Il suo nome era Maria Marta, preferibilmente chiamata da tutti Marisa.
Nata a Trani, bellissimo paese delle Puglia in provincia di Bari, la sua bellezza era tipicamente mediterranea: capelli neri, ricci, lucenti e grandi occhi castani, luminosi, splendenti.
Sempre sorridente e affettuosa, buona e disponibile, appariva agli occhi della gente come una creatura angelica e come tale era amata e adorata da tutti.
Insieme a mio padre gestiva una bancarella di frutta e verdura e come tutti i venditori ambulanti girava i mercati di zona alzandosi presto al chiarore dell'alba.
Sia con la pioggia che con la neve, sia con il caldo che con il freddo, sia con un'afa soffocante che con un vento pungente lei non perdeva mai una giornata di lavoro.
Questo mestiere era per lei molto importante perché oltre al contatto con le persone, al calore dei clienti, all'affetto che riceveva dalla gente e che quindi la gratificava, era l'unica fonte di guadagno per poter mandare avanti una famiglia composta da me, dai miei genitori, da mia sorella Luciana, e da mia nonna, la mia adorata nonna Lucia.
Forse sarà stato questo per cui,nonostante cominciò a sentirsi male, decise ugualmente di aiutare mio padre a lavoro per non lasciarlo solo, trascurando così la sua salute e permettendo al male di entrare nel suo corpo ormai fragile, per non uscirne più.
Quando finalmente si convinse di farsi curare era già troppo tardi.
La malattia, notevolmente avanzata, non dava speranza, la sua vita sarebbe stata breve.
Ricordo benissimo quel giorno.
Mia madre, accompagnata da mio padre, andò a farsi visitare per la prima volta da un dottore.
Era una stupenda e meravigliosa giornata di sole, la primavera era giunta alle porte.
I primi germogli, il canto dolce e soave dei passerotti, il volo libero di rondini danzanti in un cielo limpido e sereno, il tocco delicato del vento che dolce e leggero accarezzava la pelle... Se la terra stava nascendo qualcuno, invece, molto vicino a me, stava morendo.
Luciana, nonna Lucia ed io aspettavamo il loro ritorno sedute su una panchina di un giardinetto, di fronte ad una chiesetta del luogo.
Quando ci raggiunsero, mia madre era estremamente sconvolta.
Aveva pianto. Gli occhi erano lucidi, gonfi ed il viso era ancora bagnato dalle lacrime che non riusciva a trattenere.
Non parlava. Era terribilmente spaventata.
Sul suo volto una sola immagine era fermamente impressa, l'immagine tetra della paura.
Mio padre cercava di consolarla in tutti i modi possibili: l'abbracciava, l'accarezzava, le asciugava dolcemente le lacrime, poi volgendosi a noi ci disse: "La mamma è molto malata e per guarire deve andare in ospedale."
Io guardai immediatamente mia madre ed ingenuamente esclamai: "Mamma puoi morire?"
Lei, poverina, rimase in silenzio, mentre mio padre rispose: "Stai tranquilla Emily, la mamma non può morire, vedrai che appena starà meglio tornerà subito tra noi."
...Non fece più ritorno...
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L'Illusione di un padre
Fiksi UmumTRATTO DA UNA STORIA VERA. I NOMI SONO CAMBIATI PER PRIVACY. La vita, alla piccola Emily, non le ha mai regalato nulla. Le ha sempre tolto e mai dato. Orfana di madre alla sola età di 7 anni, molte cattiverie, avversità e costanti soprusi ha dovuto...
