrargli la delusione che mi stava facendo provare.

Dovetti aumentare il passo per raggiungerlo per i corridoi, poi infine arrivammo in camera mia e mi chiusi la porta alle spalle, mentre lui si diresse verso il balcone.

«Stai bene?», gli domandai non appena lo raggiunsi sul balcone, ma tutto ciò che fece fu darmi la buona notte con un bacio sulla fronte, sempre evitando il mio sguardo. Rimasi con una sensazione di vuoto e mistero a scrutarlo scendere quella maledetta siepe (tra molte imprecazioni) e tornare alla sua macchina, senza neanche voltarsi.

Non volevo neanche chiedermi cosa avesse causato quel suo comportamento, non ne avrei trovato la risposta, ma la sensazione di tristezza che mi aveva causato il fatto che non mi avesse detto che mi amava di nuovo era estenuante.

Sospirai e tornai in camera mia per cambiarmi i vestiti in quelli comodi e infine sdraiarmi sul letto accanto a Kendall, la quale non aveva smesso di russare. Mi sdraiai sulla schiena e scrutai il soffitto, persa nei miei pensieri e le mie mille domande.

Perché odiava talmente tanto suo padre da fargli cambiare umore? Mi amava davvero? C'erano mille cose che non mi tornavano, ma senza accorgermene mi addormentai poco dopo.

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La mattina seguente venni svegliata dalla voce di Kendall, così non appena mi misi a sedere confusa sul mi letto la vidi al telefono accanto alla finestre, sempre in pigiama. Mi salutò con un sorriso non appena mi vide e scandì un "solo un attimo" per poi tornare alla sua chiamata.

Scesi dal letto stranamente stordita e mi chiusi in bagno per farmi una doccia e lavarmi i denti. Cercai di non tornare alle mille domande che mi ero posta la sera prima e uscii con un asciugamano intorno al mio corpo bagno per poi trovare Kendall seduta a gambe incrociate sul materasso.

«Con chi stavi al telefono?», le domandai e presi dei vestiti comodi dall'armadio.

«Nessuno di importante, ho solo detto a mia madre che torno questo pomeriggio», mi spiegò e io dovetti abbassare il capo delusa.

Non volevo se ne andasse, avevamo passato così poco tempo insieme, ma sapevo che Kendall avrebbe preferito morire anziché perdere solo un girono di scuola. Come me, d'altronde. Circa.

«Per che ora ti accompagniamo all'aeroporto?». le domandai e iniziai a spogliarmi, Kendall guardò il suo telefono.

«Per le tre, così ho abbastanza tempo e non ho fretta», rispose sincera, il mio sguardo cadde d'istinto sul mi telefono come se aspettassi un'improvvisa chiamata dal ragazzo che la sera prima se ne era andato senza spiegazioni.

«Penso che mi sbagliavo su di lui», ammise Kendall e io aggrottai le sopracciglia.

«Su di chi?»

«Su Aiden, stupida. Certo, ha l'aria di avere molti problemi, ma c'è qualcosa nel modo in cui ti guarda che mi tranquillizza», mi spiegò Kendall e sorrise sincera. Era bellissimo avere una sorta di approvazione da parte sua, ma il mio viso si rifece serio, forse solo perché Aiden già mi mancava.

Mi misi a sedere accanto a lei con lo sguardo chino sulle mie mani e sospirai. «Eccome se ne ha di problemi...», borbottai e lei mi guardò interessata, «Ieri sera quando ti sei messa a dormire siamo andati a dormire e stavamo per... hai capito e po-»

«Aspetta cosa? Intendi che stavate per far sesso?», mi domandò sconvolta, e annuii aspettando che mi rimproverasse ma invece fece solo una smorfia colpita, «Ti deve piacere molto perché tu voglia perdere la tua verginità con lui.»

Solo a pensarci mi faceva venire le farfalle nello stomaco. «Lo amo, Kendall. Non so neanche io spiegarmi il perché ma è così. E ieri mi ha detto pure lui che mi ama... circa.»

«Circa?»

Sbuffai e Kendall mi guardò ancora più confusa di prima, così le dovetti spiegare: «All'inizio ne sembrava convinto, ma poi siamo finiti col parlare di suo padre- lui odia suo padre- e se ne è andato cupo, senza darmi spiegazioni.»

Kendall mi guardò con una smorfia, era chiaro che lei quanto me non riusciva a dare una spiegazione. Mi prese le mani nelle sue e mi rispose per tranquillizzarmi.

«Non voglio spaventarti, ma dovresti parlargli perché c'è qualcosa che puzza, Ju. Non dico che ha a che fare con te, ma qualcosa non torna.»

Sapevo che qualcosa non tornava, nulla tornava e mi faceva irritare, ma ogni volta che provavo a capirlo lui evitava di rispondermi, sopratutto quando si parlava di suo padre.

AnarchiaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora