Capitolo 101

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Agata era esattamente così.
Perfetta stratega.
Abile manipolatrice.
Capace di apparire come Angelo Divino, quando tutt'altro non era che una cattiva erbaccia da estirpare fino alla radice.
Ma come era suo solito fare, Agata riusciva sempre a farsi credere.
Immancabilmente.
E noi fiduciosi, immutabili creduloni, alle sue losche esche abboccavamo sempre.
Tante lusinghe da parte mia.
Onori e plauso da tutti i negozianti.
Festa ed ovazione da parenti, nipoti e tanti amici.
Agata rendeva tutti appagati e felici.
Toglieva tanto a noi per regalare molto agli altri.
Ma non era di certo un atto di generosità il suo.
Ad ogni magnanimo gesto corrispondeva sempre una travisata fine.
Acquistando vestiti, Agata faceva credere a mio padre quale brava moglie avesse sposato.
A noi figliastre, quale buona madre avessimo acquisito.
E a tutti gli altri, parenti e amici compresi, quale persona caritatevole avessero trovato.
Deprimente tutto ciò.
Ma accadeva esattamente così.
Gratificata lei, sbeffeggiate noi.
Di tutto ciò che a bizzeffe ella donava, la maggior parte di questi apparteneva a noi.
Sottratti da Agata in maniera fredda e insensibile.
A nostra insaputa.
Ma mio padre, in questo contesto così scombinato e decisamente opprimente, aveva mai fatto sentire la sua voce?
Si era mai fatto valere?
Era mai riuscito ad opporsi e ad ammonire le gesta riprovevoli della mia ripugnante matrigna?
Purtroppo, con il trascorrere del tempo, mio padre era sempre meno presente.
C'era e non c'era.
E se c'era, la sua presenza evidente era palesemente evasiva.
Onestamente non fu sempre stato così l'atteggiamento ambiguo di mio padre.
Al principio della nostra convivenza con la giovane matrigna, quando nonna Lucia abitava ancora con noi, mio padre prestava un occhio sempre attento e vigile nei nostri confronti.
Subito pronto a parteggiare con noi in situazioni che, sempre più spesso, apparivano particolarmente burrascose.
E consolidarne i rapporti, non ne era sicuramente opera facile.
Agata veniva rimproverata di frequente e severamente da mio padre.
Impresa realisticamente inutile e illusoria.
Testarda e tenace, di indomabile indole, non accettava ricevere alcuna strigliata da parte di nessuno.
Tanto meno da parte di mio padre.
Nessuna lezione di vita.
Nessuna morale.
Inflessibile caparbia come non mai, non si piegava davanti a niente.
Voleva avercela vinta sempre e costantemente lei.
E alla fine, come da copione, era sempre lei ad uscirne vincente.

L'Illusione di un padreLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora