Steve
"Cos'hai al collo?"
Mi aveva chiesto la mattina seguente, dopo essere passata a portarmi la colazione, e io non sapevo cosa risponderle, perché in realtà non volevo dire la verità.
Avevo il collo arrossato, segni che facevano pensare a una violenza.
E dopo quello che era accaduto con mio padre, la mia gola era infiammata, e la mia voce quasi non c'era più.
Come avrei potuto dirle che l'uomo che amava, di notte mentre lei dormiva, e io stavo per tornare nel mio appartamento mi aveva messo le mani addosso.
In un modo crudele, spietato, con uno sguardo che non traspariva niente, oscurità, ipocrisia, indignazione per un figlio gay.
"Sono finito dentro una rissa per difendere Alex, il ragazzo a cui do le ripetizioni."
Le mentii.
E lo sapevo che molto probabilmente era un errore, perché non parlando non avrei potuto battere la ferocia di mio padre.
E molto probabilmente se quel giorno le avessi detto la verità, oggi sarebbe qui con me.
Le avrei presentato Cameron, e saremmo andati insieme a mangiare il gelato.
E sono più che sicuro che lui gli sarebbe piaciuto, perché lei i miei occhi li ha sempre guardati dall'interno, e avrebbe visto che con Cam mi piace davvero starci.
Per quanta paura io abbia di mandare tutto all'inferno da un momento all'altro, per quanto rotto sia il mio cuore, e per quanto dolce e delicato sia il suo... io quel sentimento di libertà, di leggerezza, di felicità, lo voglio sentire ancora e ancora, fino a quando mi farà provare altre emozioni.
Mia madre non mi aveva creduto molto, però non le sarebbe nemmeno lontanamente passato per la testa che potesse essere stato il suo Luis.
Per quanto sapesse che non nutriva molta simpatia per l'omosessualità, ma io ero suo figlio.
Vero, mamma?
Quindi non mi avrebbe mai messo le mani addosso.
E non credeva che avessi fatto parte a una rissa, perché sapeva che io quando si trattava di queste cose, ne restavo fuori. Ma sapeva anche che quel ragazzino l'avevo visto crescere, e per quanto non dimostrassi che ci tenessi, immaginava che mai mi sarei fatto i fatti miei se qualcuno avesse avuto brutte intenzioni verso di lui.
Quindi poi, non aveva fatto più domande, mi portò dal medico per controllare la gola, e appunto come pensavo io era infiammata da morire.
Da quel giorno rivolgevo la parola a mio padre solo per non dare a vedere a mia madre che in realtà ormai ero terrorizzato da quell'uomo.
Una piccola parte di me però... sapeva che si accorgeva che non era tutto al posto giusto, e alle volte mi poneva domande un po' a trabocchetto.
"Come va con tuo padre?"
Oppure.
"Va bene con papà?"
Che poi le domande erano simili fra loro, però lei era una psicologa e sapeva bene come scavare in profondità una mente.
L'unica cosa a darmi pace era che io non abitavo più in quella casa, e quindi non ero costretto a vederlo molto spesso.
Quelle poche volte però in cui eravamo insieme nella stessa stanza, avevo l'ansia che potesse picchiarmi.
Cameron mi sta tenendo per mano in mezzo la strada, senza aver paura che qualcuno ci possa picchiare da un momento all'altro.
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"L'Angelo e il Diavolo"
ChickLitE fu così che il diavolo s'innamorò dell'angelo, senza accorgersi che in realtà tutto quell'amore non l'aveva mai provato. Manipolato, avvinghiato a esso. Un po' come il diavolo prova a resistergli, abbagliato da quella luce che non ha mai visto. Un...
