Juliet Browne. Una studentessa modello e con una passione per il dibattito e la letteratura.
Quando si trasferisce insieme alla sua famiglia a Los Angeles è convinta che la sua vita sia sempre stata perfetta; un futuro brillante e degli amici tranq...
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Si riconosceva il trapezio stringersi ai movimenti del ragazzo quando rovesciava la birra nell'affare nell'altra mano e mi trovai a fissarlo sinceramente incantata.
Non era l'unica dato che riprendendo lucidità mi guardai un po' intorno, notando la quantità di ragazze che erano apparse proprio in quel momento e che osservavano il fisico tonico con attenzione.
«Prima mi ha salutato», sentii una ragazza accanto a me sussurrare alla sua amica.
«Capirai... l'anno scorso stavo per fargli una boc...»
Smisi di ascoltare, non mi era mai piaciuto farmi gli affari degli altri.
Per mio dispiacere riconobbi Emma dall'altra parte della stanza osservare il ragazzo con talmente tanta ammirazione. Era tutto così più facile quando non andava ancora al liceo e doveva essere la sorella estroversa. Sophia mi passò un bicchiere d'acqua così ne presi un sorso per rinfrescarmi.
Olivia mi abbraccio facendo un verso da innamorata: «Aiden Houston è un dio.»
Mi strozzai non appena realizzai le sue parole. Dovetti tossire per non soffocare. Alzai lo sguardo sul ragazzo che fino a poco fa avevo scrutato con interesse e riconobbi solo allora i suoi allineamenti non appena si voltò guardandosi in giro in cerca di volontari.
Pure i suoi tatuaggi si fecero visibili, solo allora notai quelli sul suo busto dato che erano sempre stati coperti dalla sua maglietta. Aveva sullo sterno un falco ad ali spiegate verso l'alto, mentre gli altri erano troppo piccoli da poterli riconoscere a quella distanza.
Sembrava assurdo il fatto che avessi stretto quei muscoli con le mie mani.
«Ah», mormorai piano.
Mi cadde subito lo sguardo sul tatuaggio inciso sul suo petto, proprio all'altezza del cuore. Una lettera "M". Rimasi immobile a fissare l'inchiostro nero. Per chi doveva stare quella lettera? Se era incisa sul suo cuore doveva essere qualcuno di importante per Aiden. Probabilmente una ragazza.
«Chi è il prossimo?!», abbaiò Aiden, seguito dalle ulula dei suoi amici intorno a lui. «Samuel?»
Il presunto Samuel si rifiutò: «Se devo finire come Noah allora no, grazie.»
«Che palla che sei!»
Alzò le braccia in alto piegando e contraendo i suoi muscoli delle braccia, attirando l'attenzione ancora più su di lui. I suoi tatuaggi brillavano bagnati sotto la luce.
Aiden si accorse di me, fermandosi un secondo. Restò col fiato pesante in mezzo alla stanza e strinse il tubo tra le dita. Aveva le ciocche bagnate e il viso leggermente sudato. È possibile che lo rese ancora più bello del solito? Resta concentrata.
«Ei», mormorai intimidita, ma lui fece solo un cenno del capo, restando muto.
Decisi di baciare subito Jacob. Almeno così mi potevo togliere sia lui che il moro dalla testa per il resto della serata e avrei almeno provato a divertirmi. Feci cenno con la testa a Aiden di seguirmi in salotto.
Non aspettai per vedere la sua risposta. «Vado a cercare Jacob», informai Sophia urlandole nell'orecchio.
«Va bene!» La riccia mi sorrise con il pollice alzato. Si agganciò a Olivia subito dopo e insieme acclamarono i ragazzi.
Misi piede in salotto con sguardo confuso. Fui subito travolta dalla puzza di fumo e alcol. Tossii tentando di allievare la puzza, ma non faceva una differenza. Avvistai Jacob seduto su un divano in mezzo al salotto. Una ragazza gli stava leccando del sale dal collo, mentre lui sussultava entusiasta.
