Tra infinite incertezze e costanti perplessità, i racconti di mio padre riuscivano in qualche modo a placare il mio animo inquieto.
Non era solito soffermarsi a parlare con me.
Era spesso silenzioso, taciturno, pensieroso.
Averlo vicino a me era già una grande conquista.
Sentirlo vicino a me, anche per brevissimi istanti, mi faceva stare bene.
L'affetto, il suo calore, i sorrisi, le sue parole, mi erano sempre di grande conforto.
La sua presenza, anche di pochi momenti, era fondamentale.
Ma questo, mio padre, sicuramente nemmeno lo percepiva.
Dopo due giorni di cure restando a casa, il terzo giorno ritornai a scuola.
Il medico aveva avuto perfettamente ragione.
Nessuno si era accorto di nulla.
Tranquilla e serena rientrai in classe.
Con i miei compagni ripresi le consuete lezioni scolastiche.
Ma d'un tratto bussarono alla porta.
Era la bidella che chiedeva di me.
Lo sapevo.
Giustamente mi toccava.
Era giunto il momento per me di sottopormi all'esame anti pidocchi.
Entrai all'interno della sala medica molto fiduciosa.
Ero ormai sicura che nulla di sgradevole e imbarazzante mi sarebbe capitato.
Rassicurata da tali confortevoli premesse, convinta che alla fine sarebbe andato tutto bene, mi accomodai beata su una poltrona posta al centro della stanza.
Intanto lì, nell'attesa che sopraggiungesse il medico della scuola, mi predisposi, naturalmente nel modo più corretto ed educato, all'inevitabile controllo.
Appena il medico giunse nello studio, senza perdere tempo, cominciò subito ad esaminarmi minuziosamente.
Osservò accuratamente ogni singolo capello.
Analizzò in maniera dettagliata ogni millimetro di cute.
E dopo aver scrutato con cura tutti gli spazi della mia testa, emise finalmente il tanto sospirato e desiderato verdetto:
"Tutto ok! Nessuna traccia di animaletti. Puoi ritornare in classe!"
Rincuorata e riscattata dal giudizio conclusivo, sollevai il capo e prontamente, senza indugio, lo rivolsi verso l'uscio della stanza.
E lì, dinanzi all'uscita, senza farsi sentire, zitte e inerte per non farsi beccare, sostavano due mie compagne di classe.
Silvia e Sonia.
Le più belle tra le belle.
Le più carine e corteggiare di tutta la classe.
Le più graziose e graziate di tante bambine.
Attonite e stupite mi fissavano ostinatamente.
Incuriosite e meravigliate, mi osservavano con insolita attenzione.
Ebbene, accadde quello che non avrei mai voluto che accadesse.
La porta era stata dimenticata aperta.
Turbata da tale circostanza, intimidita dalla loro presenza, riabbassai rapidamente lo sguardo.
Ero davvero imbarazzata.
Purtroppo mi avevano scoperto.
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L'Illusione di un padre
Ficção GeralTRATTO DA UNA STORIA VERA. I NOMI SONO CAMBIATI PER PRIVACY. La vita, alla piccola Emily, non le ha mai regalato nulla. Le ha sempre tolto e mai dato. Orfana di madre alla sola età di 7 anni, molte cattiverie, avversità e costanti soprusi ha dovuto...
