Cameron
Peso di piombo sul cuore.
È questo che mi ha lasciato, quando a passo veloce è andato via, senza dirmi niente, senza lasciarmi nessuna spiegazione.
Avevi paura, ma per cosa?
Mi ha detto che non poteva stare lì, che non avrei dovuto farlo.
Perché?
Cosa ho mai fatto di male, mi stavo solo preoccupando per lui, è come se non sapesse il significato di questa parola, è come se nessuno lo avesse mai fatto prima, e di conseguenza non è abituato.
A volte vorrei pregarlo di lasciarsi andare, di essere sincero con me, vorrei sentirlo parlare, ma sul serio.
Raccontami di te.
Ma chi sono io alla fine? Niente, per lui io sono niente, l'ha esternato lui a voce alta, con il suo solito sguardo di ghiaccio, e con la sua voce ferma, intensa e terrificante.
E non lo sa, non sa quanto mi abbia ferito con quelle parole, non sa che di notte non ho chiuso occhio. Ripensandoci e ripensandoci ho finito per alzarmi dal letto smaniando qua è là, e poi mi sono deciso a uscire, a cercare risposte nel quartiere più buio della California, proprio come stasera.
E ho incontrato lui, disteso su una panchina, e sono andato lì, l'ho guardato, puzzava parecchio di alcol, ho creduto che gli fosse successo qualcosa di brutto.
Il mio cuore ha iniziato a pulsare sul mio petto. Gli ho dato parecchi colpetti, l'ho chiamato, ma non rispondeva, non reagiva, Perciò ho pensato di caricarlo in macchina, per fare cosa non lo so. Purtroppo non riuscivo a pensare in quel momento, ho agito portandolo in auto e basta.
Mai mi sarei aspettato che si svegliasse così agitato, mai avrei immaginato che mi urlasse addosso parole che non riuscivo a capire.
Cosa volevi dirmi, Steve?
Peso di piombo, cuore a digiuno, paura, incomprensione, vuoto, oblio, sono caduto. Il mio cuore si è frantumato, lui si è portato un pezzo di me quando è andato via. In mezzo a una strada l'ho visto correre, ed è scomparso facilmente, e l'ho guardato fino a quando non si vedeva più.
L'ho pregato, l'ho fatto, lo rifarei ancora, lo avrei fatto a vita, se solo fossi riuscito a non farlo andare costantemente via da me.
E poi non ho più aperto bocca, è riuscito a zittirmi, l'ha fatto con la strategia più brutta che potesse usare nei miei confronti, mi ha completamente ferito, consumato senza muovere un dito.
Sono solo in questa stanza buia, la luna riflette sulla mia finestra. A lui piacerebbe stare lì fuori a osservarla, si sentiresti in pace, gli verrebbe un'idea per uno dei suoi disegni. Io invece per quanto bella possa essere la luna piena, guarderei solo Steve.
Io preferirei sempre guardare lui, in qualsiasi circostanza guarderei quel ragazzo. Non so per quale motivo, non lo conosco, o semplicemente troppo poco, però mi sembra di conoscerlo da sempre.
Come se in un'altra vita lo avessi già incontrato, ma in verità non ne esiste un'altra, e cosa più importante non c'è un altro Steve.
Potrei cercare ovunque, in altre città, mai nessuno mi farebbe pensare a lui.
Non è comune, non è la copia di nessuno, lui è lui, con i suoi modi strafottenti, con la sua voce indimenticabile, con i suoi occhi chiari, che in realtà di chiaro non hanno niente. Un abisso, un mare agitato, sporco, ma bello allo stesso tempo, le sue iridi sono tutto questo, inspiegabili, non li puoi spiegare, basta guardarli per capire.
Steve non si accorge di quanto può essere penetrante, non sa quanto può sconvolgere la vita delle persone che lo circondano.
In bene o in male?
Poco mi importa se mi fa male, poco mi importa se mi fa bene, io non riesco, io non voglio tenerlo lontano per nessun motivo.
«Camy bello, cosa ci fai sveglio a quest'ora?» La guardo, è assonnata, porta una cuffia sulla testa per tenere su la piega. Ha il trucco rovinato, il viso stanco, ma potrei giurare che è bella da morire anche in questo stato.
«Non riesco a dormire, tu?» Deve aver avuto anche lei una brutta serata, glielo si legge in faccia, è triste, la conosco troppo bene per non accorgermene.
«Che dire, Camy.... ho da poco scoperto che Tyler mi ha tradita...» Kloe è sempre stata al mio fianco. Io ho dieci anni in meno di lei, si è sempre presa cura di me come se fossi il suo fratellino minore. Mi cambiava i pannolini, mi portava a scuola quando mia madre non poteva, non si perdeva una recita scolastica. Mi ha visto crescere, cambiare, piangere, ridere, sognare, in tutto questo però, non le ho ancora parlato di Steve.
Tu sei difficile da spiegare.
«Cosa?! Devo picchiarlo?» Crescendo anche io ho iniziato a prendermi cura di Kloe, quel bambino che ha cresciuto adesso è diventato il doppio di lei, sarei davvero capace di picchiare chiunque provi a farle del male.
Mi ricordo come fosse ieri che mia madre mi presentò questa ragazza con i capelli rossi, sorridente e molto responsabile.
Kloe non è cambiata poi così tanto, porta sempre i capelli sciolti, afferma di stare male con la chioma raccolta, e non sa quanto si sbaglia, le risaltano gli occhi verdi, grandi e dolci.
La pelle bianca che non si abbronza mai per via dei chili di crema solare che si spalma per non bruciarsi.
Lei è bella da morire sempre, truccata, senza trucco, con i capelli arruffati, con il mascara colato, come adesso, lei è arte allo stato puro.
«Non devi picchiare proprio nessuno, non voglio parlarne adesso. Volevo parlare di te, sei distaccato dal mondo intero ultimamente.»
Nelle ultime due settimane ho passato più tempo a osservare Steve, a cercare in tutti i modi di attirare la sua attenzione su di me.
«Sei andato in cerca del tuo barista anche stasera?» Questa è la dimostrazione che alle volte non serve parlare per farsi capire.
Kloe ci ha visto lungo, in realtà non cercavo risposte, è lui che stavo cercando, nel buio di un quartiere che mi ricordava i suoi occhi.
«Ma perché ti sei fissata con quel barista?» Lo nomina spesso quando mi parla, come se cercasse una reazione da parte mia, come se aspettasse che fossi io a raccontarle di lui.
«La domanda è perché tu ti sei fissato con quel barista?» Vorrei davvero avere una risposta a questa domanda, ma in realtà non ce l'ho.
Non chiedermi nient'altro Kloe.
«Deve essere speciale per avere il tuo interesse.»
La verità è che Steve è davvero speciale da morire.
Quindi sì, lo è, ma non perché è diverso dagli altri, perché mi scombussola la pancia, le famose farfalle allo stomaco, che in realtà sono bruchi con la forza di un rinoceronte.
Steve ti entra dentro con prepotenza, senza chiedere il permesso, succede e basta.
E lui che vorrebbe starsene sempre in disparte, odia tutta questo.
Quindi, Steve insegnami, dimmelo tu come funziona, con te non voglio più sbagliare.
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"L'Angelo e il Diavolo"
ChickLitE fu così che il diavolo s'innamorò dell'angelo, senza accorgersi che in realtà tutto quell'amore non l'aveva mai provato. Manipolato, avvinghiato a esso. Un po' come il diavolo prova a resistergli, abbagliato da quella luce che non ha mai visto. Un...
