Si davano tutti un gran da fare.
Chi più, chi meno.
Collaboravano e contribuivano in casa come meglio potevano fare.
Se gli uomini lavoravano fuori, le donne si affaccendavano in casa.
E in casa di donne non mancavano di certo.
Perfino le nipotine di Agata sembravano quattro piccole donnine, cresciute troppo in fretta per norma di cose.
Anche loro, come gli altri, svolgevano ed eseguivano mansioni regolarmente.
E regolarmente lo facevano con dovuta perfezione, tutti i giorni.
La figlia più grande, che aveva la mia stessa età, si occupava principalmente delle pulizie della sala da pranzo.
La terzogenita, che aveva la stessa età di Luciana, si occupava della stanza da letto.
Entrambe si prestavano pure alle cure e alle attenzioni delle sorelline più piccole.
Ogni mattina, mentre la madre usciva per fare la spesa o per sbrigare altre faccende giornaliere, esse si alzavano senza fretta, si lavavano, facevano colazione, guardavano i cartoni animati e poi, solo infine, davano inizio alle attività domestiche.
Non certo a quelle scolastiche.
Cosicché, dopo un allettante piacere, davano vita a un dovuto dovere.
Sollevavano sedie, spostavano mobili, spazzavano a terra, lavavano, spolveravano, rendevano il tutto, con un semplice tocco, splendidamente lucido e lindo.
Si occupano anche della lavatura dei piatti e della pulizia del bagno.
Non facevano nulla di imposto o obbligato.
Tutto avveniva da loro deliberatamente con naturalezza e normalità.
Per loro era come un gioco.
Non avendo giocattoli, giocavano al ruolo di mamma.
"Mamma", dolcissimo suono a sentirsi.
È vero, non possedevano molto, ma per me esse possedevano molto di più.
Esse avevano una loro mamma, mia sorella ed io no.
E la loro mamma era sempre carina e affettuosa con loro.
Più che una madre sembrava un'amica, una zia, la sorella maggiore.
Anche con Luciana e con me si mostrava sempre gentile e cortese.
Come tutti i famigliari del resto.
Unica eccezione, era la madre di Agata, "la vecchia".
Spesso ammusonita, proprio come Agata, difficilmente si rallegrava con noi.
A dir la verità non rideva mai.
A mio vedere, unica persona che la faceva ogni tanto sorridere era mio padre.
Ma chi poteva resistere alle battute di mio padre?
Nemmeno una donna dura, acida e bisbetica come lei.
Era una vera arpia.
Avida e avara a tal punto di mettere un lucchetto al telefono e capace di controllare ogni tuo passo e movimento.
Tuttavia, almeno in quel giorno che per la prima volta la incontravo, si dimostrò, o per lo meno si sforzò di dimostrarsi, gentile e disponibile con noi.
Sinceramente quel giorno tutta la famiglia di Agata cercò di mostrarsi gentile e disponibile con mia sorella e me.
Sorrisi, carezze.
Simpatici e festosi cercarono di rallegrarci, tranquillizzarci, rassicurarci, rasserenarci.
Chi in un modo, chi in un altro, avevano fatto di tutto per metterci a nostro agio.
Ero davvero compiaciuta per i loro gesti così sinceri.
Ci accolsero in maniera carina e affettuosa.
Non me l'aspettavo.
Mi aspettavo piuttosto un atteggiamento freddo, distaccato, indifferente.
Così era solita mostrarsi Agata con noi.
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L'Illusione di un padre
Fiction GénéraleTRATTO DA UNA STORIA VERA. I NOMI SONO CAMBIATI PER PRIVACY. La vita, alla piccola Emily, non le ha mai regalato nulla. Le ha sempre tolto e mai dato. Orfana di madre alla sola età di 7 anni, molte cattiverie, avversità e costanti soprusi ha dovuto...