Feci una smorfia disgustata restando immobile in piedi. Come farò? Per un attimo pensai se non lasciare stare quella stupida scommessa che tra l'altro io avevo deciso di fare e tornare alla mia monotona vita di prima.
Ma poi sentii la voce di Aiden sussurrarmi tenue nell'orecchio: «Sei ancora arrabbiata?»
Il suo respiro caldo si scontrava contro la pelle del mio collo facendomi ansimare in silenzio.
Voltai il capo verso il suo viso per incontrare subito le sue iridi verdi. Si rimise diritto, essendosi dovuto piegare per essere all'altezza del mio orecchio. Stava ancora a petto nudo. Ormai a quella vicinanza la "M" sul suo petto era delle dimensioni di un pugno.
«Sì. Per colpa tua mi hanno quasi messo in punizione a casa. Di nuovo», sbottai a braccia conserte.
«Ti ho solo fatto un favore», ribadì, ma io sbuffai sonoramente.
Portai lo sguardo su Jacob, il quale ormai stava leccando a sua volta il sale dal collo della ragazza di prima. Feci un'altra smorfia disgustava. Aiden notò il mio sguardo puntato sul ragazzo.
Indossò un'espressione arrabbiata e irritata allo stesso tempo. «Non dirmi che vuoi ancora infilare la lingua nella bocca di quel maiale», sbottò, rivolgendomi il suo sguardo.
Fece una smorfia a sua volta non appena vide Jacob posare le sue labbra su quelle della ragazza. Si poteva vedere le loro lingue toccarsi.
Capii che avrei preferito morire anziché posare anche solo le labbra sulla bocca di Jacob. Era sudato e ubriaco. Sbuffai. «Direi di no.»
«Meno male», manifestò Aiden. Si mise davanti a me bloccandomi la vista su Jacob. Dovetti trovarmi la sua pelle nuda davanti. Una strana sensazione nello stomaco.
«Cosa vuoi?», domandai fingendomi irritata e cercai di svoltare lo sguardo, ma mi costrinse a portarlo sul suo viso prendendomi il mento tra le dita.
«Non volevo farti finire nei guai ieri», spiegò. Fece passare il pollice sulle mie labbra socchiuse: «Ma odio quando non mi si porta rispetto.»
Per un attimo mi scordai che eravamo circondati da persone. Cosa avrebbero potuto pensare se lo avessero visto toccarmi in quel modo? Mi stava solo sfiorando le labbra, ma mi parve un tocco molto più intimo.
«Bene, siamo in due», sbottai secca. «E il rispetto deve essere reciproco.»
«Io ti rispetto.»
Aiden sogghignò, mentre fece passare lo sguardo sulle mie labbra umide. Io lo guardai male.
«Devi imparare a non pensare a cosa potrebbe essere successo, Juliet. Se non ti è successo nulla di male è inutile sprecare il tuo tempo a tormentarti», pronunciò e ritornò serio.
Ed ecco che lui si era comportato da idiota e io lo stavo perdonando solo per il suo tocco. Dovevo smetterla. Era una dannata brutta influenza. Sì, una brutta influenza che ti ha fatto sentire viva come non mai.
«Non mi tormento, Aiden», ribadii.
Lui sghignazzò, a poco dal mio viso. «Come dici te, Juliet.»
Gli presi la mano con cui mi stava accarezzando le labbra in mano, in modo da scostarmela. Aggrottò la fronte confuso dal mio rifiuto del suo tocco.
«Le tue sembrano parole di un irresponsabile», ribadii in un sospiro. «E non mi piacciono.»
Abbassai lo sguardo per voltarmi. Aiden mi bloccò stringendo la sua mano sul mio polso. Mi tirò di schiena verso il suo petto e trattenni il fiato mentre sentii la sua mano stretta contro il mio ventre.
«Sono un irresponsabile felice, però», sussurrò Aiden nel mio orecchio, soffiando contro i capelli che si trovavano d'intralcio. «Tu non vuoi essere felice?»
Odiavo il fatto che annuii come d'istinto. Pendevo dalle sue labbra.