Capitolo 117

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Nonna con noi non cantava.
Piuttosto nonna ce le cantava.
Ce le cantava eccome.
A chiare note.
Con il trascorrere degli anni alla fine anche nonna sopraggiunse all'infelice ma inoppugnabile conclusione...
All'apice di ogni presunta o cospirata gradazione gerarchica, mio padre avrebbe disposto al primo posto, sempre e irrimediabilmente, la sua consorte adorata, l'impareggiabile Agata.
Ormai tutti ne avevamo acquisito un'acquiescente e biasimevole certezza.
A condanna di ciò, chi avrebbe giammai sentenziato a riscatto della nostra tutela?
Era del tutto evidente.
La nostra condizione, perennemente instabile, era gravosamente e minacciosamente sempre più in bilico.
A quale ciglio, ordunque, potevamo ancora appigliarci?
Eterno dilemma da indubbie risposte.
Tuttavia nonna era stata nettamente esplicita e diretta con Luciana e me.
Senza giri di parole e di mezze misure, ci fece francamente intendere che con lei non sarebbe stato più come prima.
Schietta e a muso duro, ci disse apertamente che lei era benintenzionata a risolvere e ad ascoltare ogni nostro libero sfogo o problema, tuttavia non era altrettanto bendisposta a discutere e a criticare il comportamento errato di mio padre.
Non l'avrebbe permesso a nessuno.
Tantomeno a noi, le sue nipotine.
Guai a chi avrebbe deturpato l'immagine del figlio.
Ma se Agata era il mio principale problema, e mio padre era strettamente legato ad Agata, come potevo non parlare di Agata senza poi non mettere in discussione la figura ambigua di mio padre?
Era totalmente impensabile.
Ma nonna era stata imperiosamente categorica..
"Non tirare mai in ballo" mio padre.
Suo figlio Sandro non doveva essere, per nessuna ragione, ma nominato.
Arrivati a questo punto, allora cos'altro potevo fare?
A quale santo potevo ancora appellarmi?
Nessuna ipotesi ma un'unica soluzione...
Lasciare casa il prima possibile.

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