Capitolo 99

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Il tempo scorreva veloce e l'esigenze di adolescente, ricco di prospettive, acceleravano di pari passo.
Esigenze, desideri, richieste.
Per taluni realizzabili.
Per me più che impossibili.
Sfuggenti.
Agata non era certo quella sorta di santa che mio padre aveva più volte mitizzato.
E non era nemmeno quella creatura divina che lei, di proposito, tante volte ostentava.
La mia matrigna era il diavolo in persona.
Una serpe adulatrice che, approfittando delle debolezze altrui, si prendeva gioco di chiunque venisse da lei tentata.
Vezzi ammalianti che, inverosimilmente, abbindolavano spesso anche me.
Era facile cedere alle sue inaspettate lusinghe.
Affabile, accomodante, una parola carina e mi ritrovavo, inconsciamente, adescata alla sua squilibrata rete.
Prigioniera inebetita di ogni sua presumibile logica.
Agata sapeva bene in quale modo blandirmi ed io, affamata d'affetto, come una stolta inebriata, ci cascavo sempre.
D'altronde cercavo solo affettuosità.
Amore sincero.
Ma quello che Agata mi dava, non era mai un amore sentito e vero.
E ad ogni suo biasimevole inganno, nelle vesti di una madre affettuosa, corrispondeva poi una successiva e dolorosa afflizione.
Profonde ferite che ancora tutt'oggi sopporto e fatico a rimarginare.

...
«Sandro, tua figlia ha urgentemente bisogno di scarpe e vestiti nuovi!»
E poi, rivolgendosi amorevolmente a me, radiosa diceva:
«Tesoro, oggi ci dedicheremo interamente ad una giornata completa di solo shopping.
Solamente io e te. Sei contenta?»
Cosa risponderle.
Ovvio che ero contenta.
Potevo mai rinunciare ad un'offerta così gradevole ed invitante?
Certo che non potevo!
Sarebbe stato da pazzi.
Plagiata da false moine, offuscata del tutto la mente, ignoravo e non udivo il singhiozzare straziante di mia sorella Luciana.
Nell'altra stanza, in lacrime, distesa sul letto e con il capo sotto il cuscino.
Era questo l'infelice quadro dispotico dipinto dalla psiche malata di Agata.
Il suo principale obiettivo era proprio quello di metterci usualmente contro.
Attizzare odio dove, in realtà, odio non c'era.
Ma in balia dei pochi istanti felici, eludere dal resto del mondo circostante era questione di attimi.
Ed io a malincuore, mio malgrado, seppure egoisticamente, da quelle scheggie di folgoranti attimi non intendevo assolutamente sfuggire.

L'Illusione di un padreLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora