Capitolo 97

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Ospite a casa mia.
Così mi sentivo.
Così Agata mi faceva sentire.
Non ero più padrona di nulla.
Nemmeno padrona dei miei pensieri e dei miei sentimenti.
Sentimenti ed emozioni che andavo ogni giorno ad affogare, insieme alle mie fluenti e calde lacrime, tra le pagine bianche del mio fedele e fidato Diario.
Un Diario segreto.
Sostegno e conforto, nel quale dare libero sfogo a tutte quelle mie ribollenti frustrazioni, scaturite da circostanze angoscianti di esperienze vissute.
Caro Diario.
Mio scrigno prezioso.
Compagno di vita e confidente leale.
Capace di saper ascoltare senza mai giudicare.
Più drammi che gioie.
Segreti...
Solamente segreti.
E come tali non andavano letti.
Appartenevano soltanto a me.
Saldamente ancorati.
Erano gran parte di me.
Le mie confessioni.

...
Ricordo che avevo fatto di tutto per preservare il mio Diario da sguardi indiscreti.
Lo nascondevo spesso, metodicamente.
In posti più svariati e impensabili.
Ma la stanza era quella.
Quattro mura di intonaco circoscritte ad un'area grezza e scarsa di arredi.
Agata, perspicace come era, innegabilmente l'avrebbe facilmente scovato.
E accadde esattamente così.
Scoperto, sottratto, rubato.
Si trattava di un vero e proprio sopruso.
Un sequestro meschino.
Astruso atto del tutto ingiustificabile.
A chi potevo rivolgermi adesso?
A chi confidare le mie sensazioni?
Mi sentivo completamente persa e confusa.
Ancora una volta sconfitta e umiliata.
Ma ogni azione di Agata, inconfutabilmente biasimevole, rappresentava per me saggezza di vita.
Da Agata apprendevo ogni giorno un'ulteriore lezione dedita alla sopravvivenza.
Pregi e difetti, le sue non virtù, mi insegnavano a crescere.
Ma soprattutto a non diventare il plasma di quell'essere malvagio, incarnato nel falso ruolo materno, identità di una figura enigmatica...
Agata.

*lesson number one*
Non lasciare mai nulla al caso.
Anticipare gli eventi, per non ritrovarmi poi irreparabili sorprese.
Di quel giorno imparai proprio questo.
Non dovevo lasciare nulla, quello a cui più ci tenevo, in balia di espedienti e barbarie macchinate da Agata.
Avrei portato tutto e sempre strettamente con me.
Tra le tasche fonde e discrete del mio consumato, ma inseparabile e sicuro, modesto zainetto.
Piccoli oggetti di poco valore, ma che per me valevano tanto.
Come meritavano tanto tutti i miei ricordi, i miei pensieri, le mie emozioni.
Tutt'insieme uniti.
Accuratamente rifugiati nella mente, nell'animo, nel mio cuore.
Il quale cuore, e questo era certo, Agata non avrebbe mai, e sottolineo mai, ottenuto la chiave.

L'Illusione di un padreLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora