Brindiamo cap. 124

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Steve

Io e mio padre siamo a tavola.

Ha cucinato molte cose buone.

Sono due settimane che mangio il cibo che mi passava l'ospedale, e stavo già iniziando a pensare che non avessi più il senso del gusto.

Diciamo che il mangiare dell'ospedale non è buonissimo, e non vedevo l'ora di poter mettere dentro la mia bocca del cibo vero.

Poi mio padre è un ottimo cuoco.

«Chi ti ha insegnato a cucinare?»

«Guarda che non tutti gli uomini sono una frana in cucina.»

«Come sei simpatico, mi sembra di averti già detto che ho imparato, certo sono pigro e non ho mai voglia, e quindi compro già cose pronte che bisogna solo scaldare, ma ho imparato, non sono bravissimo, ma so fare qualcosa.»

«Okay, ma non mangerò mai del cibo che hai fatto tu!»

Gli faccio le smorfie, e lui ride.

«Te l'ha insegnato tua madre?» Non appena pronuncio quel nome, mio padre si irrigidisce notevolmente.

Ora che ci penso non so neanche chi siano i miei nonni.

Lui non li ha mai nominati.

So solo che non ci sono più.

«No, ho imparato da solo.»

«Ma è impossibile.»

«Non è vero, se ti impegni riesci a fare tutto.»

«Cavolo, adesso ti metti pure a darmi consigli?»

«Credo sia un'altra di quelle cose che dovrebbe fare un padre.»

Già, ma a me non ha mai dato nessun consiglio.

«Fai sul serio, eh.»

«Sì, Steve, pensavo lo avessi capito.»

Metto una cucchiata di riso fritto in bocca, e improvvisamente mi sento in paradiso.

C'è il sale.

Ha sapore.

«Mamma mia... papà, è buonissimo.»

Assaggio una delle salse.

E anche questa ha sapore, e tutto così buono, e mi rendo conto di aver più fame di quello che credevo.

E poi si siede pure lui.

«Steve, sembri un morto di fame.»

«Ssh, la tua voce mi distrae.»

Lui ride, e apre due bottiglie di birra, e una me la mette vicino.

«Papà.»

«Zitto, la tua voce mi distrae dalla cena.»

«Parlerò comunque. Domani sai che mi devi accompagnare da Cameron, vero?»

«Ti do solo due ore, se fai tardi non ti faccio più uscire.» So che sta scherzando, ma sembra così terribilmente serio.

«E se ritardo mi togli l'occorrente da disegno?»

«Mi sembra ovvio!»

Afferro la bottiglia e la alzo verso la sua direzione.

«Brindiamo, papà.»

«A cosa vuoi brindare?»

«A quello che abbiamo adesso, e anche al futuro che verrà.»

Mi guarda due secondi, e poi la alza anche lui.

«Va bene, Steve, brindiamo.»

E dopo aver brindato, beviamo entrambi dalla bottiglia.

"L'Angelo e il Diavolo"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora